La riflessione. Santa Chiara, imparare l’amore di Dio e l’amicizia
Don Mario Colavita ricorda una delle donne più celebri della cristianità legata in modo particolare al patrono d’Italia
Di Don Mario Colavita
Nella vita dei santi scopriamo la bellezza e il fascino dell’Onnipotente. L’Eterno, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo sembra proprio aver “nascosto” nel cuore e nella vita dei santi il suo messaggio di pace e di amore. L’11 di agosto il calendario ricorda di una delle donne più celebri della cristianità legata in modo particolare al patrono d’Italia e al santo del creato: Chiara d’Assisi. Poco più che diocettenne fece la scelta della sua vita: abbandonando la sua ricca e nobile famiglia fuggì di casa per raggiungere Francesco e consacrarsi per sempre a Cristo sposo. Felice quella sera della domenica delle palme del 1211 in cui l’aristocratica Chiara figlia di nobili d’Assisi, fece voto nella piccola cappella della porziungola, dinanzi a Francesco e ai suoi frati, di consacrarsi al servizio di Dio e dei poveri così, tagliandosi i capelli e vestendo il rozzo abito penitenziale, iniziò un cammino di ascesi e di preghiera. Da quel momento era diventata la vergine sposa di Cristo, umile e povero, e a Lui totalmente si consacrava. Al principio della sua esperienza religiosa, Chiara ebbe in Francesco d’Assisi non solo un maestro di cui seguire gli insegnamenti, ma anche un amico fraterno. L’amicizia tra questi due santi costituisce un aspetto molto bello e importante. Infatti, quando due anime infiammate dallo stesso amore per Dio si incontrano, esse traggono dalla reciproca amicizia uno stimolo fortissimo per percorrere la via della perfezione. L’amicizia è uno dei sentimenti umani più nobili ed elevati che la Grazia divina purifica e trasfigura. Dopo aver trascorso un periodo di qualche mese presso alcune comunità monastiche Chiara si stabilì nella chiesa di San Damiano.

In quel piccolo eremo crebbe in lei il desiderio di Dio, coltivò quotidianamente le virtù che dovrebbero contraddistinguere ogni cristiano: l’umiltà, lo spirito di pietà e di penitenza, la carità. Pur essendo la superiora, ella voleva servire in prima persona le suore malate, assoggettandosi anche a compiti umilissimi: la carità, infatti, supera ogni resistenza e chi ama compie ogni sacrificio con letizia. La sua fede nella presenza reale dell’Eucaristia era talmente grande che, per due volte, si verificò un fatto prodigioso. Solo con l’ostensione del Santissimo Sacramento, allontanò i soldati mercenari saraceni, che erano sul punto di aggredire il convento di san Damiano e di devastare la città di Assisi. Anche questi episodi, come altri miracoli spinsero il Papa Alessandro IV a canonizzarla solo due anni dopo la morte, nel 1255, tracciandone un elogio nella Bolla di canonizzazione in cui leggiamo: “Quanto è vivida la potenza di questa luce e quanto forte è il chiarore di questa fonte luminosa. Invero, questa luce si teneva chiusa nel nascondimento della vita claustrale e fuori irradiava bagliori luminosi… “ (FF, 3284). L’11 agosto del 1253 Chiara d’Assisi attorniata dalle monache, dai discepoli di S.Francesco pone nelle mani di Cristo sposo la sua anima: “quella santissima anima esce dalla vita mortale, per essere premiata con l’alloro eterno; e, disfatto il tempio della carne, il suo spirito passa beatamente in cielo” (FF, 3254). Chiara d’Assisi: l’adolescente che fece una scelta di vita, l’amica di S.Francesco che condivise con lui il cammino di verità e di amore, di amicizia e di totale condivisione con madonna povertà, la madre di tante suore che diede esempio luminoso di virtù e di bellezza di Cristo, oggi ci richiama al senso vero della vita. Al coltivare l’amicizia, a renderci conto di quanto la nostra vita ha bisogno di Dio e della sua parola, di come povertà e sobrietà possano rendere diversa e felice la nostra esistenza.

















