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Elezioni regionali, lotta per la poltrona

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Sindaci in rivolta contro le proposte di legge che obbligano a dimettersi 6 mesi prima di candidarsi. L’Anci: “Violata la Costituzione”


Scoppia la rivolta dei Comuni molisani contro le proposte di legge, in discussione nella prima Commissione del Consiglio regionale, che escludono la possibilità i candidarsi alle cariche regionali i Sindaci e altri amministratori. In pratica i sindaci non vogliono la norma che gli obbliga a dimettersi sei mesi prima di candidarsi. Cercano, quindi, il classico “paracadute”: restare in sella se poi si viene bocciati dall’elettorato. I Consiglieri in carica, invece, propongono lo sbarramento per tutelare se stessi. Dall’esterno sindaci e amministratori spingono con forza per avere le “mani libere”. A tal fine scende in campo addirittura l’Anci Molise il cui presidente, Franco Miranda, in una nota inviata alla stampa sostiene che si sta palesemente violando la Costituzione e le disposizioni riguardanti il diritto passivo all’esercizio del diritto elettorale. “Le norme, infatti, appaiono oltre che assolutamente inopportune sul piano politico, illegittime su quello strettamente giuridico –sostiene Miranda – Resto poi sempre basito dall’atteggiamento di totale chiusura che registriamo relativamente ad alcuni iniziative di alcuni consiglieri regionali”. L’Anci Molise ricorda che le disposizioni che riguardano le ineleggibilità dei sindaci sono contenute nelle norme del Testo Unico degli enti locali. “Lo stesso non contempla fra le cause di ineleggibilità quella dello status di Sindaco – afferma l’Associazione dei Comuni -  statuendo viceversa che si tratta di una condizione di incompatibilità. In particolare, l’art. 65 del Testo Unico, al I comma prevede espressamente che “il sindaco e gli assessori dei comuni compresi nel territorio della regione, sono incompatibili con la carica di consigliere regionale”. La legge regionale, pertanto, non potendo normare in violazione dei principi disposti dalle leggi cornice nazionali, sarebbe pur nelle differenti interpretazioni e forzature (si vedano i casi Abruzzo e Lombardia, molto diversi fra loro), palesemente illegittima”.  In punto di diritto l’Anci Molise rileva inoltre anche la circostanza che “manca un nuovo Statuto che disciplini la forma di governo regionale, rispetto alla quale forma andrebbe confezionata la legge elettorale a valle della quale, e solo in attuazione dei principi nazionali, di cui si è detto innanzi, andrebbero statuite le ineleggibilità e incompatibilità. Ribaltare la consecutio è un pastrocchio logico e giuridico”. I sindaci lamentano, infine, alcune delle sofferenze alle quali stanno andando incontro nell’impossibilità di dare risposte ai cittadini. “I servizi si riducono per quantità e qualità, nel mentre le aspettative sono nel tempo cresciute – si afferma nella nota dell’Anci -  La conclusione: difficile il mestiere dell’Amministratore in questo periodo. Meglio però sia chi già lo svolge a proseguirlo, perché alle cariche regionali è bene non abbiano proprio accesso”.

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