“La collaborazione tra polizia e comunità per fermare l’ondata di furti”
La riflessione del criminologo Gianluca Tramontano: “Evitare di scaricare tutto il peso del problema sulle forze dell’ordine”
Riceviamo e pubblichiamo
La recente ondata di furti a Campobasso e in alcuni altri piccoli centri della provincia, ha scatenato una decisa reazione, comprensibile, da parte della popolazione che chiede alle Istituzioni, forze di polizia in primis, una risposta veloce ed efficace. Conosciamo tutti le condizioni in cui si trovano ad operare le forze di polizia, strette tra i tagli del Governo e l’aumento delle richieste di intervento, eppure, restano sempre loro garanti della legge e dell’ordine. Per fortuna, aggiungerei.
Prima di verificare se la domanda pressante dei cittadini per il tamponamento di questa situazione di emergenza è ben posta e, soprattutto, se può essere soddisfatta e in che modo, proviamo ad analizzare alcune questioni preliminari.
Possiamo affermare che il problema dei furti in appartamento nella nostra regione si ripropone ciclicamente, in periodi diversi, da almeno un decennio. In base alle notizie desumibili dai media, non pare presentarsi una zona nella quale queste attività criminose si presentino in maniera più frequente, piuttosto, zone specifiche della città o un paese in particolare, vengono presi di mira da questi gruppi di soggetti (è impensabile, stante i tempi e la metodologia di azione che si tratti di singoli) in periodi circoscritti. Ora, a partire da questa semplice considerazione, ciò che tenterò di fare attraverso questa breve riflessione, non è suggerire alle forze di polizia cosa sarebbe giusto fare o cosa sarebbe meglio evitare, visto che sanno svolgere il lavoro in maniera egregia, ma considerare temporaneamente la questione da un altro punto di vista: quello del ladro.
Una nuova prospettiva criminologica e investigativa che va sotto la denominazione generale di prevenzione situazionale, si propone di analizzare l’attività degli uomini, siano essi ladri o liberi professionisti, come se agissero razionalmente, a prescindere dalle motivazioni ultime o dalle condizioni socio-culturali che li spingono a delinquere o invece a conseguire un Dottorato di Ricerca. Si tratta di una ragione evoluta rispetto a quella osannata dalla Scuola Classica; potremmo definirla, per brevità, calcolatrice. Provo a spiegarmi meglio. Quando decido di acquistare una automobile, sto bene attento a tutti gli elementi utili per una valutazione adeguata: prezzo, qualità, prestazioni, sicurezza, ecc. e allo stesso modo si comporta un ladro: non è che siccome è un ladro ragiona in maniera diversa da noi. Se devo svaligiare una casa, starò bene attento a valutare tutte le sue caratteristiche: presenza degli inquilini, recinzioni, altezza delle finestre rispetto al piano strada, eventuali inferriate, porta blindata, presenza di altre abitazioni vicine, eventuale cane da guardia, posizione rispetto alle vie di fuga, ecc. E allora, tornando al motivo per cui scrivo questa nota e alla prospettiva criminologica dalla quale parto, è chiaro, secondo la mia personale opinione, che per valutare tutti questi elementi, i soggetti che hanno proceduto con i furti, sono “già stati” sui luoghi; non è pensabile valutare tutto ciò in assenza di uno studio preliminare, anche di qualche ora precedente all’azione. Ma questo la polizia lo sa. È possibile, allora, che un vicino, un automobilista di passaggio o qualcun’altro, abbia potuto vedere dei soggetti o un’automobile aggirarsi nelle ore appena precedenti ai furti presso quella zona, senza aver dato peso a questo particolare. Ed è impossibile che le forze di polizia possano trovarsi su tutte la strade di Campobasso (per non parlare del resto della regione che soffre di una loro ancora minore presenza) per tutto l’arco della giornata. Ed è qui che entrano in gioco gli stessi cittadini che, attraverso la loro collaborazione, possono offrire indicazioni utili alla polizia riguardo a ciò che possa significare qualcosa per le investigazioni. Questo nuovo rapporto possibile tra le forze dell’ordine e i cittadini, è già stato analizzato e codificato dalla ricerca scientifica è va sotto il nome di community policing (polizia di comunità) e rientra sempre nell’approccio preventivo situazionale. Vediamo allora cosa può fare il semplice cittadino per contrastare un’attività criminale specifica come quella del furto in appartamento. Ricapitolando, secondo la prospettiva della prevenzione situazionale: 1) il ladro agisce razionalmente e, quindi, 2) la presenza di qualcuno o le caratteristiche dei luoghi possono influire sulla scelta di un obiettivo piuttosto che di un altro. Quindi gli elementi costitutivi del reato sono tre: il guardiano (o la sua assenza), il potenziale autore di reato e un obiettivo attraente. Sull’autore di reato la polizia può ben poco, così come il proprietario di un bene o un semplice cittadino. Per quanto riguarda il guardiano, questo solitamente è il proprietario del bene (casa), ma può ben prendere il suo posto un vicino, un passante particolarmente attento o un agente di polizia privata. Anche rispetto all’obiettivo attraente la polizia può ben poco; il cittadino può invece molto: installando sistemi di allarme efficaci, aggiungendo inferriate alle finestre dei piani bassi delle case o illuminando maggiormente la zona circostante la propria abitazione o chiedendo la cortesia al suo vicino di dare un’occhiata alla casa, visto he passerà il fine settimana in montagna. Ma anche chi si occupa di progettazione urbana può fare tanto. Pensiamo all’ingresso unico di un palazzo, scoperto, illuminato e che dà sulla strada principale. Renderebbe meno attraente quel complesso di appartamenti rispetto ad uno con ingresso scarsamente illuminato, che presenti anche entrate laterali o comunque nascoste agli automobilisti di passaggio o ai semplici passanti. Si tratta di piccole modifiche che apporterebbero, però, grossi vantaggi in termini di sicurezza. Del resto, in tutto il mondo gli architetti e gli urbanisti si servono della consulenza di criminologi che cercano di ragionare come un ladro.
In sostanza, tentando di rispondere all’interrogativo iniziale e, cioè, se è lecito aspettarsi dalle forze dell’ordine delle risposte veloci, efficaci e solitarie, la risposta è: no.
Per quanto riguarda la velocità, la polizia, si sa, è stata sempre event driven (dipendente dall’evento), cioè a dire che si attiva solo “dopo” che l’evento è accaduto e quindi può essere anche veloce, ma mai quanto il ladro che ha già individuato il suo obiettivo. Si parla, in questo caso di polizia reattiva. Pensiamo alle unità anti-rapina: entrano in azione dopo che la rapina è avvenuta e il loro unico obiettivo è catturare i rapinatori. Parallelamente, riguardo all’efficacia, il successo delle forze di polizia viene misurato in relazione alla cattura dei rapinatori e al loro invio in prigione e il lato debole di questa classica attività di polizia è che, nonostante i successi nel “dopo evento”, non può influire sulla diminuzione delle attività criminali. In ultimo, riferendoci alla “solitudine” delle forze dell’ordine, si può affermare che il crimine non è più, o non soltanto, un problema di polizia che questa può risolvere con le sue uniche risorse, ma va considerato come problema della comunità, la cui soluzione richiede un progetto sociale che si basa sulla stretta relazione e collaborazione tra polizia e cittadini. E in questo consiste la polizia di comunità.
Partendo dal problema dei furti nella nostra regione in questo ultimo periodo e perfezionando la risposta al quesito iniziale, allora, sembra opportuno consigliare di evitare di scaricare tutto il peso del problema criminale sulle spalle delle forze di polizia, non perché non le abbiano abbastanza forti per sopportarlo, ma perché si tratta di un peso che, se distribuito meglio, graverebbe meno su ciascuno. Piuttosto che chiedere a gran voce più pattuglie per le strade (che non ci sono e che comunque non potrebbero sorvegliarle tutte - e questo il ladro lo sa), converrebbe partire con una campagna di comunicazione e informazione sul ruolo che il cittadino può svolgere per il mantenimento della sicurezza. Non perché si sostituisca alla forze di polizia, come sostiene qualche politico sprovveduto, ma perché si metta al suo fianco in un’ottica partecipativa. Vogliamo provare?
Gianluca Tramontano Criminologo, Laboratorio Italiano di Criminologia – Comune di Campobasso

















