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A lavoro con le stufette

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L’incredibile precarietà dei dipendenti dell’area tecnica del Comune di Isernia che diffidano Melogli per cambiare sede

I dipendenti dell’area tecnica del Comune di Isernia sono stanchi di portarsi le stufette da casa per riscaldarsi, Stanchi di essere costantemente a rischio di raffreddore, mal di gola, febbre e altri malanni. Chiedono al sindaco Melogli di spostare gli uffici dall’edificio di via Giovanni XXIII a palazzo Orlando, ora che è stato lasciato vuoto dall’Università. Hanno scritto al sindaco di Isernia per diffidarlo dal rinnovare il contratto di locazione della sede di via Giovanni XXIII (circa 57.000 euro all’anno per il fitto più altri 6.000 per il condominio). Quindi hanno chiesto al sindaco di inviare la disdetta entro il 15 agosto 2011 come previsto dal contratto stipulato con il proprietario, Tito Pontarelli. Infine hanno avvertito Melogli: “Se entro il breve termine di giorni 30, non si dovessero rilevare atti tangibili che dimostrino in modo chiaro ed inequivocabile la volontà di codesta Amministrazione a farsi carico del problema, si attueranno tutte le procedure atte a salvaguardare il diritto dei sottoscritti a poter operare in luoghi di lavoro idonei e a norma di legge”. La lettera è firmata da 24 dipendenti dell’area tecnica del Comune che, inascoltati, hanno già in altre occasioni segnalato il problema all’amministrazione di palazzo San Francesco. Dopo undici anni nulla si è mosso. Infatti la vicenda ha avuto inizio nel 2000, quando la giunta comunale dell’epoca decise di trasferire  nell’edificio di via Giovanni XXIII, destinato ad abitazioni private, gli uffici dell’area tecnica, che fino a quel momento erano collocati  nel sottotetto di palazzo San Francesco, caldi di estate e freddi d’inverno. Doveva essere una soluzione provvisoria, valida il tempo necessario per acquisire nuovi locali nel centro storico. E invece i dipendenti comunali sono ancora li, lamentando, a giusta ragione, una serie di problemi che mettono a rischio anche la salute. In via Giovanni XXIII i locali dell’Area Tecnica sono distribuiti su due livelli, piano terra e primo. Nel 2000 con il proprietario il Comune stipulò un contratto di locazione della durata di sei anni, rinnovabili automaticamente nel caso in cui una delle due parti non invii la disdetta entro un anno prima dalla scadenza. Quindi per disdire il contratto il Comune deve inviare la comunicazione entro il 15 agosto 2011. Nella quota condominiale è compreso, tra l’altro, l’impianto di riscaldamento che però è centralizzato e, come stabilito dall’assemblea condominiale, viene acceso sulla base delle esigenze di chi occupa le unità abitative. Dunque, non funziona negli orari d’ufficio  e questa situazione ha generato e genera non pochi problemi di salute (fattori allergici, respiratori, articolari, ecc.). Per lavorare i dipendenti comunali  sono costretti a utilizzare apparecchiature autonome per riscaldarsi e non ammalarsi. Inoltre sostengono che l’impianto elettrico è stato dichiarato dalla ditta manutentrice non conforme e sottodimensionato rispetto ai carichi di assorbimento. “Tale carenza – sottolineano – causa continui surriscaldamenti ai cavi elettrici che se non adeguati urgentemente potrebbero produrre in qualsiasi momento lo sprigionarsi di un incendi”. In pratica una situazione di estrema precarietà, certificata anche dall’Asrem che ha dichiarato una parte dei locali non conformi ai requisiti di legge e quindi ambienti di lavoro non idonei. Una situazione tra l’altro confermato dalla relazione del Responsabile per la sicurezza dei luoghi di lavori, l’architetto Cosmo Galasso Una parte dei dipendenti del Servizio Edilizia, che precedentemente lavoravano al piano terra, nella parte dell’edificio esposta a nord, dato il disagio provocato dalla poca illuminazione naturale ed il freddo per la maggior parte dell’anno e solo dopo diversi anni e ripetute rimostranze, sono stati spostati al piano superiore, condividendo un locale insieme a tre tecnici con incarichi diversi. Una sistemazione che  comporta anche problemi dal punto di vista della “privacy” per i dati sensibili trattati. Ultimamente il quadro è ulteriormente peggiorato  con l’arrivo di nuovo personale che è costretto ad occupare  i locali che precedentemente erano stati abbandonati. L’amministrazione comunale ha chiesto al proprietario di adeguare la struttura di via Giovanni XXIII, ma pare che non ci sia la disponibilità. E’ stata valutata anche la possibilità di trasferire gli uffici nell’ex scuola Ignazio Silone ma per l’adeguamento è necessario spendere circa 300 mila euro, risorse mai inserite nell’assestamento di bilancio. Pertanto, al momento, l’unica soluzione possibile è palazzo Orlando lasciato libero dall’Università del Molise. I dipendenti dell’area tecnica chiedono a Melogli di fare presto. Altrimenti parleranno gli avvocati.

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