Presidenza della Regione, Massa e Astore sperano negli autoconvocati
L’assemblea chiede primarie e candidature Doc. Ottimista Montesano (Pdci): “Non sono contro i Partiti del centrosinistra”
Le candidature per la Presidenza della Regione Molise e per la Presidenza della Provincia di Campobasso vanno affidate solo a persone “che sono sempre state riconosciute e riconoscibili come appartenenti al mondo del centrosinistra e che per esso abbiano condotto battaglie chiare ed identificate”. Questo è uno dei passaggi fondamentali del documento approvato dall’assemblea degli autoconvocati del centrosinistra, variegato mondo che percorre trasversalmente i partiti della coalizione: amministratori, dirigenti di Partito e iscritti arrabbiati. Insomma, tutti coloro che in qualche misura si sono sentiti esclusi dall’accordo veicolato da Pd e Idv per la presidenza della Provincia di Campobasso (Pierpaolo Nagni) e della Regione (Di Laura Frattura o qualche altro personaggio scelto da Ruta). In prima fila gli esclusi principali: Augusto Massa e Giuseppe Astore. Il primo è stato scoffitto nel Pd, il secondo è destinato ad una lunga pensione parlamentare dopo la rottura con Antonio Di Pietro. Entrambi puntano alla candidatura alla Presidenza della Regione. Entrambi sono al lavoro per rompere l’asse Pd – Idv, che comunque già mostra grandi crepe, come dimostrano le recenti dichiarazioni di Crstiano Di Pietro contro le primarie. Il calderone degli autoconvocati contiene anche quelli che sono arrabbiati con i dirigenti del Partito di appartenenza. Quelli del Sel (Angelo Di Toro), del Pd (Candido Paglione – Gino D’Angelo) ed altri. Ci sono poi quelli che si guardano intorno, come Nicola D’Ascanio, il quale spera, con pochissime possibilità, di restare comunque in sella. Il dibattito ha messo in evidenza tutti i mal di pancia del centrosinistra, esplosi dopo la temporanea alleanza tra Ruta e Di Pietro (padre e figlio), di cui Nagni è solo un interessato portavoce. Ma sono emersi anche i mal di pancia nei confronti di Natalini, che difende il seggio di Palazzo Moffa dall’assalto dei dirigenti Sel di Venafro e Termoli. Entrando nel merito del documento approvato al termine dell’assemblea, gli autoconvocati del centrosinistra annunciano il loro impegno “affinché in occasione delle prossime scadenze elettorali della Provincia e della Regione Molise si avviino le procedure per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini del centrosinistra alla scelta dei vertici dei due Enti attraverso metodi di coinvolgimento, quali le primarie, che possano garantire trasparenza ed adesione libera e convinta alle decisioni”. Inoltre obiettivo degli autoconvocati e “far nascere e sviluppare nella regione, con il coinvolgimento dei cittadini, dei giovani, dei lavoratori, delle forze della cultura e della imprenditoria, un ampio dibattito e confronto sulle prospettive di sviluppo della stessa e sui programmi, attese anche le prossime sfide che si manifesteranno, come conseguenza dei profondi mutamenti internazionali e che incideranno sulle economie, sui modi di vita, sugli assetti sociali e culturali di intere popolazioni”. Tutto ciò coinvolgendo “soprattutto i giovani e le donne che hanno sempre dimostrano nei momenti cruciali della storia la loro forte e appassionata carica di innovazione e cambiamento”.
(Clicca qui per leggere il documento degli autoconvocati)
Gianni Montesano, segretario Pdci Molise : “L’assemblea degli autoconvocati non era contro i Partiti del centrosinistra”
Secondo Gianni Montesano, segretario regionale del Pdci del Molise, salvo alcuni interventi particolarmente accesi e polemici, l’assemblea degli autoconvocati non è stata contro i Partiti del centrosinistra, ma e servita a dare loro un segnale. “Negli interventi c’era la consapevolezza che molta della gente in sala apparteneva ai Partiti politici, anche con incarichi di rilievo – afferma Montesano in una nota inviata alla stampa – Il messaggio che veniva da quell’assemblea era, sostanzialmente, una richiesta di unità e partecipazione. Adesso bisogna provare a cercare il bandolo della matassa. Le primarie non sono mai state un nostro cavallo di battaglia, non sono nel nostro statuto e non ne abbiamo mai fatto un totem – prosegue il segretario del Pdci - Tuttavia nella situazione attuale credo siano la soluzione migliore e una risposta a quei tanti che chiedono di poter partecipare nella scelta di chi li deve amministrare. Questa posizione l’abbiamo illustrata anche nelle riunioni del ‘tavolo’ dove, ribadisco, non è mai stata decisa alcuna candidatura. A questo punto bisognerà fare uno sforzo per evitare fratture e divisioni che rischiano di riprodurre lo schema delle comunali di Campobasso. Significherebbe consegnare anche la provincia al centrodestra. Chi ha più forza politica deve avere più responsabilità. Deve essere chiaro, però, che le primarie non risolvono il problema della coalizione – afferma ancora Montesano – Le cosa da fare, gli obiettivi, le linee di condotta da seguire (il famigerato programma) vanno individuate a prescindere dalle primarie. Chi viene eletto dalle primarie non è l’unto del signore altrimenti c’è il rischio di ritrovarsi con l’uomo solo al comando (che in genere fa danni). Quando abbiamo chiesto (e ottenuto) la pari dignità sul programma volevamo aprire un varco di partecipazione e, soprattutto, un confronto anche sul merito. Ad Ad esempio tutti sono d’accordo sulla “centralità del lavoro”, ma questo concetto va declinato con cura altrimenti rischia di evaporare dietro la facile retorica e la demagogia”. Detto ciò, Montesano delinea i principali obiettivi programmatici. A partire da un grande piano di messa in sicurezza e ammodernamento dell’edilizia scolastica sulla scia di quanto si sta già facendo. “Proponiamo l’ammodernamento dell’acquedotto molisano in modo da mettere fine allo sconcio per cui in basso Molise si beve l’acqua depurata del Liscione – afferma Montesano – Un intervento che recepisca le istanze della campagna ‘acqua pubblica’ con cui ribadire non solo la natura pubblica del bene acqua, ma anche il pieno controllo pubblico della sua gestione come chiesto dal forum”. In merito ai diritti del lavoro, secondo il segretario del Pdci servono meccanismi che vincolino gli incentivi pubblici al rispetto dei contratti nazionali, “perché il lavoratore tutelato opera meglio di quello sotto ricatto”, sostiene Montesano. Infine la questione della precarietà. “Anche su questo sembra siani tutti d’accordo – sottolinea il segretario del Pdci - Bene, allora diciamo chiaramente che si intendono usare tutti gli strumenti normativi per ridurre quanto più possibile il lavoro precario. C’è poi il pacchetto del ‘diritto allo studio’ che sta coinvolgendo i giovani della Fgci insieme alle altre organizzazioni giovanili, studentesche e universitarie – conclude Montesano -Queste sono alcune delle proposte su cui stiamo lavorando e riteniamo che tutte le volte che si discute e ci si confronta i risultati possono essere solo positivi. Adesso proviamo a riprendere il filo ma senza lasciare nessuno fuori dalla porta”.

















