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L’inizio della fine del Caracciolo

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Portati via arredi e attrezzature del reparto di ginecologia e ostetricia. Paglione chiede 100 milioni di euro dei Por per l’altomolise. “Risarciteci”

Ha preso il via lo smantellamento del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Caracciolo di Agnone. Ieri (3 novembre 2010) come programmato dall’Asrem i camion si sono presentati davanti al nosocomio e gli operai hanno caricato i lettini e tutte le attrezzature del reparto. Si tratta del primo segnale dei tagli apportati dal piano di rientro del deficit sanitario. La protesta dei cittadini alto molisano non ha frenato l’operazione che porterà all’azzeramento dell’Ospedale di Agnone e alla sua trasformazione in una Rsa. D’altronde nella città alto molisana già qualcuno parla di trasformazione di quello che doveva essere il nuovo ospedale in un carcere. Per Candido Paglione, esponente politico del Pd, lo smantellamento del reparto di ginecologia e ostetricia è la prova definitiva della fine lenta, quasi per consunzione, dell’Ospedale di Agnone. “A questo punto troverei davvero grave se qualcuno ancora provasse a far credere alle popolazioni altomolisane che tutto ciò non è vero, a meno che non si pensi che gli altomolisani hanno l’anello al naso – afferma Paglione – Ora però occorrerà trovare la forza di reagire a questa ennesima ingiustizia perpetrata ai danni delle popolazioni montane. Si sarebbe dovuto, semplicemente, tener conto della specificità di Agnone e di tutto il territorio altomolisano. Mi riferisco alla necessità di utilizzare, come era giusto fare, invece, parametri derogatori dagli indici standard per stabilire la dotazione dei posti letto, proprio come era stato previsto dall’art. 20 della Legge regionale sulla Montagna approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale il 1° aprile 2003. Se solo si fosse tenuto conto di quella legge e magari qualcuno avesse difeso e preteso l’applicazione della stessa, oggi non saremmo ad assistere allo spettacolo triste dello smantellamento del San Francesco Caracciolo”.  Paglione invita i cittadini altomolisani a non vivere vivere questo momento con rassegnazione e sollecita una sorta di risarcimento da pretendere, con forza,  a favore dei territori e delle popolazioni altomolisane che sono state maltrattate negli ultimi anni e letteralmente scippate di un loro diritto fondamentale, come è appunto il diritto alla salute. “Penso, infatti, ad un intervento significativo, di almeno cento milioni di euro, per salvare Agnone e l’Alto Molise dalla desertificazione certa – afferma Paglione – Un pacchetto speciale che restituisca alle popolazioni altomolisane la speranza nel futuro, con risorse certe e congrue, all’interno della programmazione dei fondi comunitari del nuovo Programma Operativo Regionale. Le risorse dovranno servire per lo sviluppo economico del territorio con il sostegno alle attività produttive ed allo sviluppo turistico, per il miglioramento della dotazione infrastrutturale, con particolare riguardo alla viabilità ed al collegamento rapido di Agnone e di tutto l’Alto Molise con il Sangro e l’Abruzzo ed, infine – prosegue l’esponente del Pd -  per elevare il livello della qualità della vita delle popolazioni residenti, avendo particolare riguardo per la piena accessibilità ai diritti fondamentali, come la salute, l’istruzione e la mobilità. E’ da qui che deve partire la nostra resistenza e a coloro che pensano di poter risolvere tutto con semplici calcoli ragionieristici – conclude Candido Paglione – consiglio di non essere troppo superficiali, perché se oggi dovessimo chiudere l’Alto Molise, domani potremmo chiudere la Provincia di Isernia e tra un po’, forse, tutto il Molise. Per questo, credo che per l’Alto Molise sia arrivato il momento di rialzare la testa e di pretendere quella giusta attenzione che manca da tanto tempo”.

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