Castello di Venafro, vandali in azione
Atto contro la sistemazione esterna. Valente: “Non saranno gli attentati di questi balordi sollecitati dalla mente malata di qualcuno a farmi demordere”
C’è chi non riesce a farsi una ragione dei lavori eseguiti per la sistemazione dell’area esterna del Castello di Venafro. Siamo ormai passati agli atti di vandalismo. Quello che è accaduto a Venafro il 14 e il 15 agosto e poi nella notte tra il 18 e il 19 agosto è molto grave e merita un’inchiesta approfondita, a tutto campo, da parte delle forze dell’ordine per individuare la mano che ha eseguito ma anche quella che, eventualmente, ha ordinato. Apprendiamo i fatti dal racconto pubblicato dall’architetto Franco Valente sul suo blog.

(La piazza del Castello con il tappeto di erba sintetica. I rotoli di erba sintetica bruciati dai vandali)
“Il 14 agosto ha rubato un irrigatore (che doveva servire ad alimentare la crescita del verde da poco seminato in queste giornate estive) lasciando aperta la manopola in maniera che l’acqua defluisse in abbondanza – narra Franco Valente descrivendo l’azione messa in atto dal malvivente – Il 15 agosto si è recato a mezzacosta dietro il castello per fracassare con un sasso appuntito la condotta provvisoria del troppo pieno del serbatoio comunale e provocare un’imponente cascata di acqua nell’area dello scavo. Una manomissione che, se non fosse stata individuata immediatamente in un giorno in cui notoriamente a Venafro non c’è nessuno, avrebbe provocato non so quali danni. Infine (spero sia l’ultima bravata) nella notte tra il 18 ed il 19 agosto, alle ore 3 del nuovo giorno, ha messo fuoco ai 5 rotoloni di erba sintetica che avevo personalmente donato all’Associazione Culturale “Il Gruppo di Venafro” che con ogni cura li aveva puliti e accatastati in un angolo della piazza al termine delle varie manifestazioni tenutesi con grande successo di pubblico e di critica. A Venafro ci sono anche questi delinquenti che la comunità deve pazientemente sopportare senza che nessuno possa fare qualcosa. Comunque – conclude l’architetto – non saranno gli attentati paesani di questi balordi sollecitati dalla mente malata di qualcuno a farmi demordere!”.

















