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Consiglio regionale, approvato lo Statuto

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La nuova “Costituzione” del Molise dopo 40 anni. Picciano: “Data storica”. Iorio non enfatizza. Adc: “Un ‘Si’ con dissenso”. Romano: “Bulimia di poltrone”


Con ventuno voti favorevoli, due astenuti (Chieffo e Niro) e due contrari (Natalizi e Pangia)il Consiglio Regionale del Molise ha approvato, in seconda lettura, il nuovo “Statuto della Regione Molise”. Erano assenti i Consiglieri Romagnuolo e Pallante e, al voto, Bonomolo, Romano e Scarabeo, La seconda deliberazione dell’importante documento ha messo insieme le proposte di legge n.153 di iniziativa del consigliere Incollingo, n.155 di iniziativa del consigliere Molinaro e n.162 di iniziativa dei consiglieri Leva, Romano e Totaro.
Il Consiglio ha votato articolo per articolo lo Statuto, prima di votare l’intero testo che era già stato approvato in prima battuta il 19 luglio 2010, con ventidue voti favorevoli, quattro astenuti e quattro assenti. Rispetto alla prima approvazione, due astensioni (Natalini e Pangia) si sono trasformate in voto contrario, mentre il consigliere Romano che aveva votato favorevolmente ha annunciato il voto di astensione ma poi non ha partecipato alla votazione.
Passa così in archivio il vecchio e primo Statuto, deliberato dal Consiglio Regionale del Molise nel 1971. Dopo ben quaranta anni, dunque, si aggiorna l’atto che regola la vita dell’Ente e, quindi, del Molise, per renderlo più consono ai tempi attuali.
Per favorirne la seconda approvazione in tempi brevi sono stati ritirati alcuni emendamenti tra i quali uno del presidente Iorio, tendente a portare a 26 il numero dei consiglieri regionali.
“E’ una pagina importante e storica per la Regione Molise – ha affermato Michele Picciano, Presidente del consiglio Regionale -. Un obiettivo conseguito con grande senso di responsabilità da parte di tutti. Ringrazio i consiglieri di maggioranza e di opposizione, unitamente alla struttura e ai consulenti. Consegniamo alla storia di questa regione uno strumento indispensabile per la sua esistenza, rivisto e aggiornato alla realtà odierna, dopo quaranta anni. Così avviciniamo i cittadini alle istituzioni”

Iorio non enfatizza

Il presidente della Giunta Regionale, Michele Iorio, non enfatizza l’approvazione del nuovo Statuto. Tuttavia ritiene che il Consiglio Regionale ha dato al Molise uno strumento che consentirà alla Regione di lavorare meglio e rispondere con più tempestività e incisività alle istanze che vengono dal territorio, ma anche alle nuove responsabilità che scaturiscono dall’attivazione del Federalismo. “Certo esso non può e non deve essere ritenuto punto di arrivo – ha dichiarato Iorio intervenendo nel corso del dibattito a palazzo Moffa – In futuro, e penso agli inizi della prossima legislatura, potranno essere apportati cambiamenti ed evoluzioni che soddisfino le varie esigenze che in questi mesi, nell’ambito del dibattito svolto in quest’Aula, si sono evidenziate. Esigenze che hanno trovato posto in specifici emendamenti che sono stati presentati e poi oggi ritirati al fine di giungere al risultato di un voto di ampia maggioranza”. Nel rispetto di questo spirito Iorio ha deciso di ritirare gli emendamenti che miravano a una maggiore separazione di competenze tra Giunta e Assemblea regionale, con la riduzione dei componenti del Consiglio. “Come pure ho ritenuto di immaginare di affrontare in sede di legge elettorale, o in altri provvedimenti legislativi, la questione della garanzia di idonea rappresentanza dei due sessi nei vari organi regionali, le cosiddette quote rosa – ha precisato Iorio – Ad ogni modo ringrazio in questa sede tutti coloro i quali, maggioranza e opposizione, hanno voluto privilegiare la scelta di un’ampia condivisione per la stesura di un testo che, lo ripeto, è certamente perfettibile e modificabile in futuro, ma che non ha il valore di una legge ordinaria su cui legittimamente ci si può dividere, ma ha il crisma della fissazione di regole costituzionali che debbono avere un valore comune”. Iorio sottolinea gli aspetti positivi relativi al sistema di governo. “Scelte che sposano le previsioni costituzionali e mettono questa Regione in linea con altre realtà che hanno già percorso positivamente questa strada – ha detto il Presidente della Giunta Regionale – Non condivido le preoccupazioni e le “nostalgie” per il sistema assembleare. Sistema che, ricordo, questa Regione ha sperimentato per decenni, comprendendone affondo anche i limiti. C’è ora di fronte a noi la sfida di armonizzare a questo Statuto (e alle scelte di governo e competenze che opera) il Regolamento del Consiglio. Un Regolamento che deve dare la possibilità: alla Maggioranza di esprimere in tempistiche brevi i provvedimenti inclusi nel programma di governo che ha avuto mandato di realizzare dagli elettori, e alle Opposizioni di controllare ed esprimere – ha concluso Iorio -  senza ostruzionismi non democratici, la propria contrarietà”.


Massimo Romano: “La bulimia di poltrone inquina anche lo Statuto regionale”

Molto duro il commento di Massimo Romano il quale in una nota inviata alla stampa parla di “bulimia di poltrone”. “Mi vergogno – prosegue la nota – Come Consigliere regionale del Molise della IX legislatura, esprimo rammarico, delusione e perfino un senso di vergogna per il ritardo ingiustificabile di dieci anni con il quale si è giunti all’approvazione del nuovo statuto regionale, e soprattutto per le scelte, anzi per le non scelte, che ne hanno inquinato il testo. Ebbene, mentre in Parlamento si sta procedendo all’approvazione dei decreti attuativi del federalismo, il Molise arriva tardi e male ad adeguare il proprio ordinamento statutario, risalente al 1971, alle modifiche costituzionali del 1999 e del 2001. Con dieci anni di ritardo. Nello Statuto approvato oggi – afferma ancora Romano – manca totalmente una visione istituzionale adeguata ai tempi che viviamo, mentre risultano visibili tutte le anomalie di un comportamento politico che in questi anni ci ha abituato a vedere piegate le istituzioni e addirittura la legislazione alle esigenze elettorali del momento contingente.  Non c’è altra chiave di lettura per giustificare la previsione statutaria di ben 8 assessori esterni, dell’aumento del numero dei consiglieri a 32 e addirittura della figura del sottosegretario. Mentre i cittadini chiedono a chi fa politica un atto di sobrietà, la maggioranza di Michele Iorio continua ad aumentare i costi della politica – conclude il Consigliere dell’opposizione – aumentando correlativamente il numero di poltrone, in barba a quel sentimento popolare diffusissimo che chiede il contrario”.

Adc: “Il nostro è un ‘Si’ con dissenso

“E’ un passaggio istituzionale importante, quello che ha portato oggi all’approvazione, in seconda lettura, dello Statuto della Regione Molise. Era forte la necessità di adeguamento dello strumento di auto regolamentazione, che porterà adesso all’individuazione della nuove legge elettorale”. Così, in una nota congiunta inviata alla stampa, i Consiglieri regionali dell’Adc, Riccardo Tamburro, Gennaro Chierchia e Mario Pietracupa, commentano l’esito del voto.  “Come Adc siamo sempre stati tra quelli che volevano un nuovo Statuto – prosegue la nota – ma è un ‘sì’ che non sottintende la totale condivisione dei contenuti del documento, che a nostro modo di vedere è troppo vincolato alle esigenze attuali, mentre uno Statuto regionale dovrebbe avere respiro più ampio e condivisione anche futura. In particolare i nostri punti di dissenso riguardavano la forma di governo, il numero dei consiglieri e gli assessori esterni, la sfiducia costruttiva e l’equilibrio dei poteri tra Consiglio e Giunta; sono temi che, ce ne rendiamo conto, possono offrire ampia possibilità di fare demagogia, ma con  senso di responsabilità, abbiamo accettato la volontà dell’aula e contribuito all’approvazione definitiva, pur con le riserve che adesso spiegheremo. Volevamo in particolar modo – affermano ancora i tre Consiglieri – un sistema di elezione diverso, nella forma di governo, rispetto quello che è passato in aula in prima lettura; un sistema politico che, secondo noi, doveva essere assemblealista, con un presidente non eletto direttamente, ma espressione dell’aula, per differenziare il sistema regionale rispetto a quelli che eleggono i sindaci e i presidenti delle Province. In un organismo importante per il territorio, qual è il Consiglio Regionale, dovrebbero essere previsti sistemi di “pesi” e “contrappesi”, bilanciamenti e controlli incrociati, affinché ognuno possa controllare l’operato dell’altro e nessuno possa agire in assenza di confronto democratico; per questo motivo, ad esempio, volevamo inserire strumenti di “sfiducia costruttiva”, sia per la figura del presidente e della Giunta, che per il singolo assessore. Quando una figura istituzionale deve rendere conto del proprio operato ad altri organismi di controllo, opera con maggiore parsimonia e discernimento, nell’interesse collettivo; con il sistema attuale ciò non può avvenire, perché difficilmente si potrà trovare la disponibilità dell’intero Consiglio Regionale a firmare mozioni di sfiducia, che portano alla decadenza di tutti e ad elezioni anticipate”.
Pietracupa, Tamburro e Chierchia sottolineano di avere difeso le proprie tesi nelle riunioni di maggioranza, anche attraverso emendamenti, cercando consensi che non ci sono stati. “Ci tocca prendere atto che quello scelto è il sistema politico voluto dalla maggioranza dei consiglieri, ma non dei partiti, visto che i nostri emendamenti sono stati respinti sia da consiglieri di maggioranza che di importanti formazioni del centrosinistra, con un voto trasversale che non accredita una scelta politica legata alle sigle rappresentate in Consiglio regionale – si afferma ancora nella nota – Ora deve subentrare uno spirito di responsabilità, nella consapevolezza che forse per nessuno c’è la condivisione di tutti gli articoli; ma lo Statuto deve essere di tutti. Non abbiamo inteso rimarcare ogni singola differenza di vedute su ogni singolo articolo, anche per evitare che all’esterno si dia un’immagine distorta di uno Statuto poco condiviso, cosa che non è. Apprezziamo anche chi, con senso di responsabilità, ha inteso ritirare propri emendamenti – termina la nota – che, approvati in seconda convocazione, avrebbero comportato l’annullamento di tutto il lavoro fatto”.

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  1. dieci anni per approvare uno statuto che aumenta i consilgieir regionali e quindi le spese di gestione per circa 340.000 abitanti; tenuto conto che la Lombardia ha 90 consiglieri regionali per 9.800.000, fatta la debita proporzione, noi dovremmo avere 3,12 consiglieri. Comprendo che 3 conglieri non possono formare un consiglio regionale, ma con 20 saremmo già oltre ogni decenza. Picciano, data storica della vergogna, ma sempre storica è.

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