Andiamo a votare, perchè la libertà non è star sopra un albero
Per i Referendum quattro “si” perchè: il nucleare è una follia, l’acqua è un bene pubblico e la legge è uguale per tutti
Innanzitutto andare a votare perché, come cantava Gaber, “La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.
Poi votare quattro “si” per ragioni semplici, spiegabili con poche parole.
Perché il nucleare in Italia è una follia e non solo per quello che è accaduto in Giappone. Il nucleare è una follia in un Paese che vive di turismo, che ha una grande densità di aree montane, che ha un numero infinito di piccoli Comuni, che non ha ancora la cultura della protezione civile. Perché il rischio sismico in Italia è altissimo. Perché, grazie al clima, si può vivere di altre fonti rinnovabili, meno inquinanti, ad iniziare dall’energia prodotta da sole. Perché bisogna ripensare il modello di sviluppo e puntare al Pil della felicità.
Perché l’acqua deve restare un bene pubblico. Perché, lì dove sono state privatizzate le reti idriche, il costo delle bollette è aumentato senza ridurre i disservizi e gli sprechi. Perché attraverso investimenti adeguati, frutto di una diversa scala delle priorità di Governo (meno cacciabombardieri e Ponti sullo stretto e più condotte senza buchi), lo Stato può mettere in piedi un grande piano di razionalizzazione. Perché con i mutamenti climatici l’acqua sarà sempre di più un bene prezioso che non può essere governato dall’interesse privato.
Perché dinanzi alla legge i cittadini devono essere tutti uguali e chi ha maggiori responsabilità pubbliche, (Presidente del Consiglio, Ministri, Parlamentari, Presidenti delle Regioni, Presidenti delle Province, Sindaci, Assessori, Consiglieri regionali, provinciali e comunali) deve essere richiamato a un più rigoroso senso delle responsabilità e del dovere. Perché l’Italia deve tornare a essere un Paese “normale” e i nemici sono i mafiosi, i camorristi, gli amministratori disonesti e non i magistrati. Perché una guardia non può essere considerata un ladro, e viceversa.
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