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Il linguaggio della Santità strada per la vita eterna

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La nota di don Colavita sulla festa di tutti i Santi. “No supereroi ma uomini e donne che nelle diverse situazioni ed epoche hanno saputo donare e donarsi”

Riceviamo e pubblichiamo

La festa che raccoglie la devozione per tutti i  santi vede raccolta la comunità credente nel gesto dell’invocazione e dell’intercessione. Il santo è colui che ha saputo vivere con la grazia di Dio e le sue forze il messaggio di Cristo, così nel corso dei secoli la Chiesa riconoscendogli doti particolari lo indica come modello per seguire Cristo. I santi non sono supereroi, tantomeno miti leggendari,  uomini e donne che nelle diverse situazioni ed epoche hanno saputo donare e donarsi per il vangelo amando sino alla fine Cristo Signore. I primi santi della chiesa sono stati i martiri con la loro testimonianza e il loro martirio sono divenuti modelli per le varie comunità, modelli ed esempi di bene, di laboriosità per l’annuncio della vita nuova in Cristo.
Le commemorazioni dei martiri, comuni a diverse Chiese, cominciarono ad esser celebrate nel IV secolo. Le prime tracce di una celebrazione generale sono attestate ad Antiochia, e fanno riferimento alla Domenica successiva alla Pentecoste. Questa usanza viene citata anche nella settantaquattresima omelia di Giovanni Crisostomo (407) ed è preservata fino ad oggi dalla Chiesa Ortodossa d’Oriente.
Come data di celebrazione della festività fu scelto il 1 novembre per farla coincidere con il Samhain, l’antica festa celtica del nuovo anno, a seguito di richieste in tal senso provenienti dal mondo monastico irlandese. Secondo le credenze celtiche durante la celebrazione del Samhain, i morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Da questo punto di vista le antiche tribù celtiche erano un tutt’uno col loro passato ed il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l’avvento del Cristianesimo che infatti il 2 novembre commemora i fedeli defunti.
Papa Gregorio III (731-741) scelse il 1 novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro alle reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. Nell’Inghilterra cristiana dell’VIII secolo troviamo le prime tracce di un’antica festa di tutti i santi e, nell’833, l’imperatore Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, ne prescrive la celebrazione in tutto l’impero d’Occidente.
In una omelia San Bernando abate si domandava “a che serve la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità?”. Lo stesso santo rispondeva: “I nostri santi  non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. Per parte mia, devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri”. La festa di tutti i santi, allora, rinnova la fiducia in Dio, il desiderio dell’amore divino che purifica e aiuta a vivere felici e beati. I santi ci aiutano a vivere bene, nella serenità, nella pace e nella benevolenza, il loro esempio, la loro vita rinnova e stimola la passione per Dio, l’amore per l’Onnipotente, l’impegno nella comunità credente. Non solo, il linguaggio dei santi è il linguaggio della vita eterna, della vita in Dio. “Vita eterna” per noi cristiani non indica però solo una vita che dura per sempre, bensì una nuova qualità di esistenza, pienamente immersa nell’amore di Dio, che libera dal male e dalla morte e ci pone in comunione senza fine con tutti i fratelli e le sorelle che partecipano dello stesso Amore. L’eternità, pertanto, può essere già presente al centro della vita terrena e temporale, quando l’anima, mediante la grazia, è congiunta a Dio, suo ultimo fondamento. Tutto passa, solo Dio non muta. Dice un Salmo: “Vengono meno la mia carne e il mio cuore; / ma la roccia del mio cuore è Dio, / è Dio la mia sorte per sempre” (Sal 72/73,26). Tutti i cristiani, chiamati alla santità, sono uomini e donne che vivono saldamente ancorati a questa “Roccia”; hanno i piedi sulla terra, ma il cuore già nel Cielo, definitiva dimora degli amici di Dio.

Don Mario Colavita

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