In manette gli “Imperatori” dello spaccio di droga
La Squadra Mobile di Isernia ha arrestato quindici persone appartenenti a tre famiglie rom. Giro d’affari da un milione di euro
Ogni anno fruttava, al netto delle spese, circa un milione di euro lo spaccio di droga gestito da tre famiglie della comunità rom di Isernia che si erano divise il territorio stipulando un vero e proprio accordo di stile camorristico. Ogni giorno erano circa 200 i tossicodipendenti che si approvvigionavano recandosi direttamente nelle abitazioni dei pusher dopo avere preso appuntamento con telefonate nelle quali annunciavano che stavano per andare a prendere un caffè o un film. Il tutto anche grazie a una rete di corrieri arruolati per recarsi nei centri di approvvigionamento della droga. Nel solo quartiere San Lazzaro di Isernia, centro principale dello spaccio, ogni giorno erano 65 i tossicodipendenti che raggiungevano i pusher per acquistare la droga. Questi i dati allarmanti emersi al termine dell’operazione Impero, frutto di un lungo lavoro investigativo iniziato nel 2008. Oggi (27 gennaio 2011) l’ultimo atto con l’arresto da parte della Squadra Mobile della Polizia di Isernia di quindici persone, rinchiuse in parte nel Carcere del capoluogo Pentro e in parte in quello di Avezzano. Tutto iniziò quando, due anni e mezzo fa, un napoletano che lavorava come buttafuori nella discoteca Impero di Campobasso entrò in contatto con un rom di Isernia che gli propose di guadagnare un po’ di soldi diventando corriere della droga. Il rom pose, però, una sola condizione: il buttafuori avrebbe dovuto acquistare una sua auto. Il napoletano accettò la proposta di “lavoro” e consegnò i soldi al rom. Tuttavia l’auto non gli fu mai consegnata, al che il buttafuori decise di presentare una denuncia dalla quale, poi, l’ex capo della squadra Mobile della Polizia di Isernia, Antonio Miele (poi deceduto) iniziò l’indagine che oggi ha consentito di sgominare l’estesa rete dello spaccio. E’ emerso, quindi, che la famiglia Di Silvio partendo da Isernia estese il giro d’affari derivante dallo spaccio di droga fino ad Avezzano, in Abruzzo. Non riuscendo a gestire l’ampio mercato della morta, successivamentr si alleò con altre due famiglie rom, i Sarachella e i Morello, per governare insieme la piazza del capoluogo Pentro. Le tre famiglie stabilirono un patto di non belligeranza per suddividersi, in modo più o meno equo, la rete dello spaccio e quindi gli ingenti profitti che ne derivavano. Una classica associazione per delinquere, tipica, nell’organizzazione e nei comportamenti, dei clan camorristici o mafiosi. Non a caso nell’attività investigativa la Procura della Repubblica di Isernia è stata affiancata dalla Dia della Procura di Campobasso.
(I Procuratori di Isernia e Campobasso, Albano e D’Alterio)
L’associazione per delinquere è caratterizzata dalla presenza di capi che concordano le decisioni all’interno della famiglia e le sottopongono all’approvazione degli altri capi famiglia. Gli investigatori hanno anche scoperto la presenza di corrieri che acquistavano la droga da immettere nel mercato dello spaccio per conto delle tre famiglie. Un ruolo importante era svolto dalle donne dei clan: mogli e madri che gestivano insieme agli uomini il denaro illecito e a volte assumevano il comando sostituendosi ai mariti e ai figli nei contatti con i tossicodipendenti. Un’associazione per delinquere potente e diffusa. Non a caso le tre famiglie della morte erano legate tra loro anche da un forte vincolo. Un quadro messo in evidenza nel corso della conferenza stampa tenuta nella Questura di Isernia dal Capo della Procura di Isernia, Paolo Albano, dal Capo della Procura di Campobasso, Armando D’Alterio e dal Capo della Squadra Mobile di Isernia, Di Lalla. Era presente, inoltre, il Procuratore Fabio Papa.


(Le immagini dell’operazione Impero)
Le quindici persone finite in manette sono tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata alla vendita e al commercio di sostanze stupefacenti. Centro dello spaccio era il quartiere San Lazzaro di Isernia, dove risiede gran parte della comunità rom. Tuttavia l’operazione è stata estesa anche ad Avezzano, Chieti e Teramo. Per sgominare la rete la Polizia ha messo in atto intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti, perquisizioni e sequestri. Secondo gli investigatori erano più di cinquantamila i tossicodipendenti che si rifornivano dalle tre famiglie. Attraverso le perquisizioni, scattate insieme agli arresti, la Polizia ha sequestrato dosi di “Kobret-eroina” e “Crack-Cocaina”. I pezzi variavano in base al tipo di droga e andavano da un minimo di 30 a un massimo di 40 euro a dose.

















