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Cattolica, Paolo Spina va controcorrente

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Il presidente della Confcommercio di Campobasso: “Era nata come centro di eccellenza, non per fare  analisi del sangue o radiografie”

Riceviamo e pubblichiamo

Forse è il nostro destino, ma siamo costretti per l’ennesima volta ad andare controcorrente. Le convulsioni di questi giorni, con manifestazioni di piazza contro la chiusura di questo o quell’ospedale impongono qualche riflessione. Superando  la tentazione di facili autocelebrazioni (da oltre due anni avevamo segnalato l’insostenibilità dei conti sanitari molisani) riflettiamo sulla difficile situazione odierna. E facendo ciò non possiamo non rilevare il complessivo sapore di provincialismo, nel senso di attenzione esclusiva alla propria condizione specifica e di ripiegamento su se stessi, che gli eventi locali propongono. Partiamo dalla così detta battaglia per la. Cattolica, promossa da numerosi comitati, sostenuti direttamente o indirettamente dalla stessa Cattolica e avallata e supportata dal vescovo di Campobasso Monsignor Bregantini. Chi ci segue sa quanto siamo stati critici in passato verso la gestione del governatore Michele Iorio. E tuttora riteniamo che spetti agli elettori  valutare  attentamente la gestione della sanità che Iorio ha voluto e verificare se ci siano stati  inefficienze e i  sprechi. Ma oggi che Iorio, motu proprio o perché spinto dagli eventi, ha avviato un percorso, peraltro inevitabile, di riduzione delle spese il populismo facile e, scuserete la franchezza, interessato dei paladini della Cattolica non convince. In primis in questi anni non abbiamo ascoltato una parola,che sia una, sugli aumenti fiscali che hanno colpito i cittadini e le imprese molisane per pagare tra l’altro anche il pié di lista della Cattolica. E coerenza avrebbe voluto, se si hanno  davvero a cuore le sorti dei servizi sanitari di prossimità, che Monsignor Bregantini avesse fatto una panoramica sull’intero sistema molisano  e non avesse limitato l’attenzione alla sola Cattolica. Questo anche perché non crediamo che gli ospedali di Venafro, Agnone e Larino o  l’istituto Neuromed, possano essere ritenuti alla stregua di  figli di un dio minore. E invece foglia non si è mai  mossa. Oggi, invece, siamo alla mobilitazione totale. Da qui il senso di spaesamento che si prova, anche alla luce di ulteriori e secondo noi logiche considerazioni. La Cattolica era nata come centro di eccellenza, non certo per fare  analisi del sangue o le radiografie. Per questo ci sono gli ospedali pubblici che, anzi, hanno sofferto della concorrenza impropria della Cattolica. Un centro che, grazie anche alla attiva partecipazione della politica nel tempo si è venuto trasformando proprio in un ospedale generalista . A riprova di questo basta considerare  il  tasso di mobilità attiva della Cattolica, cioè il numero di pazienti che provengono da altre regioni, che nel caso di specie si aggira (ma sono numeri meritevoli anche di approfondimento) intorno al 40%. Un centro di cure di eccellenza, però, dovrebbe esprimere secondo noi ben altri numeri, anche perché non e pensabile che tutti i ricoveri siano riferibili ad interventi a interventi particolarmente complessi. E’ ovvio, allora, che il Molise un costo del genere, quello per un nuovo ospedale pubblico da affiancare al Cardarelli di Campobasso, non lo avrebbe mai potuto sopportare. E oggi, semplicemente, i nodi sono venuti  al pettine. In ogni caso il problema centrale di questa regione è sempre la coerenza. Non poteva andare avanti la  Cattolica nella forma che aveva assunto ma non potevano andare avanti neanche gli ospedali pret a porter di Venafro,di Larino o di Agnone. Come non ha  alcun senso organizzativo, accademico o di costo la Facoltà di Medicina dell’Università,che va abolita al più presto e sulla quale Iorio deve dare segnali chiari e coerenti. Così come, allargando un attimo l’orizzonte non  ha senso nemmeno che l’Università del Molise abbia moltiplicato le proprie sedi sul territorio, con un dispendio che non ha alcuna giustificazione di natura didattica, ed è tutto dire per un’istituzione accademica. Che sia a Isernia, a Campobasso o a Termoli, l’Università deve centralizzare tutte le proprie attività. Ed anche facendo così, in un mondo in cui le risorse pubbliche saranno sempre più scarse, avrà comunque difficoltà a sopravvivere.  Ma il provincialismo di cui parlavamo all’inizio,il modo di pensare solo alla fetta di torta senza preoccuparsi di chi poi dovrà pagare il conto è talmente intriso nella nostra cultura da impregnare tutti, anche quelli che se ne vorrebbero distinguere. Massimo Romano, ad esempio, politico brillante e promettente allorquando chiede la fermata a Bojano per il treno veloce Roma – Campobasso e non invece la soppressione di quella inutile di Venafro ha una caduta di stile che deve far riflettere su quanto un certo modo di pensare  sia diffuso nella nostra comunità. In sostanza, sulla sanità come sui trasporti i molisani devono fare un salto di qualità culturale,  inevitabile per sopravvivere al nuovo, difficile mondo verso cui siamo destinati ad andare. Devono ritrovare l’orgoglio della progettualità, del lavoro e del merito, anche a costo di perdere un pronto soccorso sotto casa, una fermata di autobus o una comoda posizione di rendita ormai non più sostenibile. 

Paolo Spina – Presidente della Confcommercio di Campobasso

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