Se anche Google cancella la memoria dell’Ariston
Laura Vincelli, portavoce di Sinistra Ecologia Libertà, racconta il canto del cigno dello storico teatro di Campobasso
Riceviamo e pubblichiamo
Se cercate su google ‘Ariston Campobasso’ vi troverete davanti una lunga sfilza di link sull’assistenza caldaie e se affinate la ricerca aggiungendo ‘teatro’, beh, non troverete comunque granché al riguardo… Dopo molte ricerche la sensazione che ho avuto è che persino un archivio come internet non protegge la memoria del nostro teatro. Il suo canto del cigno è stato il 2003 con una programmazione di nomi eccellenti del calibro di Grillo, Fossati, Paganini, Fiorello e, successivamente, Samuele Bersani, dopodiché il teatro ha chiuso i battenti. Un teatro, che in questi ultimi eventi aveva realizzato il tutto esaurito, ha dovuto chiudere perché le spese per garantire agibilità e sicurezza erano troppo elevate. In questi otto anni di chiusura, la scorsa amministrazione comunale aveva portato avanti un progetto di acquisto del Teatro Ariston all’interno di un programma di rilancio delle attività culturali. Tra i possibili utilizzi dell’Ariston era stata data priorità alla funzione di Teatro, considerando anche la notevole capacità che lo caratterizza e contraddistingue, ma si era prevista anche la possibilità di sfruttarne gli spazi per la realizzazione di una Pinacoteca cittadina, la Galleria d’arte comunale e eventualmente un Museo d’arte moderna. E’ evidente che dietro la volontà di valorizzare un “luogo di cultura” come il Teatro Ariston ci fosse molto di più di un’operazione di carattere patrimoniale, come ha sostenuto nel 2009 l’Assessore Di Domenico. E’ evidente che il progetto rientrasse appunto in un disegno di ben più ampio e profondo respiro culturale e sociale che, in quanto tale, necessitava di risorse non solo comunali (in tal senso si parlò della possibilità di dismissione del patrimonio immobiliare), ma anche della messa a disposizione di fondi regionali e specifiche risorse nazionali, soprattutto per i dovuti interventi di ristrutturazione del teatro e poi per la sua successiva gestione. Si auspicava quindi l’intervento anche degli altri enti e, nel caso, il coinvolgimento del privato. Le saracinesche però sono rimaste abbassate, il numero telefonico del teatro risulta inesistente e chi, passando per via Cardarelli, ne vede le vetrine per le locandine perennemente vuote e coperte di scritte, non può non provare un senso di tristezza, di forte malinconia al ricordo del primo film che proprio in quel cinema aveva visto da piccolissimo. Moltissimi ricordi per tanti campobassani sono evocati dal vecchio Teatro Ariston, il quale, quando ancora la città non offriva grandi opportunità culturali e di intrattenimento, era un punto di riferimento importante. Mi rattrista profondamente l’idea che i soci proprietari di un luogo di così forte valenza culturale, artistica e simbolica adesso, e comunque dopo tanti anni anche molto onerosi, si vedano costretti a trasformare l’Ariston in un appetibile complesso di mini appartamenti o in un ennesimo centro commerciale… Allo sconforto si aggiunge anche un inevitabile senso di degrado… Un degrado che si fa tutt’uno con l’imminente scempio dovuto all’istallazione dei pali eolici nei siti archeologici. Un degrado che ha come causa/effetto la stessa incuria che ogni giorno sbriciola il nostro patrimonio nazionale. Davvero ogni giorno, sempre di più, facciamo i conti con la svalutazione che l’arte, la bellezza, la cultura sono costrette a subire sotto i colpi di un sistema di mercato che non salva niente e nessuno, se non la possibilità di profitti immediati. Ogni giorno facciamo sempre di più i conti con una teoria che vorrebbero imporci, e cioè quella che con la cultura non si mangia, in un paese il cui sistema economico fa della povertà carne da macello e che, eppure, potrebbe trarre da tutto il suo patrimonio artistico e culturale immensi guadagni… se solo ne iniziasse a capire il valore… Scusate la digressione e non voglio qui parlare dell’importanza della funzione sociale di un teatro, voglio solo fare un appello a nome di Sinistra Ecologia e Libertà di Campobasso al Sindaco Di Bartolomeo perché continui ad occuparsi dell’Ariston prima che sia troppo tardi.
(Laura Vincelli e il Teatro Ariston di Campobasso)
Dieci giorni fa la Giunta comunale ha approvato i PISU, progetti integrati di sviluppo urbano. Saranno finanziati dalla Regione infatti rientrano nella programmazione 2007/2013 dei fondi strutturali. Si legge del paternariato allargato territoriale che si è creato (composto da: Provincia Campobasso, Università degli studi del Molise, CCIAA Campobasso, Centro Fieristico Selvapiana, Associazione degli Industriali del Molise, Confapi-Acem, Anas, Incubatore Terzo Settore, Confcommercio, Confesercenti, CNA, URA CLAAI, Confcooperative, CISL, UIL) e che dovrà collaborare all’attuazione delle linee programmatiche. Dagli obiettivi in questione emerge la volontà di riqualificare e valorizzare spazi del nostro territorio al fine di accrescerne o solidificarne il valore ed è per questo che Sinistra Ecologia e Libertà di Campobasso ritiene che anche il Teatro Ariston possa beneficiarne, in quanto luogo imprescindibile della nostra memoria per la funzione culturale che ha avuto nel territorio. Chiediamo che l’Ariston sia salvato perché all’interno di un progetto di “marketing territoriale”, com’è definito, avrebbe potenzialità immense dal punto di vista delle iniziative e delle politiche culturali di cui potrebbe essere propulsore. Crediamo che dovrebbe essere un progetto di queste ambizioni a dover essere appetibile all’interno di una politica di valorizzazione del territorio e non piuttosto l’idea, snaturante rispetto alla vocazione dell’area, di abbandonare il teatro in balia di investimenti che lo trasformerebbero in un nuovo centro commerciale… Ma il punto torna ad essere lo stesso.. come detto prima… se ne deve capire il valore, perché, a quel punto, quel valore diventa una responsabilità di tutti noi.
Laura Vincelli - Portavoce di Sinistra Ecologia Libertà Campobasso

















