Legge sul commercio, raccolta di firme per cambiarla
Commercioattivo: “Bisogna avere il coraggio di tornare indietro prima di essere del tutto sazi ma profondamente disperati”
Commercioattivo non arretra e ribadisce il proprio no alla nuova legge regionale sul commercio e soprattutto alle aperture domenicali indiscriminate che, a dire dell’associazione, non portano occupazione aggiuntiva e causano la morte ed il deperimento di tanti esercizi di vicinato (potenziali contribuenti in meno) e molti più posti di lavoro non affatto considerati dalla politica. Citando i dati pubblicati da Il Sole 24 Ore, Cittadinanzattiva ricorda che nei prossimi 10 anni scompariranno 55.000 piccoli negozi con una perdita di 135.000 posti di lavoro e si stima che nei primi 9 mesi del 2010 il saldo negativo di 10.000 piccoli negozi in meno, è destinato a confermarsi anche per il 2011, su tutto il territorio nazionale. “Sviluppo e innovazione saranno la nostra risorsa – afferma Giulia D’Ambrosio, presidente dell’Associazione - la scelta di consorziarci e fare rete potrebbe farci uscire dalla crisi ma si necessita di risorse e forme adeguate al rilancio. Bisogna avere il coraggio di tornare indietro prima di essere del tutto sazi ma profondamente disperati”. In merito alla situazione specifica di Campobasso, dove con una propria ordinanza il sindaco Di Bartolomeo ha fissato un calendario che prevede 32 aperture domenicali e festivi dei negozi, Commercioattivo ricorda nell’incontro con le parti sociali promosso dell’assessore al commercio Pasquale Colarusso il 28 dicembre 2010 ha ribadito la propria contrarietà ad una liberalizzazione eccessiva e distruttiva dando la propria disponibilità ad un calendario recante una sola apertura mensile -la prima domenica del mese- tale da essere punto di riferimento preciso per i consumatori. “La posizione di svantaggio in cui viene posta la categoria dei piccoli esercenti del commercio regionale resta sotto gli occhi di tutti e trova un ampio dissenso tra gli esercenti di tutto il territorio regionale – sostiene D’Ambrosio - Davano parere contrario anche le organizzazioni sindacali di categoria Filcams-Cgil, Uiltucs – Uil e Fisascat – Cisl. La nuova legge sul commercio, scritta avvalendosi del parere delle due organizzazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti – prosegue il presidente dell’Associazone – arriva ben oltre, delegando i sindaci ad ulteriori e indefinibili deroghe. Essa inoltre è priva di tutele al commercio di vicinato in considerazione che la GDO e gli outlet praticano vendite scontate o sotto costo 365 giorni l’anno, lesivi della nostra categoria e di svariati settori merceologici. Ulteriormente dichiariamo che nella ipotesi di bilancio presentato dalla Regione Molise non si prevedono capitoli di spesa adeguati al rilancio ed al sostegno delle tante piccole imprese locali del commercio. Tale posizione sarà a dir poco distruttiva nel breve termine, data la grave congiuntura in atto”. Commercioattivo denuncia anche il declino della vivibilità, dei servizi e delle funzioni sia nelle zone centrali che nelle periferie di Campobasso. “Tutto ciò accade in un momento assai delicato – afferma D’Ambrosio – per le scelte federali che vedranno il Molise perdente per la scarsa e critica presenza di produttività locale e per il disagio esistenziale procurato al territorio in grave deficienza a livello di trasporto pubblico, di servizi sociali e sanitari. Arrivare all’economizzazione della vita sarà come distruggere ogni dimensione umana. Non si vive solo di beni materiali bensì esistono i cosiddetti “beni relazionali” cioè i normali e vitali rapporti di coesione sociale. La grande presenza di lavoratrici donne nel commercio non sarà sostenuta da presidi sociali festivi, nè vi sono elementi di compensazione ai normali tempi di cura della propria vita e di quella dei propri cari”. Per queste ragioni Commercioattivo sosterrà, quindi, la petizione popolare che coinvolgerà oltre agli esercenti e lavoratori del commercio anche i privati cittadini per chiedere a gran voce alla Regione Molise una profonda revisione della legge. Infine l’associazione denuncia il danno procurato ai consumatori, “che avranno sempre minori opportunità di scelta merceologica – sostiene D’Ambrosio – per il vistoso appiattimento delle varietà merceologiche presenti sul mercato e ad un deperimento della qualità del prodotto agroalimentare locale strozzato dalle maglie della concorrenza dei più forti”. Dunque, per il presidente di Commercioattivo questa situazione provocherà una ricaduta negativa a catena su tutte le piccole e medie imprese fornitrici. “La torta del consumo – conclude D’Ambrosio – resta sempre la stessa ma divisa tra i vari competitori con la prevalenza dei più grandi”.

















