Open Gates, il Gip: “Un sodalizio criminale”
Dalle 450 pagine dell’inchiesta viene fuori un quadro terrificante. Un business che metteva a rischio la salute dei cittadini
Una prassi adottata nell’arco di un lungo periodo. Un territorio inquinato da veleni che possono compromettere la salute dei cittadini. Un sodalizio criminale, ben organizzato, che agiva grazie alla complicità di alcuni funzionari della pubblica amministrazione. Questo viene fuori dall’ordinanza con la quale il Gip di Larino, Roberto Veneziano, ha disposto, su richiesta della Procura della Repubblica, l’arresto di otto persone, tra cui Antonio Del Torto, Commissario straordinario del Cosib di Termoli, e misure restrittive per altre tre persone. In 450 pagine il Gip descrive un quadro terrificante. Rifiuti speciali di produzione industriale smaltiti con un’assordante indifferenza in aree agricole, falsificando la necessaria documentazione. Controllori trasformatisi in presunti complici. Una rete finalizzata unicamente al profitto, alla riduzione dei costi per lo smaltimento dei rifiuti industriali pericolosi. Scrive Veneziano: “Un ben organizzato sodalizio criminale, dedito alla commissione di un’indeterminata serie di condotte illecite, con predilezione per i reati contro l’ambiente, la fede pubblica e la pubblica amministrazione, con particolare predilezione per i delitti di corruzione e abuso d’ufficio. (…) pubblici ufficiali che avrebbero dovuto presiedere a una rigorosa attività di controllo dei processi in corso presso l’impianto da cui fuoriuscivano i fanghi il cui unico fine era invece il conseguimento di un facile profitto, a discapito della integrità ambientale e della salvaguardia della salute pubblica. (…) Gravi indizi di colpevolezza relativi a condotte associative profondamente radicate sul territorio del Basso Molise e finalizzate alla sempre più incisiva contaminazione di vasti ambiti territoriali mediante la sistematica corruzione di pubblici ufficiali e la progressiva occupazione di sfere della politica locale e dell’imprenditoria del settore, sempre più piegata al becero perseguimento di finalità di arricchimento personale del nucleo gravitante attorno alla persona di Del Torto Antonio”. Parole frutto di un’indagine dettagliata del Noe di Campobasso, supportata da intercettazioni, pedinamenti e acquisizione di una vasta documentazione. L’impianto accusatorio pone in primo piano l’Inside Srl, Società di Del Torto, che avrebbe offerto prezzi fortemente concorrenziali (quasi il 50% in meno rispetto a quelli presenti nel mercato) per lo smaltimento dei rifiuti industriali, fatti passare come fanghi di acque reflue urbane.
Il ruolo di Iorio
Secondo il Gip Veneziano il Governatore Iorio svolge il ruolo di “sponsor” di Del Torto. Ne sostiene la nomina a Commissario del Cosib. In un’intercettazione telefonica emerge la preoccupazione di Del Torto circa la proroga dell’incarico. Dopo avergli inviato una lettera, chiama Iorio e gli chiede di confermare la nomina entro il 30 luglio. Il Governatore manifesta qualche dubbio ma Del Torto insiste, affermando che tutti i comuni soci del Consorzio erano d’accordo, tranne quello di Termoli, all’epoca retto da una maggioranza di centrosinistra, guidata dal sindaco Greco. Detto fatto. Arriva la proroga prima di tre mesi, poi di altri 6. Dunque, secondo la magistratura di Larino, Iorio ha “favorito in ogni modo la conduzione incontrollata di Del Torto prorogando la sua carica di commissario straordinario dell’ente”.
Gli interrogatori
Ora si attendono i primi interrogatori. Il 9 dicembre alle ore 13 verrà ascoltato Antonio Campana, il funzionario della Regione Molise difeso dall’avvocato Fabio Del Vecchio. Alle 16 toccherà a Michele Sottile di San Martino, consulente della Inside, difeso dall’avvocato Peppino Vaccaro. Venerdì alle 9,30 il Gip ascolterà Elio Scurti, direttore del Coniv di Montenero di Bisaccia, difeso dagli avvocati Arnaldo Tascione e Giovanni Cerella. Infine, alle 10, 30 toccherà ad Antonio Del Torto difeso dall’avvocato Bernardo Bruno. La settimana successiva gli indagati per i quali sono stati disposi gli arresti domiciliari .
Le reazioni
Marinella Di Carlo e Piera Liberanome (Ecodem): “Tuteliamo la salute dei cittadini, la nostra terra e il nostro ambiente”
“L’inchiesta della Procura della Repubblica di Larino, avviatasi dal 2007 e proseguita per tre anni, ha portato alla luce un sistema di potere che ha smaltito i rifiuti sul territorio in modo fraudolento. Gli impianti di depurazione di Montenero di Bisaccia e del Nucleo Industriale di Termoli, sono stati utilizzati per trattare sostanze pericolose che poi sono state sversate su centinaia di ettari di terreno del Basso Molise. Ci chiediamo se la coltivazione di quei campi ha potuto pregiudicare la qualità dei prodotti agricoli e se possono esserci state conseguenze per i consumatori e per la salute dei cittadini? Ci chiediamo se le sostanze trattate nei depuratori e poi sversate a mare o nei canali, abbiano prodotto conseguenze impattanti sulle persone e sulla loro incolumità oltre che sull’ambiente? Ci chiediamo come sia stato possibile che per anni nessuno si è accorto di nulla, né un Sindaco del Basso Molise, né un amministratore del Nucleo Industriale di Termoli, né la Provincia o la Regione e né le forze sociali e imprenditoriali? Ricordiamo in queste ore il coraggio di Mons. Valentinetti, già Vescovo di Termoli, che da tempo denunciava lo smaltimento dei rifiuti nelle campagne del Basso Molise. Ricordiamo con lui l’Amministrazione Comunale di Greco a Termoli che provò a fare chiarezza sulla gestione del Consorzio Industriale e che per aver osato attaccare il Sistema venne estromesso con una legge regionale ad hoc dalle possibilità di guidare il Cosib. Ricordiamo l’Associazione Ambiente Basso Molise, la Fondazione Don Milani, la Diocesi di Termoli, i giornalisti di Primo Numero, de La Voce del Molise e gli altri organi di stampa che non si sono fermati alle verità di facciata. Rendiamo merito a Rosaria Capacchione per il coraggio che ha avuto nel denunciare questo traffico dalle colonne de Il Mattino e a Roberto Saviano che in Gomorra già parlava dello smaltimento dei rifiuti tossici nelle campagne tra Termoli e Campomarino. L’auspicio è ora quello di fare chiarezza sul futuro perché i cittadini non possono vivere nel dubbio circa la propria sicurezza ambientale e sanitaria. Il Cosib và commissariato e superato. Gli organi di controllo della Regione e della Provincia vanno resi più efficaci. Và predisposto un nuovo Piano Regionale dei Rifiuti e rafforzato l’Assessorato all’Ambiente con un ruolo diverso dell’Arpa. I comuni non possono continuare a tacere di fronte a pericoli simili per il Basso Molise. La Provincia intervenga per le proprie competenze e la Regione porti in discussione la Mozione del Consigliere Michele Petraroia su questi temi, ponendo termine a un atteggiamento di sufficienza e superficialità su questioni di tale rilevanza. E spieghi perché il COSIB di Termoli non è mai stato oggetto di verifiche ispettive e controlli interni”.
Andrea Pietravalle, presidente del Circolo culturale “Base Molisana – Generazione Nostra: “Iorio riferisca in Consiglio regionale”
“Quanto sta avvenendo in queste ore ed in questi giorni in Basso Molise, a seguito dell’operazione denominata “Open Gates” legata allo smaltimento dei rifiuti, è davvero per certi versi drammatico ed al tempo stesso disdicevole. Abbiamo appreso dai principali organi di informazione regionali e nazionali di questa operazione di polizia, partita all’alba del 6 dicembre e che ha portato tra gli altri all’arresto del presidente del Cosib, Antonio Del Torto e posto sotto indagine anche il governatore della Regione Molise, Michele Iorio. Ancora una volta la nostra regione balza agli occhi dell’opinione pubblica nazionale non certamente per fatti positivi, dopo i problemi legati alla gestione discussa della sanità, le tante trasmissioni dedicate da importanti format a contributi regionali elargiti come ad esempio per la coltivazione della patata turchesca od altro. Tutto questo poi, arriva a pochi giorni dalla querela presentata dallo stesso governatore del Molise, nei confronti di Vinicio D’Ambrosio, autore del libro: “Il Regno di Iorio”. Va comunque dato atto a Michele Iorio di non aver fatto attendere la propria reazione e di aver inviato una nota alla stampa in cui si dice immediatamente disposto a rispondere a tutte le domande dei magistrati, per dimostrare la sua totale estraneità nella vicenda legata all’”Open Gates” ed allo smaltimento dei rifiuti nel Basso Molise. Riteniamo che la politica in questo momento tutt’altro che facile, abbia il dovere ed il compito di fare chiarezza su quanto avvenuto in questi mesi e si ponga il problema di rilanciare con urgenza e con forza il rispetto sulle norme e sui controlli sullo smaltimento dei rifiuti. In linea con ciò, va inquadrata la richiesta avanzata da alcuni autorevoli esponenti dell’opposizione, come Michele Petraroia e Danilo Leva, che hanno invitato il governatore Iorio a riferire in Consiglio regionale circa l’operazione “Open Gates”. Ipotesi su cui ci troviamo perfettamente d’accordo, al di là delle posizioni politiche, che darebbe un grande senso di civico, di trasparenza e di estremo rispetto nei confronti del cittadino-elettore allo stesso Consiglio”.
Antonello Manocchio (Segreterio regionale Prc): “Una rete trasversale e omertosa”
Le ultime inchieste bassomolisane riguardanti il porto turistico di Campomarino, lo smaltimento dei fanghi e dei rifiuti tossici, l’operazione “Open Gates”, ecc. dimostrano in tutta evidenza ciò che il Partito della Rifondazione Comunista denuncia da sempre, ossia, che la gestione politica molisana è fondata prevalentemente sulla costruzione di una rete trasversale e omertosa di interessi particolari, finalizzata all’arricchimento personale e al mantenimento del potere. I costi di queste operazioni purtroppo li pagano concretamente tutti i cittadini attraverso l’avvelenamento del proprio territorio, la grave compromissione della salute e, in ultima analisi, la distruzione del proprio futuro. La nostra preoccupazione, infatti, è oggi duplice: per la presenza in Molise di conclamati fenomeni di illegalità di così ampia portata e per la coabitazione di certa politica con tali fenomeni. La magistratura farà il suo corso, come è giusto, ma certo noi non possiamo sottrarci dall’esprimere con nettezza i nostri giudizi politici. Occorre innanzitutto ricordare che la presidenza di Del Torto al Cosib -prima e dopo il commissariamento dell’Ente- è potuta perdurare anche grazie all’appoggio trasversale di esponenti e sindaci del centrosinistra, in particolare del Partito Democratico molisano, oltre che per la protezione politica dell’amico “Miché” (come si evince da intercettazioni telefoniche tra il Governatore regionale e il presidente del Cosib diffuse pubblicamente). Rammentiamo che, all’epoca, il Partito della Rifondazione Comunista era presente nell’assemblea del Cosib nella delegazione dell’amministrazione Greco e ha condotto una strenua battaglia (invero insieme ad altri colleghi della delegazione termolese) per tentare di rovesciare la nefasta presidenza Del Torto e cercare così di avviare un nuovo percorso di quell’Ente, che iniziasse finalmente a parlare di un trasparente e partecipato sviluppo economico del territorio bassomolisano, incentrato su politiche eco-sostenibili e vocate alla valorizzazione turistica e ambientale. Come è noto, purtroppo la delegazione del centrosinistra al Cosib si spaccò poiché i rappresentanti del PD (allora ancora DS e Margherita) decisero di sostenere Del Torto, mantenendo, di fatto, ancora in vita quella gestione. Finì col delinearsi uno scenario assurdo e contraddittorio che vedeva gli stessi sindaci di centrosinistra (Guglionesi e Campomarino) sostenere il presidente del Cosib (referente politico del centrodestra) e, nel contempo, tutti insieme avviare una crociata contro Termoli, per indebolire l’incidenza dell’amministrazione Greco in quell’Ente. Ovviamente, quei trasversalismi e quelle contraddizioni politiche si riversarono nella stessa amministrazione di Termoli, che finì così col cadere proprio sotto i colpi della imbarazzante e trasversale alleanza del centrodestra con una parte del partito democratico termolese. In estrema sintesi, questi i fatti che rivelano quanto l’ottica e la pratica politica dei due principali poli (centrosinistra e centrodestra) siano sovente speculari o addirittura consociativi tra loro. Il Prc molisano continuerà senza indugio nel suo lavoro politico e sociale di costruzione di una reale alternativa a questo sistema, che veda nella salvaguardia del territorio una delle condizioni imprescindibili per l’affermazione di un futuro diverso per questa Regione.
Matteo D’Errico (Segretario provinciale di Campobasso del Partito Socialista Italiano): “Verificare se se lo spargimento indiscriminato di qualsiasi schifezza è connesso all’alta incidenza di morti per cancro nella zona del Basso Molise”
“La vicenda del Cosib con l’arresto di presidente e tecnici per reati contro l’ambiente ripropone con forza un gravissimo problema che riguarda soprattutto il Basso Molise: l’eccessivo numero di decessi per tumori. Va subito accertato, da parte di chi vi è preposto, se lo spargimento indiscriminato di qualsiasi schifezza, proveniente anche da altri impianti di trattamento, nell’aria e nel suolo è connesso all’alta incidenza di morti per cancro nella zona del Basso Molise. Quando è in gioco la salute dei cittadini le azioni di controllo e vigilanza ambientale e sanitaria sul territorio devono essere massimi, non basta la “buona fede”.
Erminia Gatti (Coordinatore regionale Api): “Un attentato al nostro territorio, prima ancora che un terremoto politico”
“Sulla gravissima vicenda dei rifiuti trattati dal Cosib, esprimo indignazione e preoccupazione per le terribili ipotesi di reato formulate dalla magistratura frentana. Pur nel rispetto dovuto al lavoro dei magistrati, sino alla definitiva soluzione della vicenda giudiziaria, è già possibile tracciare alcune considerazioni. Credo che l’aspetto più delicato di questa vicenda, non abbia nulla a che vedere con le rivendicazioni politiche e personali: è semmai l’attentato vero e proprio che è stato fatto al nostro territorio. Oltre duecento ettari di terreni agricoli, sarebbero stati potenzialmente contaminati da fanghi tossici o comunque non adatti all’utilizzo agronomico, addirittura sotto fasulli marchi biologici, se venissero confermate le accuse della procura. Non v’è dubbio che un impianto accusatorio come quello delineato punta dritto al cuore di un sistema malato, in cui la politica e l’economia si incontrano su zone d’ombra, in cui il profitto del privato influenza e determina i meccanismi dell’azione pubblica: è di questa insopportabile commistione che si dovrebbe parlare. Ma è anche l’ultimo colpo di grazia alla salubrità di un territorio e ad un’agricoltura già fortemente compromessa per il ruolo secondario che le politiche regionali le hanno assegnato finora. Un comparto ormai in ginocchio, stretto tra la morsa di una crisi che colpisce drammaticamente produttori e consumatori, e gli appetiti speculativi delle multinazionali energetiche, che vedono nelle belle campagne molisane l’Eldorado per impiantare pannelli fotovoltaici e pali eolici. Con lo scandalo che si è profilato, tutti gli sforzi degli agricoltori di qualità, che investono nel biologico, che contano sulle sfide del “kilometro zero” e della filiera corta, rischiano di essere dispersi. Mi preoccuperei più delle sorti di un’agricoltura morente, della integrità della salute dei cittadini che quei prodotti hanno consumato, delle ricadute sullo sviluppo di un turismo potenzialmente interessante come quello eno-gastronomico, piuttosto che di scomposte rivendicazioni su responsabilità di cui, mi sembra, ben pochi degli attuali attori possono dirsi totalmente estranei. La politica torni ad occuparsi di rappresentare i cittadini, di garantire uno sviluppo sostenibile, di tutelare la salute ed il benessere delle future generazioni: è questo che siamo chiamati a fare. Sono risposte precise quelle che i cittadini, stanchi di sterili risse, si attendono dalla propria classe dirigente”.

















