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Il Molise invaso dagli ecomafiosi

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Grande allarme dopo l’articolo de Il Mattino sulla presenza dei Casalesi. Interrogazione del capogruppo regionale del Pd


L’articolo di Rosaria Capacchione pubblicato dal quotidiano Il Mattino, dal titolo “E i Clan portano i veleni in Molise” ha aperto uno scenario inquietante che conferma la presenza dei clan della Camorra nel tessuto produttivo regionale. L’articolo de Il Mattino rilancia e arricchisce l’inchiesta giornalistica del portale web primonumero.it e sostiene che gli ecomafiosi, collegati al clan dei Casalesi, si sono trasferiti nel Molise. “Operano sopratutto in Provincia di Isernia – si legge nell’articolo -  ma non disdegnano quelle di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore del Cosib di Termoli”.  Alla luce dell’articolo di Rosaria Capacchione anche la vicenda relativa allo smaltimento di rifiuti presso il depuratore del Consorzio industraiale di Termoli assume una valenza profondamente diversa. A tal proposito il capogruppo del Pd in Consiglio Regionale, Pardo Antonio D’Alete, ha presentato una specifica interrogazione nella quale chiede al Presidente della Giunta Regionale Michele Iorio: “quali siano i programmi e le iniziative della Giunta Regionale finalizzati a tutelare la salute pubblica e la sicurezza dei cittadini molisani; quali siano gli atti concreti volti al controllo del territorio al fine di impedire l’infiltrazione in Molise di organizzazioni malavitose, alla verifica della gestione degli impianti citati nelle inchieste giornalistiche e complessivamente le iniziative poste in campo a favore della tutela dell’ambiente, anche per scongiurare il diffondersi di inutili allarmismi tra la popolazione molisana”. E sull’allarme rifiuti e sul rischio di infiltrazioni malavitose in Molise il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia sostiene che “c’è bisogno di una tempestiva e ferma presa di posizione unitaria in sede istituzionale”. Intanto il segretario regionale de Nuovo Psi, Oreste Campoapiano, ha rivolto tre domande al presidente del Cosib, Antonio Del Torto: 1) Perchè mai il Cosib lo scorso anno ha inoltrato richiesta alla Regione di ampliare la capacità del depuratore, atteso che la struttura già aveva una potenzialità ben superiore alle effettive e concrete necessità (si vedano i dati sui conferimenti di reflui fino all’autunno del 2009)
2) Perchè mai la Regione ha autorizzato sic et simpliciter il chiesto ampliamento, sebbene fosse a conoscenza (o quanto meno non poteva non sapere) della reale situazione dell’impianto,anche a causa della ben nota vicinanza politica e degli stretti vincoli di amicizia che legano il Presidente del Cosib al Presidente della Regione ed all’Assessore alla Programmazione e Bilancio ing.Vitagliano.
3) Perchè mai non si revoca con provvedimento formale e tempestivo, l’autorizzazione al conferimento dei reflui provenienti dal fuori Regione, così da eliminare ogni “ragionevole dubbio” circa la provenienza e qualità dei rifiuti scaricati.

L’articolo de Il Mattino

E i clan portano i veleni in Molise

di Rosaria Capacchione
NAPOLI (24 ottobre) – Al di là del Matese, lontano dagli occhi e dalle rotte battute dai trafficanti di veleni da vent’anni a questa parte. Si sono trasferiti là, in Molise, gli ecomafiosi collegati al clan dei Casalesi, gli uomini che hanno gestito il trasporto dei rifiuti tossici fino alle discariche, ormai sequestrate e inagibili, di Giugliano, Licola, Parete.

Operano soprattutto in provincia di Isernia, non disdegnano quella di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore Cosib di Termoli.

Il monitoraggio avviato dalle associazioni ambientaliste molisane e dalle Procure di Santa Maria Capua Vetere, Larino e Isernia segnala il rischio di infiltrazioni camorristiche e la presenza di imprenditori del settore.

Come i fratelli Caturano di Maddaloni e Toni Gattola, cognato del capozona casalese di Cancello Arnone e controllore della discarica Magest di Licola, già coinvolti in varie inchieste – da Re Mida a Madre Terra – sullo smaltimento illegale dei rifiuti. L’indagine conoscitiva conferma, dunque, quanto già segnalato nel 2008 dalla Dda di Campobasso, e cioè che «il Molise è diventato il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti» .

Sul tavolo dei magistrati di Larino è finito, nei giorni scorsi, il dossier-denuncia frutto di un’inchiesta pubblicata sul sito Primonumero.it sull’attività del depuratore e sul via vai di automezzi sospetti. «Dal lunedì al venerdì – è scritto – c’è un traffico di camion gialli con la scritta in rosso ”Autotrasporti Caturano”, per trasporto rifiuti, nel tratto Caianello-Venafro-Isernia-Bojano sino ad entrare nella zona di Campobasso: ma da lì se ne perdono le tracce».

Antonio Caturano, viene ricordato, fu arrestato alcuni anni fa per ordine della Procura di Napoli (il pm Cristina Ribera, oggi alla Dda) nei pressi del cementificio Colacem di Venafro. Stava trasportando rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti e destinati alla concimazione dei terreni agricoli, stesso sistema utilizzato in provincia di Caserta, dove sono state avvelenate decine di ettari di terreno, e documentato nelle due inchieste «Madre Terra».

A far scattare l’allarme, lo smaltimento a Termoli del percolato prodotto dal consorzio unico di Napoli-Caserta; dalla discarica Colleferro, alle porte di Roma; dalla Ecoambiente di Casoria. Ma non basta. La Procura di Campobasso si starebbe interessando della discarica di Montagano nella quale, dall’agosto scorso, la Giuliani Environment è autorizzata a costruire e gestire un impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi.

Denunciano le associazioni ambientaliste: ogni anno arrivano nella discarica di Montagano circa 50.000 tonnellate di rifiuti, non solo da Molise, e camion senza alcuna autorizzazione prefettizia di cui non si conosce né il carico né la provenienza. Aggiunge il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia: «Si è accertato che ci sono circa 36.000 tonnellate di rifiuti, un quarto del totale dei rifiuti conferiti nelle discariche molisane, provengono da altre regioni, contrariamente a quanto dispone la normativa nazionale».

E Isernia? La situazione è tutt’altro che sotto controllo. Sono una ventina le discariche abusive segnalate e sequestrate negli ultimi due anni. E non è ancora dimenticata la vicenda di Fragnete e di Colle Santa Maria, sversatoi nei quali è finito di tutto (dai rifiuti urbani a quelli chimici) e mai bonificati.
 

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