Consorzio industriale, Isernia in fuga
L’assise civica del capoluogo ha votato a favore dell’uscita dall’Ente. Troppi debiti. Adesso altri Comuni potrebbero fare altrettanto
Probabilmente questa sera (11 ottobre 2010) è stata scritta la parola fine sul Consorzio di sviluppo industriale di Isernia – Venafro. Infatti, il Consiglio comunale del capoluogo Pentro ha votato, a larga maggioranza, l’uscita dall’Ente. Una vera e propria fuga dettata anche dalla paura concreta di ogni singolo consigliere comunale di ritrovarsi in proprio a pagare i debiti maturati dall’Ente che avrebbe dovuto promuovere lo sviluppo industriale della provincia di Isernia e che, invece, oggi si trova praticamente svuotato, con molte aziende in crisi e centinaia di posti di lavoro saltati o in procinto di saltare. Ma vediamo cosa è accaduto nell’aula di Palazzo San Francesco. In premessa va ricordato che di Isernia partecipa al Consorzio industriale con una quota pari al 29% essendo il Comune con il maggior numero di abitanti. Inoltre Isernia partecipa versando una quota annuale pari a 20 mila euro ma negli ultimi tre non ha pagato un solo centesimo e quindi ha maturato un contenzioso pari a circa 60 mila euro. Ma non è questo l’aspetto più rilevante. Nei mesi scorsi il sindaco Melogli aveva posto un quesito alla Corte dei Conti del Molise in merito alle possibilità di violare il patto di stabilità per saldare i debiti maturati con le imprese che hanno svolto lavori per conto del Comune o che hanno fornito servizi. Ovviamente la Corte dei Conti ha risposto nel modo più ovvio possibile: il patto di stabilità non si viola, trovi il Comune, nel rispetto delle leggi, forme e modi per coprire il deficit, tenendo presente le responsabilità contabili anche personali degli amministratori. Nell’articolata risposta la Corte dei Conti sottolineava i rischi contabili derivanti dalla partecipazione, con una quota del 29 %, al Consorzio industriale. Partecipazione estremamente rischiosa, visti i grandi debiti accumulati dall’Ente di sviluppo industriale. Debiti che primo o poi dovranno essere coperti e al momento l’unica strada possibile è la ricapitalizzazione. Ovvero, ogni socio partecipa contribuendo, finanziariamente, in proporzione alle “azioni” detenute. Per Isernia questo potrebbe volere dire sborsare un paio di centinaia di milioni di euro, il che, tradotto in termini più chiari, significa bancarotta. Dinanzi a tale rischio Melogli ha proposto la rapida fuga. Una posizione sostenuta anche dalla terza commissione consiliare e questa sera da quasi tutta l’assemblea civica, con un solo voto contrario, quello di Lombardi di Progetto Molise, e l’astensione di Giovanni Sassi e Cardile. Ovviamente la fuga non risolve i problemi. I debiti accumulati sono lì e vanno pagati e dunque il Comune di Isernia potrebbe essere chiamato in causa per tutto ciò che è stato maturato fino al voto di questa sera. Inoltre la decisione dell’Amministrazione comunale di Isernia potrebbe generare un vero e proprio terremoto. I rischi per sindaci, assessori e consiglieri sono alti e quindi anche gli altri Comuni, in particolare i più piccoli, potrebbero decidere di uscire. Il che significa la chiusura del Consorzio.

















