Referendum. La Destra indica tre “si” e un “no”
Il segretario regionale Mancini illustra la posizione del Partito. Sul legittimo impedimento astensione nel seggio
Tre “si” è un “no” espresso una astensione diretta all’interno del seggio. Questa è la posizione de La Destra Molise in merito ai quesiti referendari. Ad esprimerla è il segretario regionale Giovancarmine Mancini. Ma ecco nel dettaglio la posizione.
Al quesito referendario numero 1 (Modalità di affidamento e gestione dei servizi a rilevanza economica. Abrogazione) La Destra voterà ”si” in quanto convinta che in alcuni settori quale quello dell’acqua, non ci debba essere profitto poiché si tratta di un bene comune. “L’acqua deve restare pubblica perché è vita – afferma Giovancarmine Mancini - Privatizzare significa diventare proprietari della vita altrui. Chi la gestisce deve essere attento a non farne un oggetto di conflitto e i beni essenziali devono essere gestiti in modo solidale. Purtroppo la globalizzazione fa crescere nuove forme di povertà e bisogna cercare di rendere i beni di prima necessità alla portata di tutti. Noi stiamo con chi difende il referendum e l’acqua pubblica perché i poveri non muoiano di sete. La nostra è una battaglia sulla cultura dell’acqua che deve essere vista come un bene non come una merce – afferma ancora Mancini – Altrimenti si rischieranno guerre come per il petrolio. La rete idrica nazionale deve essere gestita affinché tutti i cittadini abbiano uguale accesso al servizio, attuando tariffe agevolate per le famiglie meno abbienti e numerose. L’acqua deve essere pubblica perché oggi in Italia come nel mondo le società private, in realtà, aumentano le tariffe a piacimento e se non puoi pagare ti chiudono il rubinetto, anche se sei un anziano, se sei povero o se ne hai bisogno”.
In riferimento al quesito referendario numero 2 (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale della norma) Mancini sottolinea che votando “si” si elimina lo strumento che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici.
La Destra voterà “si” anche al quesito numero 3 (Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme). “Il caro compagno Bersani in merito al nucleare ora ha un atteggiamento ambientalista ma ha dimenticato che nel 2007, quando era responsabile dello sviluppo economico, disse che il “programma atomico in Italia era solo sospeso, non chiuso” – afferma Mancini – Ora dice “no” al nucleare, molto probabilmente perché la partita della costruzione degli impianti la vorrebbe giocare lui, appena riuscirà ad eliminare politicamente Berlusconi”. Secondo il segretario regionale de La Destra costruire oggi nuove centrali sarebbe antistorico e antieconomico. Quindi ritiene l’uso del nucleare in Italia andrebbe a rafforzare le lobby industriali. “E’ necessario fare riferimento anche al costo del nucleare –prosegue Mancini - ipotizzando di rispettare i tempi stimati per la individuazione dei siti idonei (3/5 anni), per la realizzazione delle quattro centrali annunciate (7/10 anni), saranno poi necessari 40/60 anni di funzionamento delle centrali e ulteriori 50-100 anni per lo smaltimento delle scorie”. La Destra nutre dubbi sulla la gestione delle centrali e la localizzazione dei siti, in quanto oscure e poco limpide. “Ci aspettiamo e chiediamo a gran voce, nel contempo, un impegno serio da parte del governo – afferma Mancini – affinché anche le centrali nucleari che sono dislocate in Europa, vengano smantellate al più presto, al fine di ridurre tutti i rischi possibili.
Sul quarto quesito (Abrogazione di norme della Legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento Del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale). La Destra esprime il più totale disinteresse. “Lasceremo al presidente di seggio la scheda, senza ritirala e senza apporvi nessun segno – precisa Mancini – Tutti gli italiani davanti alla legge devono essere uguali, senza nessuna distinzione. Gli italiani hanno però il diritto di scegliere il proprio Presidente del Consiglio e di vederlo al lavoro per tutti i 5 anni del suo mandato. Non è un paese democratico quello che porta il primo Ministro davanti ad un giudice cercando di sovvertire il governo del Paese. Vogliamo – prosegue – evitare non è la giustizia uguale per tutti, ma la legge a comando, a comando di qualcuno contro qualche d’un altro. In verità , crediamo anche che sia il Parlamento a dover risolvere quest’annosa questione riguardante i rapporti tra politica e giustizia. E’ ora che chi sta a Palazzo si prenda le responsabilità delle decisioni, senza chiedere ricorso a cittadini – conclude Mancini – I Referendum sono una cosa seria, la coerenza pure.

















