Pesca turismo e ittiturismo, Bonomolo contro Cavaliere
Il consigliere ricorda di avere presentato per primo la proposta di legge e giudica scorretta l’inziativa dell’Assessore
Una proposta di legge per disciplinare la pesca turismo e l’ittiturismo che c’è e una che viene promossa dall’assessore regionale Ncola Cavaliere. Un doppio lavoro a dire del Consigliere regionale inutile ma soprattutto “un grave atteggiamento discriminatorio nei riguardi non tanto dei firmatari ma del ruolo e dei compiti che ogni consigliere regionale eletto è chiamato a svolgere”. Questo è ciò che Bonomolo sostiene nella lettera inviata a Cavaliere, nella quale, in premessa ricorda che di avere formulato la proposta di legge insieme a Chierchia, Tamburro e Terzano. “La cosa ancora più strana è che tale mia proposta, che ha avuto l’apprezzamento di tutti i componenti della Commissione consiliare competente (la terza) è stata licenziata all’unanimità il 7 aprile scorso – afferma Bonomolo – proprio per evidenziarne la bontà ed i sicuri benefici che i lavoratori e le imprese del settore potrebbero avere. Spero si tratti, invece, di un regolamento attuativo da intendersi successivo all’approvazione della mia proposta di legge che, a questo punto, mi auguro venga inserita ai primi posti dell’agenda dei lavori consiliari. Se questo non dovesse essere e ci trovassimo a dover discutere una nuova proposta di legge sullo stesso argomento – prosegue il Consigliere - ritengo, ma credo di poter parlare anche a nome degli altri firmatari, che sia in atto un grave atteggiamento discriminatorio nei riguardi non tanto dei firmatari ma del ruolo e dei compiti che ogni consigliere regionale eletto è chiamato a svolgere”. Bonomolo spera che si tratti di un banale equivoco e chiedo a Cavaliere di chiarire la vicenda, “onde evitare spiacevoli conseguenze sia sul piano strettamente personale che, ed è la cosa più grave – conclude il Consigliere - su quello strettamente comportamentale nei riguardi di chi è stato eletto consigliere regionale come tutti (o quasi) gli altri negandogli, di fatto, di poter svolgere il proprio compito istituzionale”.

















