Preti Gay ricattati, l’inchiesta passa a Isernia
Il Gip di Lagonegro ha inviato i fascicoli alla Procura del capoluogo molisano perché il reato di estorsione si è verificato nella provincia Pentra
L’inchiesta sui ricatti a dodici sacerdoti presunti gay passa alla Procura della Repubblica di Isernia perché il reato principale, quello di estorsione, si è verificato nella provincia Pentra. Pertanto il Gip del Tribunale di Lagonegro, Lucia Iodice, ha inviato tutti i fascicoli negli uffici della Procura isernina ed ora si attendono gli interrogatori in carcere di Diego Caggiano e Giuseppe Trementino, entrambi accusati di avere messo in atto una serie di ricatti per estorcere denaro ai sacerdoti, con la minaccia di rivelare la loro presunta omosessualità. Gli interrogatori si terranno nella casa circondariale di Isernia venerdì 29 luglio 2011, da parte del Gip di Isernia, Roberta D’Onofrio. A essere coinvolti sono sacerdoti che operano tra Molise, Puglia, Sicilia, Lazio ed Emilia Romagna. Uno di essi, stanco delle sempre maggiori richieste di denaro, presentò una denuncia ai carabinieri Maratea che diedero inizio alle indagini dalle quali è emerso che Caggiano e Trementino avrebbero messo in atto i ricatti anche tramite Facebook, esca per attirare le vittime e raccogliere le loro confidenze. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal Gip Iodice su richiesta della Procura di Lagonergro.

















