Cattolica di Campobasso, nuovo primato
E’ uno dei primi Centri al mondo ad utilizzare l’innovativa metodica VMAT per il trattamento dei tumori
Il Centro di Ricerche e Formazione dell’Università Cattolica di Campobasso, diretto dal professor Savino Cannone, è uno tra i primi Centri al mondo ad utilizzare la tecnica Oncentra-VMAT per il trattamento dei tumori con Radioterapia, lo afferma la rivista scientifica internazionale “MedicalPhysicsWeb” in un articolo apparso sull’ultimo numero.
La tecnica VMAT, un acronimo per Volumetric-Modulated Arc Therapy, è una innovativa metodica per il trattamento radioterapico che permette di trattare con estrema precisione i pazienti affetti da cancro.
Il dottor Savino Cilla, Fisico Medico dell’U.O.C. di Fisica Sanitaria, ha effettuato diversi studi e ricerche, arrivando alla conclusione che la tecnica VMAT è in grado di produrre significativi e sostanziali vantaggi per il paziente rispetto ai trattamenti convenzionali (3D-CRT) e ai trattamenti a modulazione di intensità tradizionali (IMRT). Sulla base di tali risultati, i nuovi trattamenti VMAT sono stati introdotti nella pratica clinica dall’equipe condotta dal professor Alessio Morganti, direttore dell’U.O.C di Radioterapia e dal professor Angelo Piermattei, Direttore dell’U.O.C di Fisica Sanitaria
Ad oggi, otto pazienti con tumori del distretto testa-collo hanno ricevuto il trattamento con metodica VMAT. Due pazienti con tumori della prostata e due pazienti con tumore del retto sono in trattamento. Inoltre, sono in fase di pianificazione i trattamenti di alcuni pazienti con tumore anale.
Lo staff medico e fisico ha registrato che la tecnica VMAT è risultata vantaggiosa in termini di risparmio di dose agli organi sani, ed ha significativamente ridotto i tempi di trattamento da circa 15-20 minuti a meno di 5 minuti. Questi risultati possono portare a progressi clinicamente significativi nella gestione di molti tipi di tumore. Oltre al positivo impatto sul comfort del paziente e sul carico di lavoro clinico, la riduzione del tempi di trattamenti riduce anche la possibilità di movimenti d’organo durante il trattamento stesso, aumentandone l’accuratezza.
“L’Università Cattolica di Campobasso conferma la vocazione all’eccellenza: un’intensa attività di ricerca strettamente collegata alla pratica clinica determina un continuo miglioramento della qualità assistenziale, così possiamo offrire ai numerosi pazienti molisani e di tutto il centro sud le migliori cure possibili.” afferma il professor Savino Cannone Direttore del Centro “ogni giorno arrivano pazienti da ogni parte d’Italia, quasi la metà non sono molisani. Una missione che portiamo avanti dal 2003, in pochi anni di attività sono stati raggiunti risultati significativi, riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. In Molise abbiamo investito le nostre migliori energie e risorse; vogliamo continuare in questa direzione, facendo crescere sempre di più la nostra amata terra” conclude il Direttore.
Dalla radioterapia conformazionale alla VMAT
Le tecniche radioterapiche tradizionali (3D-CRT) prevedono che i fasci di radiazione “colpiscano” il tumore usando un certo numero di traiettorie, in genere da una a 5-7. In questo tipo di radioterapia possiamo immaginare il tumore come un bersaglio che viene colpito da poche limitate postazioni in ognuna delle quali è presente un cecchino. Ogni cecchino colpisce a turno il tumore con un solo proiettile. Il limite di dose al tumore (ossia l’intensità del “colpo” che ogni cecchino può sparare) è dato dalla presenza di organi sani sulle traiettorie dei fasci di radiazioni (“i proiettili”) che devono essere risparmiati quanto più possibile dall’irradiazione. Trattamenti di questo tipo durano tipicamente alcuni minuti.
Negli ultimi anni, in radioterapia, la novità più rilevante è stata l’introduzione della radioterapia ad intensità modulata (IMRT), una tecnica che ha permesso di curare più efficacemente, e con minori effetti collaterali, molti tipi di tumori. In questo tipo di tecnica il tumore viene ancora colpito da poche limitate postazioni, ma ora in ognuna di esse vi sono 10-15 cecchini che colpiscono il tumore in modo differenziato e selettivo. Alcuni cecchini colpiscono solo alcune zone del tumore con molta più intensità (“con proiettili più potenti”), mentre altri cecchini sono attenti a non colpire gli organi sani adiacenti o contigui al tumore. In ogni caso tutti i cecchini (che ora sono alcune decine) coordinano tra loro le intensità dei proiettili in modo da massimizzare il danno al tumore e minimizzare quello agli organi sani. Il risultato è una distribuzione di dose al tumore che ora è molto più conformata a quest’ultimo (come fosse un vestito che gli si adatta qualunque forma o dimensione il tumore possa avere). Questa tecnica IMRT presenta numerosi vantaggi. In primo luogo consente di risparmiare significativamente l’irradiazione ai tessuti sani, migliorando notevolmente la tolleranza al trattamento. In secondo luogo, permette una aumento della dose al tumore (strategia detta “dose escalation”) con conseguente aumento del controllo locale della malattia. Infine consente di irradiare simultaneamente più bersagli a diversi livelli di dose con notevoli vantaggi dosimetrici, radiobiologici e gestionali. Tale tecnica è stata introdotta alla Cattolica di Campobasso nel 2003 e viene oggi utilizzata di routine nel trattamento dei tumori del testa-collo, del cervello, della prostata, della mammella, della pleura, e dopo l’intervento in alcuni tumori dell’utero. Il prezzo da pagare per tutti i precedenti vantaggi forniti dalla tecnica IMRT è la durata del trattamento, che invece dei tradizionali 5 minuti, richiede ora tempi che vanno dai 10 ai 20 minuti. E’ ovvio quindi che il numero di pazienti che possono giovarsi di questa tecnica è relativamente ridotto, nonostante l’impiego intensivo delle apparecchiature.
Infine, con la emergente tecnica VMAT, il tumore è completamente circondato da 360 cecchini che colpiscono il bersaglio in rapida successione uno dopo l’altro nello spazio di poche decine di secondi. I cecchini in posizione migliore (che “vedono” solo il tumore) sparano proiettili più potenti, mentre quelli in posizione sfavorevole (che possono colpire anche gli organi sani) usano proiettili meno potenti. In ogni caso, tutti i cecchini lavorano in strettissima coordinazione tra loro avendo deciso a priori l’intensità di ogni proiettile e la zona del tumore da colpire che spetta ad ogni cecchino. L’esecuzione di VMAT richiede un complesso sfruttamento di tutte le possibilità offerte dagli apparecchi di trattamento (acceleratori lineari) e l’utilizzo di algoritmi fisico-matematici estremamente sofisticati. Per essere un po’ più tecnici, laddove i trattamenti tradizionali avvengono in condizioni statiche (“le poche traiettorie di tiro”), la tecnica VMAT somministra le radiazioni con l’acceleratore in continuo movimento, mentre il profilo del fascio di radiazioni e l’intensità delle stesse radiazioni cambia di secondo in secondo. Si tratta quindi di una tecnica molto sofisticata, che richiede una pianificazione, ottimizzazione e verifica particolarmente complessa del piano di terapia. L’introduzione della tecnica VMAT non solo mantiene tutti i vantaggi descritti in precedenza per la tecnica IMRT in termini di estrema accuratezza di irradiazione del tumore e riduzione della tossicità agli organi sani, ma consente di ridurre il tempo dei trattamenti a meno di 5 minuti, fornendo potenzialmente a tutti i pazienti la possibilità di essere curati con la terapia che è oggi considerata lo stato dell’arte in campo radioterapico.

















