Da Diliberto e Ferrero la solidarietà a Musacchio
Il licenziamento dell’operaio della Fiat di Termoli scatena la dura reazione contro Marchionne dei segretari nazionali di Pdci e Rifondazione Comunista
Diliberto e Ferrero, rispettivamente segretari nazionali del Pdci e di Rifondazione Comunista, esprimono la loro solidarietà a Giuseppe Musacchio operaio dello stabilimento Fiat di Termoli, componente del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso, licenziato perché, secondo il sindacato, ha partecipato al presidio davanti al Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco lo scorso 22 giugno, in occasione del referendum in fabbrica. Ferrero, in una nota inviata alla stampa, parla di licenziamento punitivo della Fiat. “Rifondazione è impegnata a sostenere tutte le iniziative contro quanto sta avvenendo, a partire dallo sciopero di 2 ore di tutto il gruppo indetto per venerdì 23 dalla Fiom – ha dichiarato il segretario nazionale del Prc – La rappresaglia non si ferma. Dopo gli operai della Fiom a Mirafiori e Melfi, ora tocca al lavoratore dello Slai Cobas di Termoli. Dietro le motivazioni pretestuose, la verità è che tutti si devono piegare alla ‘filosofia’ di Marchionne e al comando dell’impresa, e chi obietta viene punito col licenziamento. Questo mentre la Fiat distribuisce centinaia di milioni agli azionisti e aumenta del 40% i compensi dei manager, con una decisione che appare un vero schiaffo alla miseria di quanti soffrono sulla propria pelle le conseguenze drammatiche della crisi”. Nella nota inviata alla stampa il segretario di Rifondazione chiede “a tutte le coscienze e le forze democratiche di non rimanere inermi” e propone di “costruire una mobilitazione di tutta la sinistra, sociale, politica e culturale, a protezione della democrazia nel nostro paese”. Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, definisce inaccettabile la decisione della Fiat. “Marchionne continua a licenziare operai come nulla fosse,l’ultimo episodio di Termoli è di una gravità inaudita e il tutto accade nell’assoluto silenzio-assenso di Sacconi e del governo tutto – afferma Diliberto – A questo punto, vista la faciloneria e prepotenza con cui l’amministratore delegato della Fiat continua a mettere sul lastrico i lavoratori, contravvenendo a quanto sancito dalla Carta Costituzionale, ci appelliamo direttamente al presidente della Repubblica Napolitano affinché in Italia i diritti dei lavoratori non diventino ‘terra di nessuno’”.

















