Statuto della Regione. Scasserra attacca “la casta”
Il presidente degli industriali molisani: “Sdegno per l’aumento dei consiglieri”. I commenti di Chieffo, Incollingo e Bonomolo
“Esprimo tutto lo sdegno degli imprenditori per l’approvazione del nuovo Statuto che aumenta il numero dei consiglieri anziché diminuirlo. Ieri, entrambi gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra hanno consentito che si chiudesse così il lungo iter di ratifica del nuovo Statuto, in barba agli impegni presi con noi e tutto il partenariato locale”. Va giù duro Scasserra. Presidente dell’Assindustria Moisana, commentando l’approvazione dello Statuto regionale. Scasserra ricorda che nel luglio 2010 in occasione degli Stati Generali dell’Economia è stato assunto l’impegno di sottoscrivere con il Governo regionale un documento (“Un patto per il futuro”) nel quale, tra l’altro, a pagina 23 veniva indicata la riduzione del numero dei consiglieri regionali. “Sarebbe stato doveroso, da parte della classe politica, dare ai cittadini un segnale in questa direzione, tenendo opportunamente conto anche del futuro assetto federale che penalizzerà non poco questo territorio – prosegue Scasserra – Invece no, nessun segnale di cambiamento. Ancora una volta la casta si è compattata sull’autoconservazione di sé senza alcun senso di responsabilità verso quanti, come noi imprenditori, investono e rischiano per lo sviluppo e il progresso della regione”.
Sull’approvazione dello Statuto della Regione si moltiplicano i commenti. Ecco le considerazioni di Antonio Chieffo, Tony Incollingo e Michelangelo Bonomolo
Antonio Chieffo: La forma di governo presidenziale non produrrà i vantaggi che le vengono troppo entusiasticamente accreditati”
“Il nuovo Statuto regionale pur costituendo un atto di valore storico per la Regione, tecnicamente pregevole e caratterizzato da una struttura politico-istituzionale attenta ai principi generali dei molisani, non costituisce la risposta migliore alle attese e alle aspettative maturate dopo anni di confronto e di attente valutazioni. Il mio riferimento è alla forma di governo presidenziale che anche noi abbiamo scelto e considerato nella prospettiva politica per un deciso rilancio dell’azione propulsiva delle regioni in un mutato contesto del sistema delle autonomie. In realtà, la forma presidenziale ha aspetti positivi ma anche negativi che ne ridimensionano, criticamente, quella che sembra la sua portata. La forma di governo presidenziale non produrrà, infatti, tutti quei vantaggi che gli venivano troppo entusiasticamente accreditati in partenza perché i poteri conferiti al Presidente della Regione (sia relativamente alla costituzione dell’organo esecutivo che in ordine alla possibilità di decidere il termine della legislatura) hanno palesemente sbilanciato l’equilibrio stesso dei poteri emarginando la funzione legislativa e soprattutto riducendo il valore della rappresentanza politica del Consiglio regionale, costretto sostanzialmente a ratificare le proposte della giunta e del suo presidente, senza essere più sede alta di un confronto politico che sulle grandi questioni non può essere eluso o ridotto. Un altro elemento negativo è quello poi di pretendere le dimissioni del consigliere nominato assessore che finisce per trovarsi così in una situazione di oggettiva soggezione che non gli consente di svolgere in piena libertà e convinzione il suo mandato. Rimane nello Statuto il principio “aut simul stabunt, aut simul cadent”, tipico dell’attuale sistema regionale di governo, dove è evidente che se il Consiglio è chiamato a controllare l’operato del presidente e della sua giunta non può farlo agevolmente considerata la minaccia di dover esso stesso cadere alla prima verifica negativa o qualora si verifichi una delle cause di scioglimento previste dall’articolo 126 della Costituzione. Inoltre, si passa da 30 componenti dell’assemblea legislativa a 32, compreso il presidente della giunta, con un aggravio delle spese che, invece, potevano essere limitate. Il mio non vuole essere l’atteggiamento di chi ipotizza un ritorno al passato con una visione antistorica. Sono convinto, invece, che una simile distribuzione di poteri doveva dare efficienza all’azione amministrativa dell’esecutivo regionale in un sistema di “pesi e contrappesi” che dovevano garantire la democraticità delle istituzioni regionali. Questi i motivi che hanno prodotto il mio voto di astensione. Ma sono comunque orgoglioso di aver partecipato alla fase finale dell’iter di approvazione che rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato 11 anni fa quando la riforma del Titolo V della Costituzione ha cambiato i poteri ed i compiti che spettano alle Regioni. La mia soddisfazione è rivolta anche nei confronti degli emendamenti accolti nello Statuto in favore dei molisani nel mondo e per la tutela e la valorizzazione delle popolazioni arbereshe dei comuni di Campomarino, Montecilfone, Potocannone e Ururi, che finalmente vedono riconosciuto il loro patrimonio culturale e sociale in un Molise ricco si specificità che ora vengono riconosciute”.
Tony Incollingo: “Il nuovo Statuto non sancisce l’incompatibilità di diritto tra la figura di Assessore e quella di consigliere”
“Esprimo soddisfazione per l’approvazione del nuovo Statuto della Regione Molise dopo 40 anni dal primo e dopo 11 anni dalla riforma costituzionale. E’ motivo di orgoglio per me essere il primo firmatario di questa legge che – si auspica – cambierà positivamente l’organizzazione della nostra Regione. Per il Molise, lo Statuto non rappresenta solo un atto formale o puramente simbolico, ma è una vera e propria carta costituzionale che deve regolare il corretto funzionamento dell’Istituzione, i rapporti con gli Enti Locali e gli strumenti di garanzia per i cittadini. Insomma uno Statuto, che sicuramente è perfezionabile, ma attualmente è la migliore sintesi delle diverse posizioni politico/culturali presenti in Consiglio. Il nuovo Statuto prevede, tra l’altro, l’elezione diretta del Presidente della Regione, l’introduzione di principi nuovi quali la sussidarietà, la previsione della figura del Sottosegretario e del Comitato per la legislazione. Sia ben chiaro, inoltre, questo concetto: il nuovo Statuto non sancisce l’incompatibilità di diritto tra la figura di Assessore e quella di consigliere, ma contempla entrambe le possibilità, cioè, che gli Assessori possano essere sia esterni che interni al Consiglio. Dunque, questa scelta, è rimessa, al momento, alla valutazione del Presidente della Regione. Noi di Futuro e Libertà abbiamo approvato tale norma nel convincimento che per la nostra Regione il numero degli Assessori debba essere ridotto a 6 e che, di questi, solo qualcuno, al massimo due, debbano essere esterni. In questo modo si ottiene il duplice risultato di risparmiare notevolmente (più di qualunque altra riforma) sui costi della politica, venendo incontro alle giuste richieste dei cittadini, e contemporaneamente si prevede la possibilità che il Presidente della Regione scelga, anche al di fuori del Consiglio, qualche (due) personalità di spicco nel ruolo di Assessore. Adesso sta alle forze politiche e al Presidente della Giunta tradurre in atti concreti i buoni principi dello Statuto che mirano alla migliore organizzazione della Regione, al rispetto dei diritti, all’uguaglianza tra i cittadini e non ai privilegi, alla creazione delle condizioni per dare opportunità di lavoro a tutti e non solo ai pochi fortunati, alla realizzazione di servizi (sanità, trasporti, istruzione) efficienti ed economicamente sostenibili.
Michelangelo Bonomolo: “Statuto a tinte chiaro scure: ora è necessaria la legge elettorale”
“In merito all’approvazione della seconda lettura del nuovo Statuto Regionale intendo esprimere la mia soddisfazione poiché alcune mie considerazioni, espresse peraltro in una serie di emendamenti poi ritirati per velocizzare i lavori dell’aula, sono state accettate. Il riferimento riguarda i contenuti dell’articolo 15 che stabilisce la composizione del Consiglio Regionale, stabilendo il numero massimo di 31 consiglieri più il presidente, salvo quanto stabilito dalla legge elettorale. Proprio quest’ultima considerazione era contenuta nel mio emendamento, poi ritirato, che demandava alla nuova legge elettorale la composizione del Consiglio Regionale. Un altro aspetto gradito riguarda l’articolo 29 in relazione all’istituzione delle commissioni speciali, a carattere temporaneo, per effettuare studi ed inchieste. Lo Statuto stabilisce infatti che saranno presiedute dai consiglieri di minoranza, così come ormai sancito da tempo dalla legislazione moderna. Fermo restando che auspico la riduzione del numero dei consiglieri regionali, così come proposto dal mio emendamento accantonato in prima lettura dello Statuto, mi auguro che la legge elettorale da me proposta possa al più presto essere licenziata dalla Commissione competente ed avere una corsia preferenziale nei lavori dell’aula magari entro la fine di questa legislatura. In mancanza della nuova legge elettorale, infatti, si potrebbe incorrere nella condizione ipotizzata dall’articolo 5 comma 1 della legge costituzionale n.1/1999 che stabilisce “Fino all’entrata in vigore dei nuovi statuti regionali e delle nuove leggi elettorali, l’elezione del presidente della Giunta Regionale è contestuale al rinnovo dei rispettivi consigli regionali e si effettua con le modalità previste dalle disposizioni di legge ordinaria vigenti in materia di elezione dei consigli regionali”. In altri termini il rischio è quello di festeggiare uno Statuto che non ha apportato nessuna modifica sostanziale rispetto al passato, determinando solo il possibile aumento del numero dei consiglieri regionali e delle spese della politica”.


















Scasserra, che se è comne il padre che conosciamo come una persona seria, dovrebbe passare dalla eparole ai fatti; mai più riunioni riunioni propagandische con questi signori che rappresentano la miseria umana altro che i cittadini del Molise.