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Il Pd di Larino boccia Leva

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In un documento sottoscritto da dieci dirigenti, forti critiche alla linea adottata dal segretario e all’iniziativa di Alternativ@


Il Pd di Larino boccia sonoramente la linea politica del segretario regionale Danilo Leva.  Dieci dirigenti del partito hanno firmato un documento di dissenso consegnandolo all’assemblea regionale riunita per discutere la situazione politica che caratterizza l’attuale momento del Molise. Il documento di chiusura presentato da Leva è stato approvato con 27 voti. Due dirigenti si sono astenuti e altri 12 hanno votato contro. Tra questi: Giuseppe Puchetti (consigliere comunale PD Larino); Francesco Sabetti (coordinamento circolo PD Larino); Nicola Lozzi (coordinamento circolo PD Larino); Michele Giglio (coordinamento circolo PD Larino); Annamaria Strada (coordinamento circolo PD Larino); Franco Rainone (coordinamento circolo PD Larino); Nicolino Civitella (segreteria cittadina PD Larino); Carmine Patierno (direzione regionale PD Larino)
Carmela Franchella (assemblea regionale PD Larino). Il dissenso nasce dalla “non condivisione di quelle scelte politiche che negli ultimi 2-3 anni hanno portato ad un crollo verticale dei consensi del Partito Democratico molisano – si afferma nel documento dei dieci dirigenti di Larino -  facendolo scivolare a livelli di un partito marginale (il risultato delle recenti amministrative a Termoli, in cui il Partito ha di poco superato la soglia del 5%,  ne è la prova più lampante), nella incapacità del partito di costruire una propria linea politica che affronti i problemi reali che affliggono le nostre popolazioni (Sanità, crisi produttiva e occupazionale, energia e salvaguardia del territorio) e, cosa altrettanto grave, nella disapprovazione dell’iniziativa intrapresa dal segretario regionale di rincorrere la così detta Alternativ@ di Ruta piuttosto che mettere in atto un’azione politica tesa a costruire una nuova coalizione a partire dai partiti del centrosinistra secondo l’idea di un Nuovo Ulivo” lanciata dal segretario nazionale Bersani”. I dirigenti di Larino ritengono che sia  inaccettabile che una scelta tanto impegnativa per il partito sia stata presa senza  animare una discussione al suo interno. 
“Dalle discussioni e dai riscontri avuti sul territorio, dobbiamo registrare un totale scollamento dei gruppi dirigenti dalla vita reale della nostre popolazioni – prosegue il documento dei dissidenti – Passata anche la  stagione dei congressi  di Circolo, il Partito regionale non riesce ancora  a tracciare una propria rotta affidabile, non riuscendo né a porre attenzione agli aspetti organizzativi né a quelli connessi  alla elaborazione di una linea progettuale capace di mobilitare l’opinione collettiva , di alimentare un confronto sano e costruttivo all’interno e all’esterno del partito stesso, di elevare, in una parola, la qualità della prassi politica. Ci chiediamo, ad esempio, come mai di fronte all’esito elettorale  di Termoli ed a Montenero che si è rivelato un disastro (annunciato) il Partito ancora tace, così come ha taciuto in tutte le altre simili circostanze, comportandosi come se nulla fosse accaduto, come se l’esito fosse  quello atteso.  Non una riflessione, non una nota di commento è giunta dagli artefici di tale disastro. Perché? Su queste basi – prosegue ancora il documento – non è ipotizzabile la costruzione di un soggetto politico credibile e quindi capace di raccogliere consensi e radicarsi nel territorio. Tra gli iscritti che vivono la politica con la passione  di chi ci crede, di chi si impegna per i propri ideali, di chi non aspira a poltrone ed incarichi, serpeggiano inquietudini  e si  moltiplicano le iniziative per arginare la deriva”.
I dirigenti di Larino ritengono che il partito debba essere un organismo vivo, un centro di discussione e di elaborazione politica, un organismo in cui magari vi siano meno tesserati ma più attivisti; insomma un partito autorevole, con un profilo idenditario ben definito, autenticamente popolare, capace di raccogliere le istanze del territorio. Pertanto concludono il documento dichiarando  di “disapprovare la linea politica posta in essere dal segretario regionale” e    di volere mettere in atto una azione politica “tesa a costruire una nuova coalizione a partire dai partiti del centrosinistra secondo l’idea di un Nuovo Ulivo lanciata dal segretario nazionale Bersani”.

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