Liscione inquinato, colpa del maltempo
Le conclusione del vertice convocato da Iorio con Molise Acque, Arpa, Arsiam. Gatti: “Siamo amministrati da incompetenti”
Il Governatore Iorio ha atteso un bel po’ di giorni prima di decidersi ad entrare in campo e affrontare concretamente l’emergenza che si è venuta a creare in 9 Comuni del Basso Molise per l’interruzione dell’erogazione dell’acqua potabile a causa dell’inquinamento delle condotte. Oggi (29 dicembre 2010) Iorio ha incontrato i responsabili di Molise Acque, dell’Arpa Molise, del Servizio igiene pubblica dell’Arsiam e i sindaci dei Comuni messi in ginocchio dal disservizio. “Dal confronto è emerso che ci sono stati aumenti non importanti della presenza dei “trialometani” nell’acqua dell’invaso del Liscione dovuti ad eccezionali condizioni atmosferiche che hanno portato, nello stesso invaso, quantità rilevanti di presenze organiche di tipo vegetale e di fango – si afferma in una nota diffusa al termine della riunione dalla Presidenza della Giunta Regionale - Sostanze queste che hanno reagito con il cloro aumentando il limite dei “Trialometani”. Ad ogni modo questo limite, superato di pochi punti, non è certo preoccupante se si pensa che lo stesso limite, in altre regioni, è tre volte più alto (In Molise è di 30 microgrammi per litro, in altre regioni è di 80 e in alcuni casi di 150 microgrammi per litro)”. Insomma, tutta colpa delle “eccezionali condizioni atmosferiche” che hanno causato l’inquinamento dell’invaso del Liscione e comunque, secondo la Regione, non bisogna preoccuparsi, così come non bisognava preoccuparsi di quello che, a suo tempo, accadeva al Cosib, quando Del Torto brindava con l’acqua del depuratore. “Da questo incontro –ha commentato Iorio al termine del confronto – è emerso un elemento di chiarezza e di rassicurazione. Il sistema di controllo ha funzionato, non ci sono stati problemi di reali pericoli per la salute dei cittadini. I superamenti dei limiti di “trialometani”, ancorché monitorati costantemente giorno per giorno dall’ARPA, (molti di questi limiti oggi già sono tornati in condizione di normalità), sono sempre stati comunque di molto al di sotto della soglia massima prevista da altre realtà territoriali. Abbiamo dato incarico –ha concluso il Presidente- all’Arpa di monitorare costantemente la situazione in ciascuno dei comuni interessati, questo per consentire ai Sindaci di emanare le ordinanze opportune e avviare le necessarie operazioni di pulitura delle reti, dei serbatoi e degli accumulatori sia pubblici che privati. Il tutto al fine di giungere al più presto ad una condizione di normalità”.
(Il vertice sull’inquinamento dell’acqua)
Erminia Gatti, coordinatrice regionale Api: “Siamo amministrati da incompetenti”
“Siamo amministrati, a livello politico, da persone molto carenti sul piano delle competenze e dell’iniziativa”. Così Erminia Gatti, coordinatrice dell’Api, commenta la riunione convocata da Iorio. Secondo l’esponente politico del Partito di Rutelli la gestione dell’ emergenza che ha interessato 9 Comuni del Basso Molise, mette in evidenza un doppio fallimento: quello dei tecnici e quello dei politici molisani. “I costi della politica per il mantenimento di enti regionali e sub-regionali non sono solo scandalosi per la loro quantità, ma anche inutili sotto il profilo dell’efficienza tecnica – afferma Gatti - considerando che il direttore generale di Molise Acque, con uno stipendio di oltre 160 mila euro annui, è tra i dirigenti meglio pagati della Regione, e che l’ente conta addirittura venticinque persone tra collaboratori esterni e consulenti, si può ben dire che alla prova dei fatti la capacità della struttura ha mostrato ingiustificabili inefficienze”. Gatti sottolinea che se ci si collega al sito di Molise Acque non si trovano dati sulla potabilità dell’acqua, né i risultati aggiornati delle analisi chimiche, né informazioni utili su come gestire la crisi, sugli usi consentiti o consigliati dell’acqua, ma una bella cartolina con gli auguri di buon Natale.
“Stesso discorso per il sito dell’Arpa Molise, dove si possono trovare i dati sui controlli analitici a partire dal 14 dicembre, ma non per tutti i comuni, e solo in date sporadiche, non quotidiane o continuative – prosegue la coordinatrice dell’Api - in compenso sono pubblicati gli elenchi dei dodici dirigenti, con stipendi che vanno dai 77 mila ai 122 mila euro annui. E cali il silenzio sull’Asrem: comunicazione istituzionale ai cittadini sull’emergenza acqua potabile del tutto assente, mentre l’elenco dei dirigenti della struttura è talmente lungo che non è stato possibile contarli tutti. Questo è il dato: apparati burocratici complessi, farraginosi, sovradimensionati, costosissimi e inefficienti nel momento della necessità. Alcuni dati significativi: sul sito dell’Arpa il primo valore fuori limite di trialometani per il comune di Campomarino (altri comuni non vengono citati) risale al 14 dicembre, ma l’ordinanza del Sindaco è del 17 dicembre: come mai? – chiede Gatti - Idem per il sindaco Di Brino, che ha dichiarato in ordinanza di avere ricevuto in data 22 dicembre la comunicazione dei valori fuori limite, mentre il fax dell’Arpa è datato 20 dicembre: occorrono forse due giorni affinché due uffici si mettano in contatto per fronteggiare una situazione di emergenza? Aggiungo: forse il documento dell’Arpa è arrivato in ritardo per dare il tempo al dott. Giovanni Del Torto, sottoposto all’obbligo di firma in relazione all’inchiesta Open Gates, di sottoscriverlo? Ed ancora: la pubblicazione dei dati inizia il 14 dicembre, ma anche il controllo e la rilevazione dei dati è iniziata così tardi, o veniva fatta già in passato e non comunicata?”. Circa poi alle carenze politiche Gatti chiede perché non è stato costituito un coordinamento intercomunale per la gestione dell’emergenza, almeno per quanto riguarda l’informazione capillare a tutti i cittadini e l’approvvigionamento minimo necessario, attraverso le autobotti. “Chiedo al Sindaco Di Brino, massima autorità sanitaria secondo il dettato del Tuel ed autorità di protezione civile ai sensi della normativa vigente, perchè non sia stato attivato un Centro Operativo Comunale – incalza la Coordinatrice dell’Api - Un centro, aperto anche nei giorni di festa, idoneo a garantire una piena ed efficiente informazione per i tanti dubbi che avrebbero potuto e dovuto essere risolti: la bollitura risolveva i problemi? Era possibile lavarsi i denti o fare il bagnetto ai neonati? I comuni filtri per l’acqua depurata garantivano acqua pura? Sono solo alcune delle domande che mi sono sentita rivolgere da comuni cittadini. Ma soprattutto, occorreva garantire l’approvvigionamento con autobotti per i tanti cittadini che non avevano la possibilità di acquistare acqua minerale per i vari usi alimentari ed igienici indispensabili. Ancora, invece che emanare un’ordinanza per l’apertura straordinaria dei centri commerciali, perché non si è previsto un intelligente contingentamento preventivo dell’acqua minerale, che evitasse lo sciacallaggio all’ultima bottiglia proprio a ridosso delle festività natalizie? Infine, come si è tutelato il diritto alla salute, all’integrità fisica e alla dignità della persona dei tanti soggetti con difficoltà, come i pensionati, i disabili, gli indigenti che non hanno potuto sapere o ovviare all’emergenza? Perchè soltanto oggi si ha notizia di controlli a tappeto nei locali pubblici, ristoranti, pizzerie, panifici, bar, ossia tutte quelle attività che utilizzano acqua a scopo alimentare? Fino ad oggi chi e come ha garantito la salubrità degli alimenti e delle preparazioni?”. L’ultimo pensiero di Gatti è dedicato al presidente di Molise acque, Sabatini. “Ci dice che i trialomentani superavano di 1,5 mg il limite consentito dalla legge, che è di 30 mg per litro – afferma l’esponente politco dell’Api - I dati pubblicati dall’Arpa variano fino a 70 mg per litro in varie località. Ma la normativa europea (Direttiva Consiglio Ue 98/83/Ce – Qualità delle acque destinate al consumo umano) consente trialometani nell’acqua potabile fino ad un massimo di 100 mg per litro, pur con possibilità di deroghe inferiori per i vari stati membri. Ora, due sono le ipotesi: o l’emergenza non c’era e siamo stati tutti vittime dell’incompetenza gestionale dei nostri amministratori, che ci hanno costretto a due settimane di infondato disagio materiale e profondo allarme emotivo, oppure l’immissione di cloro doveva potabilizzare elementi inquinanti gravi di cui non conosciamo l’entità e la consistenza, ed allora è necessario che qualcuno ci spieghi cosa succede al nostro territorio e quali rischi per la salute, concretamente, si corrono. Certo è – conclude Gatti – che l’emergenza primaria, oggi, a me sembra l’approssimazione e la superficialità dei nostri amministratori”.


















per Nilla Pizzi e Gino Latilla la colpa è del bajon, come da vecchia canzone anni 50/6; anche l’estate quando le rive della diga sono infestate da pesci morti…”è colpa del bajon”