Capracotta. Il Comune apre il museo
I locali sono stati ristrutturati e recuperati nel Palazzo Baronale, attuale sede del Municipio. Ospiterà mostre esposizioni e iniziative culturali
Ultimati i lavori di ristrutturazione per il recupero dei locali al piano seminterrato del palazzo Baronale, dove ha sede il Municipio, l’amministrazione comunale di Capracotta inaugura (sabato 28 agosto alle ore 11) la sala museo. “I locali, senza barriere architettoniche, sono pronti a ospitare esposizioni, mostre e iniziative culturali di ogni genere – ha dichiarato il sindaco Antonio Monaco – Capracotta mette a disposizione non solo della comunità capracottese, ma dell’intera regione un angolo del proprio patrimonio storico culturale per favorire iniziative che possano concorrere a dare risalto al territorio dell’altissimo Molise in una concezione di miglioramento dell’offerta e nella contestuale opportunità di offrire spazi ad associazioni culturali, enti, privati, per la promozione e la diffusione della nostre specificità e della nostre vicende”.
(Il Municipio di Capracotta)
Nelle varie sale sono stati raccolti gli attrezzi e gli strumenti della vita quotidiana di chi abita la montagna. Si tratta di un percorso tra le vicissitudini di intere generazioni che hanno vissuto sacrifici immani dedicandosi a lavori che a mala pena riuscivano a soddisfare le più elementari esigenze personali e familiari.
La storia del Palazzo Baronale di Capracotta
La sua costruzione risale sicuramente al secolo XVI ad opera della Signoria dei D’Ebulo e da quanto si legge dall’opera di Luigi Campanelli “Il Territorio di Capracotta” (1931) è avanzata l’ipotesi che il Palazzo Baronale possa essere stato costruito nel 1568 dal barone dell’epoca Gianvincenzo d’Ebulo, succeduto al padre nel titolo feudale.
Sempre il Campanelli nella sua opera ricorda che nel 1667 c’è un accenno nel “Libro delle Memorie” (custodito negli archivi comunali) al fatto che i cittadini si raccoglievano al pian terreno del Palazzo “in pubblico parlamento” per discutere su importanti questioni. Questi locali al pian terreno potrebbero essere proprio quelli che oggi vengono restituiti alla comunità nella loro veste storica.
Il Palazzo fu realizzato fuori dalle mura cittadine dell’epoca in un periodo di grande espansione economica, demografica ed urbanistica di Capracotta: in quel secolo la cittadina esce fuori dagli augusti spazi della “terra vecchia” e si espande tutto intorno. L’accesso al vecchio abitato della “terra vecchia” era delimitato da due torri, una ancora esistente, l’altra abbattuta durante la fase della ricostruzione del dopoguerra, dopo una lunghissima controversia conclusasi nel 1970 con l’abbattimento di quello che era sicuramente uno dei più antichi monumenti storici di Capracotta, la cosiddetta Torre dell’Orologio, dotata di una laborioso congegno meccanico che scandiva le ore dell’orologio. Il congegno meccanico, miracolosamente scampato alla distruzione della Torre, oggi è custodito e esposto nella sala museo.
Il Palazzo nel corso dei secoli è stato più volte oggetto di rifacimenti. Nel 1706 fu danneggiato dal terremoto che colpì Sulmona.
Nel 1755 Giacomo Capece Piscicelli succede nel titolo feudale di Duca di Capracotta al padre Giuseppe. Provvede a ristrutturare per intero l’edificio. Il Palazzo vive il suo splendore, però, durante gli ultimi anni di vita della nuora di Don Giacomo, Mariangela Rosa De Riso. Giungiamo agli inizi del 1800, durante il cosiddetto decennio francese (1804 – 1814). La Duchessa arreda le stanze con mobili dorati, accoglie gli intellettuali locali, organizza spettacoli a favore della popolazione.
Con la fine del feudalesimo il Palazzo si trasforma nelle sede del potere amministrativo della comunità cittadina.

















