“L’energia eolica in Molise è un’opportunità da prendere a volo”
Bruno Mignogna, economista dell’energia, spiega le ragioni di una scelta a suo dire indispensabile per lo sviluppo
Riceviamo e pubblichiamo
La direttiva comunitaria 2001/77/CE ha imposto agli stati membri l’obbligo di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, indicando per ciascun Stato l’obiettivo di produzione da raggiungere entro il 2010. L’Italia ha assunto come target la produzione di energia elettrica rinnovabile rispetto al consumo interno lordo (CIL) del 25%. Con il decreto legislativo n. 387 del 29 dicembre 2003 il governo italiano ha recepito la direttiva europea dando un notevole impulso all’incremento delle installazioni di impianti di produzione da fonti rinnovabili. In particolar modo si è assistito al considerevole incremento degli impianti eolici e fotovoltaici entrati in esercizio. La flessione complessiva dei consumi di elettricità (316.9 TWh), registratasi nel 2009, pari a – 6,7% rispetto al 2008 fa ben sperare sul raggiungimento nel corso di questo anno dell’obiettivo indicato in sede comunitaria.
Secondo uno scenario dell’ “European Wind Energy Association” (EWEA), in Europa la quota di energia elettrica rinnovabile salirà dall’attuale 15% (2008) a più di un terzo della domanda di energia nel 2020. Nel 2007 la capacità eolica installata nell’Unione Europea è cresciuta più di qualunque altra tecnologia. Grazie alla messa in esercizio nel 2008 di circa 8.500 nuovi MW eolici, è stato possibile ridurre le emissioni di CO2 per circa 90Mt (milioni di tonnellate) immettendo in rete circa 120 TWh (miliardi di kWh) pari a circa 1/3 del consumo interno lordo italiano. A fine 2008 nel vecchio continente la nazione con il maggior numero cumulato di MW eolici installata è la Germania (23.903 MW), seguita dalla Spagna (16.740 MW) e dall’Italia (3.736 MW). Complessivamente sono circa 65 i GW (+15% rispetto al 2007) installati in Europa. Un significativo incremento nel numero di impianti realizzati nel 2008 è stato registrato, oltre che dalle precedenti tre nazioni citate, anche dalla Francia (+950 MW), Regno Unito (+836 MW) e Portogallo (+712 MW).
I vantaggi riscontrabili dall’utilizzo della fonte eolica sono molteplici. Tra di essi primeggia la possibilità di svincolarsi da fonti energetiche di cui non si ha il diretto controllo governativo. Al 31 dicembre 2008 nel nostro Paese sono stati prodotti 58 TWh elettrici da fonti rinnovabili di cui l’11.4% provengono da eolico (6 TWh) pari a circa il 2% del CIL. Grazie alla maturità tecnologica e alla sua già dimostrata competitività rispetto ad altre fonti energetiche (anche non rinnovabili) tale fonte presenta un elevato grado di sviluppo registrando da alcuni anni a questa parte una crescita in termini di MW installati (+1.010 MW nel 2008 rispetto al 2007) dell’ordine delle due cifre percentuali (+37.1% nel 2008 rispetto al 2007). Protagoniste di questa forte crescita sono le regioni del sud Italia ed in particolare Puglia, Campania, Sicilia, Sardegna e Molise.
Secondo uno studio condotto da Terna su indicazione dell’Autorità dell’Energia Elettrica e del Gas (AEEG) in Italia entro il 2014 potrà essere raggiunta la potenza eolica installata pari a 9.600 MW. La ripartizione di tale potenza installata, considerando una potenza media ad aerogeneratore di 1.5 MW, sarà cosi ripartita:

Tuttavia l’incremento del numero di impianti on shore ha messo in luce il continuo esaurimento dei siti con un numero di ore equivalenti superiori alle 1.900. In questo contesto sta ricoprendo un ruolo sempre più importante lo sviluppo della tecnologia off-shore. Attualmente in Europa il numero di impianti realizzati in mare ha superato i 1.417 MW (rispetto ai circa 8.000 MW on-shore) in sette diverse wind farms (+366 MW solo nel 2008). Tra gli stati più attivi nelle installazioni off-shore c’è l’Inghilterra e la Danimarca. Entro la fine del 2009, secondo i dati forniti dall’EWEA, si raggiungeranno i 2.000 MW installati, mentre al 2020 il target che si intende raggiungere è di 40.000 MW. Con tale potenza installata sarà possibile produrre 148 TWh di elettricità pari a circa il 4% dei consumi europei. Tale obiettivo richiederà l’investimento di circa 8.81 miliardi di euro e permetterà di risparmiare circa 85 Mt di CO2 al 2020.
Il Molise in quanto regione interessata fortemente da questo sviluppo presenta caratteristiche formidabili per lo sviluppo di una filiera tecnologica e produttiva di tutti i componenti degli aerogeneratori (motoriduttori, freni, lavorazioni metalliche, supporti, carpenteria, telai, raccordi vari, valvole, tubi, guarnizioni, cuscinetti, pompe, bullonerie, siliconi, sensori), le opere elettriche (quadri, trasformatori, cavi), le opere civili (strade, piazzole, scavi, edifici, fondazioni) e le torri.
Si potrebbero sviluppare figure professionali specializzate nel settore (ingegneri dei materiali, meccanici, elettrici, chimici, figure esperte per la salute e sicurezza, operai per la manutenzione), manager per la vendita e il marketing, sviluppatori, avvocati e meteorologi.
L’esempio di tale sviluppo giunge ancora una volta dai Paesi più avanzati in questo settore. Il supporto politico ha permesso in alcune regioni europee la nascita di importanti distretti industriali dediti completamente alla realizzazione di aerogeneratori, alla ricerca e sviluppo quindi all’innovazione tecnologia e a tutto ciò che ruota attorno al mondo delle energie rinnovabili. Il primo caso esemplare di questo fenomeno è rappresentato dalla città di Naskov in Danimarca. In questa comunità nel 1987 vi fu una grave crisi occupazione della locale industria navale (come sta accadendo oggi nella città di Termoli (CB) ) con la conseguente perdita di posti di lavoro. Il governo danese, con grandi capacità di previsione, intuì l’opportunità di convertire il settore navale alla produzione di turbine. In tal modo sono stati creati 600 nuovi posti di lavoro nella produzione e 50 nei servizi di supporto alla produzione. Situazione analoga si è verificata in Germania nelle città costiere di Schelswing – Holstein dove è stato possibile creare nel settore on-shore 38.000 addetti diretti e 46.300 indiretti sviluppando un indotto composto da piccole e medie aziende, network di centri di R&D, centri di training, università ed istituzioni finanziare. Nella città bavarese di Bremehaven, invece, grazie allo sviluppo della tecnologia off-shore, sono stati creati 1.200 nuovi posti di lavoro. In ultimo in Spagna (Navarra), grazie all’industria eolica, sono stati creati 20.781 nuovi posti di lavoro diretti di cui il 32% nella produzione delle turbine, il 31% nelle attività di servizi, il 16% come forza lavoro generica e il 21% nello sviluppo delle aziende. Nel territorio spagnolo in questione, dal 1980 ad oggi, sono stati installati, grazie all’unione di quattro aziende produttrici di turbine, oltre 1.000 MW. L’aspetto occupazionale, legato a quello ambientale, dovrebbe spingere i governatori molisani a comprendere l’enorme opportunità che lo sviluppo della tecnologia eolica potrebbe portare con se nella nostra regione.
Bruno Mignogna - Economista dell’energia

















