Fondazione Pavone, Patriciello prepara l’appello
E’ stato condannato per abuso d’ufficio insieme a Pietracupa, Melaragno, Di Renzo e don Di Tella. Assolto Di Vico
“Il Tribunale di Campobasso ha adottato una sentenza che non mi convince e che non ricostruisce la successione effettiva dei fatti che risalgono al lontano 2003”.
Così, attraverso una nota inviata alla stampa, l’eurodeputato Aldo Patriciello commenta la condanna ad un anno e sei mesi di reclusione inflittagli dal collegio di giudici del Tribunale di Campobasso, al termine del processo per le vicende connesse all’acquisizione da parte del Neuromed della Fondazione Pavone di Salcito. La stessa pena è stata stabilita per Mario Pietracupa, Consigliere regionale e cognato di Aldo Patriciello, per Erberto Melaragno, presidente dell’Istituto Neuromed che appartiene alla famiglia del deputato Europeo e per Giovanni Di Renzo, dirigente della Regione Molise. Per don Orlando Di Tella la condanna è lievemente superiore: un anno e dieci mesi. Secondo i giudici, Michele Russo, Maria Libera Rinaldi e Laura Scarlatelli, gli imputati Patriciello, Pietracupa, Melaragno e Di Renzo, sono responsabile di abuso d’ufficio mentre don Orlando Di Tella è responsabile anche della violazione dei sigilli posti alla struttura sanitaria di Salcito. Sono cadute, invece, le altre due accuse, ovvero malversazione e abuso edilizio perché il fatto non sussiste. Dal processo esce pulito Sergio Di Vico, dirigente della Asl di Campobasso, assolto con formula piena poiché sono cadute tutte le accuse. Ora si attende l’appello. “La decisione esclude che avrei concorso in una truffa a danno della Regione e stabilisce, al tempo stesso, che avrei, come privato cittadino, concorso nell’abuso d’ufficio che si assume commesso da un dipendente pubblico – afferma Patriciello – . Costui avrebbe, a parere dei giudici, rilasciato una autorizzazione sanitaria necessaria al funzionamento della struttura di Salcito adottando una sorta di presunto favoritismo. Autorizzazione che, ironia della sorte, è stata concessa dopo ben tre anni e mezzo dalla richiesta e solo dopo ricorsi al Tar Molise e numerose denunce alla Procura della Repubblica di Campobasso e Isernia, oltre a molteplici diffide a provvedere ad una legittima istanza. Ebbene – prosegue ancora Patriciello – vorrei precisare, che in casi analoghi, prodotti e documentati in sede di giudizio, tali autorizzazioni sono state rilasciate in un tempo assai ridotto: da un giorno fino a massimo tre, quattro mesi. Tuttavia, sempre nel massimo rispetto della sentenza emessa dal tribunale, al cui esame gradirei sottolineare non mi sono mai sottratto con costante presenza in udienza, rinunciando ad avvalermi della mia funzione di europarlamentare per scongiurare periodici rinvii – conclude Patriciello – auspico un tempestivo deposito della sentenza per consentire ai miei legali di predisporre immediato appello e scongiurare così l’alto rischio di prescrizione del quale non intendo assolutamente avvalermi. Ho intenzione, infatti, di percorrere l’intero iter giudiziario, consapevole di essere estraneo anche rispetto a quest’ultima e marginale accusa”.

















