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Petraroia guarda alla Regione Adriatica

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L’intervento del Consigliere regionale del Pd che propone di superare l’autonomia del Molise per salvare i molisani

Riceviamo e pubblichiamo

Il Molise nell’attuale configurazione nacque nel 1811, per decisione di un nostro corregionale, Giuseppe Zurlo, Ministro degli Interni nel Regno di Napoli che diede seguito al provvedimento di Giuseppe Bonaparte che nel 1806 aveva disposto il distacco dalla Terra di Capitanata. Quest’anno ricorre il bicentenario dell’evento ma in pochi avvertono il bisogno di festeggiarlo. Già nel 1911 nel primo centenario vari intellettuali come D’Ovidio o Petrone sostenevano che  “ Tanti Sanniti non formano un Sannio. E tanti molisani con formano un Molise”.  Tra il Trigno e il Fortore c’è stata un’invenzione geografica che dalla Mainarde arriva all’Adriatico, ma una matrice comune è arduo rintracciarla. Basta vedere le frammentazioni molecolari che fanno invidia alla scissione dell’atomo che caratterizzano il Molise per rendersi conto che i campanili non hanno mai abdicato in favore di un’area istituzionale più vasta. Incaponirsi in una difesa dell’autonomia della Regione Molise in epoca di federalismo fiscale è un’istigazione al suicidio non dissimile dallo scontro che vide contrapposta nel 1939 la cavalleria polacca ai carri armati di Hitler. Già Adriano Olivetti nell’Assemblea Costituente descrisse la necessità di avere regioni con non meno di 3 milioni di abitanti e alla stessa conclusione giunse la Fondazione Agnelli nel 1992 quando ridisegnò l’Italia in 12  macro-aree. Propongo l’avvio di una stagione nuova che ci veda impegnati a costruire una dimensione più ampia del Molise che coinvolga l’Abruzzo e le Marche e dia vita alla Regione Adriatica. Attardarsi sulla semplificazione istituzionale interna in un territorio che non riesce nemmeno a licenziare la legge sugli ambiti della caccia è opera ardua e di difficile epilogo. Illudersi che un vento di primavera spazzi via una classe dirigente imbelle è mera utopia. I luoghi più sono piccoli e più agevolmente possono essere controllati in modo ferreo da una ragnatela di micro-interessi che umiliano i talenti, marginalizzano le competenze, calpestano la legalità e promuovono le clientele e gli intrecci affaristici. La descrizione di Antonello Caporale nell’articolo su IL VENERDI’ del 25 marzo (clicca qui per leggere l’articolo) circa l’utilizzo degli 850 milioni per il post-terremoto è illuminante. Massimo sperpero di denaro e massima inefficienza nella ricostruzione di case e scuole. Sulla sanità si potrebbe scrivere la stessa cosa. E tra qualche anno ci sarà chi  scriverà di come una Centrale Nucleare, due Turbogas, diverse Centrali a Biomasse, 4 mila pale eoliche e centinaia di ettari a fotovoltaico, hanno arricchito pochi e distrutto un’intera regione. La democrazia fatica a affermarsi in spazi ristretti dominati da sistemi neo-feudali dove la spesa pubblica condiziona pesantemente le imprese e tiene in ostaggio i diritti dei lavoratori. E negli spazi stretti,  progressivamente, i cantori a pagamento dell’amor patrio, vengono sostituiti da metodi più sbrigativi di gestione del consenso, meno onerosi ma più efficaci.

Michele Petraroia – Consigliere Regionale del Pd

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