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Paglione: “Il federalismo slvaguardi i territori montani”

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La Lega spinge per l’approvazione. Il dirigente molisano del Pd: “Si rischia di commettere una clamorosa ingiustizia”

“E’ opportuno mantenere alto il livello di attenzione in questa fase cruciale per evitare che l’approvazione del federalismo municipale e la relativa individuazione dei fabbisogni standard possa realizzarsi senza tenere nella giusta considerazione la specificità dei territori montani”.
E’ la posizione di Candido Paglione, dirigente regionale del Pd, il quale si esprime in merito al federalismo fiscale, alla vigilia della probabile approvazione in Parlamento, su spinta della Lega. “Va assolutamente evitata l’idea di una finanza comunale federalista che trovi il proprio fondamento esclusivo sui cespiti immobiliari proprio perché in montagna essi sono normalmente più bassi rispetto alle città – prosegue Paglione –Sarebbe auspicabile, invece  l’idea, per le zone montane, di una finanza comunale che attinga a più fonti di entrata per mantenere, in ogni caso, un maggiore equilibrio nel gettito. Oltre a ciò, è necessario che venga istituito, contestualmente, un fondo perequativo che serva a garantire  la copertura dei maggiori costi necessari ad assicurare la piena esigibilità dei diritti fondamentali (salute, istruzione, mobilità) anche ai cittadini che vivono nei territori montani”.  A dire di Paglione è necessario prevedere meccanismi di compartecipazione dei comuni montani al valore aggiunto che può derivare dall’utilizzo generalizzato delle risorse naturali specifiche della montagna, come l’acqua.  “In questo modo – continua il dirigente del Pd– si potrà parlare non solo di federalismo fiscale, ma anche di federalismo ambientale e si può immaginare, concretamente, di alimentare il fondo perequativo per il riequilibrio delle finanze comunali sia con la compartecipazione al gettito Irpef, che con il ritorno di una quota parte dell’Iva. Su queste questioni si gioca la vera partita del federalismo solidale e se non ci sarà una forte e convinta presa di coscienza collettiva da parte della classe politica – conclude Paglione – si rischia di commettere una clamorosa ingiustizia, con il risultato di ritrovarci a festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia, con un Paese, paradossalmente, meno unito e più ingiusto”.

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