Parenti nella sanità, in Parlamento il conflitto d’interessi di Iorio
Interrogazione di Di Pietro, Di Giuseppe e altri due deputati dell’IdV al Ministro della Salute
Il conflitto d’interessi di Michele Iorio arriva nell’ aula del Parlamento italiano. E’ la seconda offensiva del leader dell’Idv e deputato Molisano, l’onorevole Antonio Di Pietro, il quale insieme a Di Giuseppe, Mura e Palangiano interroga il Ministro della Salute per chiedere “quali iniziative urgenti si intendano adottare – nell’ambito delle proprie prerogative - rispetto alle scelte del commissario ad acta riguardanti il ridimensionamento e/o la chiusura di importanti presidi sanitari regionali posto che ad avviso degli interroganti sussiste un problema di incompatibilità dell’attuale commissario ad acta a svolgere le sue funzioni per conflitto di interessi, qualora venisse confermata la presenza in posti chiave della sanità regionale di familiari del presidente medesimo”. Nell’interrogazione si sottolinea che i tagli non sono previsti per tutti gli ospedali molisani e, anzi, per alcuni sono stati apportati ulteriori interventi di potenziamento. “Emblematica è la vicenda del Veneziale di Isernia e della sua unità operativa di coordinamento, l’unità di neuro fisiopatologia – affermano i quattro deputati dell’Idv – La struttura ha praticamente più personale sanitario che malati e non avrebbe motivo di esistere data la specificità del reparto. Peraltro nel 2005, una Commissione di inchiesta del Senato ha evidenziato che si tratta di una Unità operativa di coordinamento che non attrae utenza numerosa. Il primario di detta UOC di neurofisiopatologia è Nicola Iorio, fratello del presidente Michele Iorio. Altri familiari del presidente, già commissario ad acta, sono inseriti nelle strutture del servizio sanitario regionale”. Attraverso l’interrogazione si chiede anche la verifica su una serie di fatti che hanno alimentato forti polemiche. Ad iniziare dalla vicenda del sessantacinquenne, Antonio Del Corpo, deceduto dopo che i parenti avevano più volte chiamato il 118 senza ottenere risposta dalla centrale operativa. Fatto che nell’interrogazione viene collegato alla denuncia degli operatori di Venafro, i quali dichiararono alla stampa che a causa della chiusura di diversi servizi all’ospedale SS. Rosario di Venafro e per la trasformazione del pronto soccorso in punto di primo soccorso, si erano moltiplicati i trasferimenti della zona verso altri nosocomi, con conseguente impossibilità di fare fronte tempestivamente alle numerose richieste di intervento. L’interrogazione cita anche la lettera nella quale Huscher, ex primario dell’Unità di Chirurgia del Veneziale, ricorda di aver costantemente riferito all’assessore regionale Passarelli l’inutilità di alcuni reparti, le spese proibitive per le creazioni di reparti, la pericolosità dei medesimi reparti in quanto non poteva essere garantita la continuità assistenziale da parte dei primari che, esaurita l’attività operatoria, tornavano a Roma, gli interventi effettuati nell’ospedale di Isernia che non andavano fatti e per i quali qualcuno “ci aveva rimesso la pelle”. Hischer scrisse anche di avere riferito a Passarelli che al Veneziale esistevano strutture non a norma. “In questi mesi è peraltro montata la protesta contro chi gestisce la sanità molisana – si afferma nell’interrogazione – Cortei a difesa degli ospedali, raccolta di firme per sindaci «poco attivi» nella difesa dei reparti ospedalieri della propria città, lungaggini nella fornitura di esami diagnostici. La realtà è che il Molise è una delle regioni italiane con il deficit sanitario più alto. Nel solo 2009, con una popolazione di appena 330.000 abitanti, il deficit accertato è stato pari a circa 60 milioni di euro. Per il 2010 si viaggia verso gli 80 milioni di euro. Principale causa di questo enorme disavanzo sanitario, ad avviso degli interroganti è rappresentata dagli sperperi accumulati in anni di gestione clientelare nella sanità pubblica – affermano ancora Di Pietro e gli altri tre deputati dell’IdV – Come primi interventi per il rientro dal deficit sanitario, la regione ha deciso di tagliare sui più deboli, quelli che non hanno la possibilità, o a prezzo di grandi sacrifici, di spostarsi da una città all’altra e che hanno l’esigenza di una assistenza sanitaria ordinaria e continuativa sul territorio. Una delle scelte del governo regionale, è infatti quella di chiudere qualche struttura sanitaria, e tra queste vi è l’Ospedale SS. Rosario di Venafro. Si tratta di una struttura sanitaria pubblica molisana, con il più alto indice di mobilità attiva, crocevia e punto di riferimento per i cittadini del basso Lazio, dell’alto casertano e del basso Abruzzo – prosegue l’interrogazione – Ciò ha consentito negli anni, al SS. Rosario di maturare una elevata specializzazione in alcuni importanti servizi sanitari”. Di Pietro, Di Giuseppe, Mura e Palangiano ricordano la manifestazione dell’11 settembre 2010 in difesa dell’Ospedale SS. Rosario, sottolineando che l’ospedale di Venafro continua a ricevere duri colpi che lo stanno trascinando lentamente e inesorabilmente verso la chiusura. “Oltretutto è stato accertato dai tecnici specializzati che l’edificio in cui è ubicato il SS. Rosario è antisismico, diversamente da altri, tra cui il fabbricato del Veneziale di Isernia – affermano i deputati dell’IdV - Una soluzione tecnica idonea a garantire l’incolumità pubblica senza ulteriori costi per il sistema, sarebbe quello di trasferire reparti del Veneziale nell’edificio del SS. Rosario. Viceversa sembra che la regione Molise abbia programmato di realizzare un nuovo edificio, con quello che comporta in termini di milioni di euro spesi. In pratica si dovrebbe decidere di chiudere un ospedale – quello di Venafro – pienamente antisismico, per realizzarne uno nuovo. E ciò in evidente contrasto con i vincoli posti dal Piano di rientro”.

















