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Casa del parto, l’ennesimo sogno

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A poche ore dalla tragedia di Isernia, Tamburro e Bizzarro presentano la proposta per “umanizzare la nascita”

L’isola che non c’è e che, probabilmente, non ci sarà mai, viste le condizioni economiche e organizzative in cui si trova la sanità molisana. Stiamo parlando dell’idea lanciata dai Consiglieri regionali Tamburro (Adc) e Bizzarro (Pdl) di costituire negli ospedali molisani le “case del parto”. I due esponenti della maggioranza hanno presentato alla stampa una proposta di Legge. L’incontro con i giornalisti si è svolto mente fuori da palazzo Moffa tutta l’Italia discuteva sul clamoroso fatto accaduto poche ore prima nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Veneziale di Isernia, dove un neonato è morto durante il parto, sotto gli occhi terrorizzati del padre e della madre.  Probabilmente non era il giorno più adatto per raccontare ai molisani il sogno dell’ennesima isola che non c’è. Ma così non è stato. La casa del parto somiglia molto a un film già proiettato qualche anno fa a Isernia, quando il Consigliere Bizzarro lanciò l’idea di costruire un nuovo ospedale, descrivendo una struttura bellissima, modernissima, efficiente. Un qualcosa di molto simile a quelle che si vedono nelle fiction televisive, dove i medici sono tutti umani, sorridenti, attenti ai bisogni dei cittadini. Dove le analisi si fanno rapidamente. Dove si trova un posto letto immediatamente. La proposta di Bizzarro è poi rimasta sulla carta, nonostante il tentativo del cugino, il presidente della Giunta Regionale, Michele Iorio, di rianimarla prospettando la possibilità di realizzare l’ospedale unico da costruire a metà strada tra Isernia e Venafro, per non scontentare gli elettori di entrambi i centri. Zero euro e, quindi, il “sogno” del nuovo ospedale, bellissimo e modernissimo, è rimasto sulla carta. Ora si proietta la seconda puntata dal titolo “casa del parto”. L’ennesimo sogno a costo zero e quindi chiudiamo gli occhi e lasciamoci trasportare.
In sintesi la proposta di Bizzarro e Tamburro parte da una considerazione:  così come già avviene nelle altre regioni italiane bisogna consentire alle future mamme di partorire in un ambiente il più possibile deospedalizzato, proprio per fare in modo che la nascita non venga visto come un evento medicalizzato a tutti i costi, ma come un normale evento da svolgersi con le dovute cautele, però in un ambiente il più possibile familiare. “Sostanzialmente la legge propone che all’interno delle strutture ospedaliere, in prossimità e in collegamento ben veloce con il reparto di ostetricia, o comunque con l’eventuale sala operatoria – ha spiegato Tamburro – ci sia un reparto separato, chiamato ‘casa del parto’, che non è un reparto gestito da un medico ma da un’ostetrica a capo di un gruppo di ostetriche specializzate per consentire che il parto avvenga nelle condizioni di massima sicurezza. Ovviamente – prosegue il Consigliere dell’Adc – per poter partorire in questa struttura privilegiata è necessario fare una serie di accertamenti e di valutazioni mediche approfondite e preventive, per capire se la partoriente è nelle condizioni fisiche adatte per effettuare un parto in tutta sicurezza in un reparto del genere. C’e quindi un’attività di preparazione pre-parto, ma dal momento in cui le autorizzazioni mediche vengono date, al momento del parto, la futura mamma viene affidata a questo reparto di ostetriche che cureranno tutti i passaggi che sarà necessario fare e, queste, gestiranno il tutto in piena autonomia, ma con la possibilità di un intervento medico qualora ve ne fosse bisogno”. Tamburro ha spiegato che i posti da destinare alla casa del parto, per non aggravare la spesa sanitaria, saranno riconvertiti dai normali posti ospedalieri.  “Chiaramente questi spazi devono comunque essere vicini al punto nascita dell’ospedale, devono garantire una serie di sicurezze, ma anche la pratica di attività che oggi non si fanno o si fanno con grande difficoltà – ha aggiunto Taburro – come ad esempio la possibilità di partorire in acqua, e comunque tutto ciò è ispirato alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità”. Tamburro ha sottolineato che i componenti della quarta Commissione hanno visitato  la casa del parto presente al Careggi di Firenze. “Umanizzare il più possibile il parto, questa è la parola d’ordine, come quella di creare un habitat il più possibile familiare – ha detto ancora  – Un ambiente che abbia degli spazi comuni per consentire anche la socializzazione delle famiglie nelle ore immediatamente precedenti il parto e anche in quelle successive. Ritengo l’iniziativa molto positiva non soltanto perché ridurrà i costi dei reparti ospedalieri e andrà a riqualificare una professione messa un po’ in ombra, che è quella dell’ostetrica – ha sottolineato Tamburro – ma consentirà alle donne che lo riterranno opportuno, di partorire in un ambiente veramente familiare”. Infine il Consigliere regionale ha ricordato che sono numerose le donne molisane, circa 350, che partoriscono in strutture ospedaliere di altre regioni. Il Consigliere legge questo dato come la volontà di cercare un ambiente più intimo, più familiare, più riservato. Dopo la vicenda di Isernia si potrebbe anche dare una spiegazione diversa.

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