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Melogli come fort Apache: assediato

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Se la prende con Di Sandro, Testa e i giornalisti. Ma l’assessore regionale è determinato: “La giunta va allargata”


Sembra di vedere un film western: gli indiani assediano  fort Apache e il generale del Settimo Cavalleggeri resiste in tutti i modi. Più o meno questo sta accadendo al Comune di Isernia . Da un parte il gruppo degli ex di AN del Pdl, con l’assessore regionale Filoteo Di Sandro, loro leader, che assedia palazzo San Francesco, il fortino di Melogli, per ottenere il rispetto dei patti, ovvero l’allargamento della giunta con la nomina dei due assessori indicati dal Partito, Giuseppe Lombardozzi (ex Forza Italia) e Domenico Cerrone (ex Alleanza Nazionale). Dall’altra il sindaco di Isernia che resiste e spera che l’arrivo dei nostri possa salvarlo dalla catastrofe, respingendo l’assedio. In questo caso i nostri sono le truppe al comando del capo supremo, il Presidente della Giunta Regionale, il quale, però, a palazzo San Francesco ha qualche ufficiale che si è schierato con gli indiani e, inoltre,  teme l’ammutinamento di una parte delle truppe. Infatti la paura degli ex di Forza Italia è la possibile apertura del vaso di Pandora, con le mille rivendicazioni dei consiglieri di maggioranza, aspiranti assessori o Presidenti del Consiglio comunale. Per queste ragioni, per il momento, i nostri non arrivano. Restano al riparo e stanno a guardare cosa accade. Una situazione che induce Di Sandro a pressare Melogli. L’assessore regionale  è ultra determinato. Considera il “caso Isernia” una priorità politica e nel corso della riunione della direzione regionale del Pdl ha detto chiaramente che lui va avanti. Vuole l’allargamento della giunta e, se sarà necessario, si rivolgerà anche alla direzione nazionale del Partito. “Melogli ci ha fatto fare una brutta figura davanti a tutta la città di Isernia – dicono gli amici di Di Sandro – Ha ignorato le nostre richieste mettendo alla berlina il Pdl”. Dal fortino assediato il sindaco di Isernia se la prende con tutti: Di Sandro, Testa e, ovviamente, i giornalisti, definiti compiacenti solo perché svolgono il loro lavoro. “A quei politici della valle del Volturno che fingono di preoccuparsi dei destini di Isernia – afferma in una nota il sindaco – mi limito a dire che farebbero meglio ad occuparsi dei problemi regionali e dei loro territori, alla cui gravità hanno certamente contribuito”. Melogli dichiara di essere  stanco di subire ogni giorno attacchi da parte di rappresentanti della politica regionale e locale “che certamente non conoscono le problematiche degli enti locali e le condizioni di difficoltà di buona parte dei cittadini – afferma il sindaco – per cui si dilettano quotidianamente – con il benestare dei vertici di partito e con la connivenza di giornalisti compiacenti – a far pubblicare notizie e diktat che comporterebbero paralisi amministrativa (sostituzione del presidente del consiglio comunale) o aggravi di spesa per l’ente (allargamento della giunta), al solo scopo di acquisire visibilità mediatica in vista delle prossime elezioni regionali”. Poi l’annuncio: “Sappiano costoro che non intendo subire le loro vessazioni, soprattutto quando le loro proposte non coincidono con la verità e con gli interessi della cittadinanza”. Infine una dedica a Domenico Testa, il quale ha dichiarato alla stampa che Melogli non ha alibi e non può prendere a pretesto le sue mancate dimissioni dalla Presidenza del Consiglio comunale per non allargare la giunta.  “Ho scritto al sindaco – ha detto Testa – precisando che ero pronto a dimettermi un minuto dopo la nomina dei due nuovi assessori. Quindi Melogli non ha alibi”.  Ora il primo cittadino replica affermando: “Ricordo al presidente Testa che è stato nominato dal consiglio comunale e a tale organo deve rendere conto per la mancata presentazione delle dimissioni assicurate circa due anni fa, in occasione della sua nomina alla presidenza di Sviluppo Italia, dimissioni che in alcun modo erano condizionate dall’allargamento della giunta, circostanza che adesso egli utilizza come alibi”. Siamo solo all’inizio di una lunga storia dal finale imprevedibile. Forse ha ragione il senatore Alfredo D’Ambrosio quando afferma che gli isernini stanno pagando la maggioranza bulgara che hanno regalato al centrodestra.

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