Inno alla gloria per lo sblocco dei fondi
Lunga conferenza stampa di Iorio e assessori regionali dopo la decisione del Governo.Fanelli e Romano rivelano il bluff
Un lungo inno alla gloria. L’esaltazione del culto della personalità E forse la convinzione di avere già vinto le elezioni regionali di ottobre. In questo modo si è caratterizzato l’atteggiamento della stampa amica del governatore Iorio, il giorno dopo l’annuncio dello sblocco di un miliardo e 300 milioni di euro destinati dal Governo Berlusconi al Molise, tra Fas regionali, opere del piano per il Sud e Fondo Infrastrutture. Ovviamente Iorio ha dato fiato alle trombe con una lunga conferenza stampa, schierando l’intera Gunta. L’incontro con i giornalisti ha avuto inizio con l’affermazione: “credo che oggi il Molise possa guardare al suo futuro con maggiore ottimismo e immaginare di progettare uno sviluppo che superi la crisi e lo avvii, con gradualità, sulla strada di una crescita in tutti i settori”. Iorio ha quindi sottolineato che il Molise, su un totale di circa 9 miliardi di euro di risorse smobilitate dal CIPEi, ne ha potuto vedere assegnate un miliardo e 300 milioni. “Ciò in netta controtendenza rispetto alle redistribuzioni del passato – ha detto Iorio – che avrebbero consentito alla nostra regione, su base pro capite e territoriale, di avere al massimo qualche centinaio di milioni. Il Governo nazionale ha mantenuto le promesse assunte e in modo particolare quelle fatte dal Presidente Berlusconi e dai Ministri Fitto e Matteoli – ha proseguito – I fondi che ci sono stati assegnati in una sola volta equivalgono a due programmazioni sestennali dei fondi POR. Dunque, una quantità di risorse che serviranno a far partire un’altrettanto elevata quantità di progetti, a loro volta caratterizzati da qualità di strategia per la creazione di infrastrutture finalizzate anche a sostenere lo sviluppo del territorio e dare impulso, in parallelo, alle imprese, all’occupazione e al sociale con iniziative mirate”. Iorio ha quindi voluto evidenziare come da questo finanziamento sono interessati tutti i settori economici, produttivi e sociali del Molise. “Il Molise –ha concluso con soddisfazione- è stato messo nelle condizioni di superare la crisi e non rinunciare, come disse Papa Giovanni Paolo II, a progettare il proprio futuro”.
(La conferenza stampa)
Fanelli e Romano frenano l’entusiasmo: “La metà delle risorse del Fas sono già state spese”
Massimo Romano ha cercato di controbilanciare l’inno alla gloria, ricordando che i fondi sono stati sbloccati dal Governo in ritardo di 4 anni. Pur ammettendo che per il Molise la decisione rappresenta motivo di speranza, invita a frenare gli entusiasmi. “Non si tratta di un “regalo” del magnanimo Berlusconi, ma di un diritto dei molisani riconosciuto da 4 anni – ha dichiarato Romano – Peraltro, la quota Fas si è ridotta dai previsti 475 Milioni a circa 400, con uno “scippo” di oltre 70 Milioni rispetto a quanto già stabilito. Ora il tema è decidere “come” spenderli”. A tal proposito Romano ha suggerito a Iorio, con un certa ironia, di non utilizzarli per comprare altre navi Termoli jet, né per finanziarci altre patate turchesi, né per tapparci il buco della sanità. “La priorità deve essere il lavoro, l’economia locale, in particolare per le piccole e medie imprese, e lo sviluppo territoriale – ha aggiunto il Consigliere regionale – Così come esprimo soddisfazione per lo sblocco dei finanziamenti, che – lo ripeto – ripristinano un diritto dei molisani, avrei gradito che Iorio e Vitagliano, invece di limitarsi a gioire, chiarissero che circa la metà dei 400 Milioni del Fas sono già stati spesi – ha concluso Romano – non certo per le piccole e medie imprese, bensì per tre o quattro grandi gruppi privati: Solagrital, Zuccherificio, Ittierre, e per pagare le quote private degli azionisti di Fin Molise nella trasformazione in house, a cui la Regione ha anticipato risorse proprie”.
Anche Micaela Fanelli, capogruppo dell’opposizione di centrosinistra alla Provincia di Campobasso invita a smussare l’entusiasmo. “Molti in Parlamento ci hanno ricordato che i sette miliardi sbloccati dal CIPE per le regioni del Sud sono troppo pochi rispetto a quelle programmate e arrivano troppo tardi, poiché la questione meridionale e il divario nel frattempo è cresciuto, come dimostrano i recenti dati della SVIMEZ – ha dichiarato Fanelli – Troppo tardi perché la programmazione era 2007/13 doveva partire al massimo nel 2008. Sono passati ben 4 anni! Intanto, i PAR Fas del Nord erano stati da tempo deliberati. Troppo pochi perché fra rimborsi Ici, ammortizzatori sociali e ripianamenti dei debiti di Comuni amici, via via il fondo FAS si è ridotto esattamente alla metà della dotazione iniziale (da 50 mld a 25). Questa metà ha suggellato, fra le altre cose, la cancellazione delle risorse destinate ad esempio alle Zone Franche Urbane, come Campobasso, o alla scuola, ai rifiuti, all’acqua… alle imprese (i cosiddetti programmi nazionali che per le otto regioni del Mezzogiorno, vedevano un appostamento nazionale. Per il Molise erano stimabili ulteriori 450 milioni di Euro). “Distorti” perché: nel riparto Nord/Sud – dalla legge finanziaria del 2003 che introdusse il FAS e gli atti collegati – le risorse dovevano andare per il 25% al Nord e l’85% al Sud, ma tale percentuale non è stata affatto rispettata; Così come non è stata rispettata l’addizionalità, cioè che si sommassero ad ulteriori risorse “ordinarie”, alle quali invece il FAS si è praticamente sostituito; Né la finalità strettamente legata ad investimenti per lo sviluppo, laddove invece il FAS ha finito per alimentare spesa corrente o, peggio, disavanzo”. Fanelli ricorda inoltre che “gli atti fondamentali che consentono davvero la cassa sono a regia della Ragioneria dello Stato, che ne centellina le uscite, in base alle voci che ritiene prioritarie a livello nazionale, afferendo le risorse ad un fondo nazionale unico che, nelle tabelle allegate alla Finanziaria, mostrano per i prossimi due anni una carenza quasi totale di cassa. Di soldi “veri” cioè”. Sempre adire di Fanelli il perché della “distorsione”, del taglio e del ritardo è fondamentalmente da addebitare, oltre che alla scarsa liquidità acuita dalla crisi, alle scelte di Tremonti e di un governo a trazione leghista. “Se questo succede a livello nazionale, che succede a livello regionale? Anche qui, dimezzate e “distorte” – prosegue Fanelli – Innanzitutto, l’ammontare iniziale del PAR FAS era di 476 milioni di euro e oggi sono poco più di 400, ma soprattutto, si è sostanzialmente già dimezzato il PAR FAS, poiché le risorse nello stesso appostate dovrebbero andare a coprire al 50% somme già “spese”. Sono state già utilizzate per il disavanzo sanitario e coprire i debiti delle grandi imprese in crisi. Sono finalità che, seppure per la sanità legittime in quanto “autorizzate” da un Patto della salute siglato fra Governo e Regioni e ratificato da una legge nazionale – conclude Fanelli – nulla hanno a che fare con gli investimenti per lo sviluppo”.

















