D’Alete: “Il nuovo Statuto è solo il primo passo”
Le valutazioni del capogruppo Pd alla Regione.“Non avrà avuto alcun senso l’approvazione se non seguirà la riscoperta della cultura civica della pubblica amministrazione”
Riceviamo e pubblichiamo
Il lungo processo di aggiornamento della carta fondamentale della regione Molise, che ha coinvolto per oltre un decennio tutte le forze politiche molisane, rischia di apparire agli occhi dei molti una semplice esercitazione accademica fine a sé stessa, e non invece il tentativo sincero di riaffermare i principi fondanti della nostra comunità regionale, della nostra autonomia in quanto valore, valido ancora oggi solamente se coniugato con quelli di benessere diffuso e di ampia partecipazione democratica.
L’autogoverno, in questi anni costantemente al centro dell’intera opera di riscrittura del nuovo Statuto, trova oggi la propria forza e la propria ragion d’essere solo se la nuova impalcatura istituzionale, appena approvata in prima lettura dal Consiglio, s’incardina alla più complessiva ed urgente riforma della burocrazia e dell’organizzazione del sistema pubblico molisano.
Un apparato che negli ultimi decenni pare essere invecchiato precocemente, appesantendosi oltremodo, rallentando giorno dopo giorno, addirittura soffocando, le aspirazioni di crescita e di sviluppo di un’intera popolazione.
Una sorta di palude nella quale si è infine impantanata l’ambizione stessa dei molisani ad esser qualcosa di migliore.
Le imprese, le famiglie ed i cittadini fanno quotidianamente i conti con una macchina amministrativa pubblica mastodontica, lenta, di conseguenza “sprecona”, inefficace ed incapace di rispondere alla ragione fondante della propria esistenza: organizzare al meglio i diritti ed i bisogni concreti della collettività.
Oggi la mia maggiore preoccupazione è che le importanti modifiche apportate allo Statuto regionale possano non avere alcun riflesso nella vita reale dei molisani, se a queste correzioni non seguirà una radicale riorganizzazione dei compiti e delle competenze. Come i mille enti ed organismi sub regionali, moltiplicatori di spesa e prima causa di inefficienza del sistema.
Comunità montane, nuclei industriali, enti di bonifica, enti per il turismo, per l’agricoltura, per l’edilizia residenziale pubblica, per non parlare di quelli per l’autostrada e l’aeroporto, ecc. Solo all’apparenza spazi di rappresentanza democratica, nella maggior parte dei casi invece inutili doppioni di competenze in grado però di rallentare o bloccare del tutto, con “straordinaria” efficacia, quello di cui si occupano, come le proverbiali opere pubbliche d’interesse generale mai ultimate (fondovalle del Rivolo, rete idrica del basso Molise, l’autostrada Termoli-San Vittore, fondovalle del Verrino, l’ammodernamento di Campitello Matese, la ristrutturazione della s.s.87, …).
Molto spesso al loro interno sono persino privi delle figure tecniche e professionali necessarie per rispettare gli obiettivi essenziali della propria missione primaria, o come quando, è l’incredibile caso dell’ERSIAM, vengono commissariati per oltre un decennio al solo scopo di essere liquidati!
Una riproduzione infinita di pratiche, mansioni, incarichi, spese e, ancor più grave, di risposte negate ai cittadini.
Reagire alla terribile crisi economica che stiamo attraversando significa soprattutto venir fuori dal vecchio pantano della burocrazia, ridisegnando quindi un sistema regionale pubblico più leggero, efficiente, rispondente alle concrete necessità dei cittadini e delle imprese: meno presidenti e consigli d’amministrazione, più opportunità e risorse a disposizione della crescita e dello sviluppo.
Non avrà avuto alcun senso l’approvazione del nuovo Statuto se a questo non seguirà la riscoperta della cultura civica della pubblica amministrazione e dell’efficacia di governo nell’interesse dei diritti e dei bisogni collettivi.
Già domani, nel pieno del “terremoto“ federalista, sarà essenzialmente su queste basi che reggerà la nostra autonomia regionale.
Comunicazione, partecipazione, accompagnamento, certezza di risorse e di tempi, devono essere queste le parole chiave per continuare nell’opera di ammodernamento della nostra regione.
Un impegno che siamo obbligati a mantenere, se vogliamo essere classe dirigente all’altezza dei tempi, se non vogliamo perdere una volta per tutte la possibilità di scrivere autonomamente il nostro futuro.
Pardo Antonio D’Alete- Capogruppo Pd alla Regione

















