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Inquinamento e malattie cadiovascolari, esperti a confronto

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Inquinamento e malattie cadiovascolari, esperti a confronto

Si svolge a Campobasso l’undicesima edizione del corso promosso dalla European Thrombosis Research Organization (ETRO), l’Organizzazione europea per la ricerca sulla trombosi che coordina a livello europeo gli studi in questo campo cruciale della medicina e, più in generale, in quello delle malattie cardiovascolari. Esperti da 17 Paesi del vecchio continente hanno raggiunto il Centrum Palace dove si svolgono i lavori dell’evento scientifico organizzato quest’anno dai Laboratori di Ricerca della Fondazione di Ricerca e Cura Giovanni Paolo II di Campobasso.  Tra i temi che hanno tenuto banco nella prima giornata di lavori, il rapporto tra inquinamento dell’aria e malattie cardiovascolari.  “Si tratta di una correlazione ampiamente sostenuta dal punto di vista scientifico – spiega Pier Mannuccio Mannucci Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Cà Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – Per quanto possa essere ovvia nel caso delle malattie respiratorie, più recentemente si è visto che l’inquinamento atmosferico comporta serie conseguenze anche per quanto riguarda le malattie cardiovascolari. Prova ne è il fatto che riducendo i livelli di inquinamento diminuisce sensibilmente anche la mortalità cardiovascolare, come è stato dimostrato da alcune ricerche effettuate negli Stati Uniti. Le microparticelle che si trovano nell’aria sono infatti espressione di contaminanti gassosi. Funzionano come spugne per una serie di sostanze tossiche come i metalli, micidiali per la salute”.  Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si possono attribuire all’inquinamento atmosferico oltre 8mila morti all’anno in Italia di cui circa 6mila solo nella pianura padana e 800 nella città di Milano.

(Pier Mannuccio Mannucci e la paltea del corso)

Non sono quindi solo i polmoni a pagare il prezzo più alto di un’aria che si fa sempre più irrespirabile. “L’esposizione all’inquinamento atmosferico comporta ad esempio un aumento delle aritmie cardiache, e favorisce la viscosità del sangue che predispone ad una serie di rischi cardiovascolari, come la trombosi”. Che fare allora? “L’unica soluzione resta quella di ridurre l’inquinamento, e lo si può fare soprattutto limitando il traffico automobilistico, primo responsabile dello stato di salute dell’aria che respiriamo. Le domeniche a piedi, inaugurate in molte città italiane, restano senza dubbio una buona iniziativa perché consentono una riduzione importante della concentrazione di microparticelle nell’aria che, per quanto possa sembrare minima, di fatto è capace di ridurre il rischio da esposizione”.  In serata, i ricercatori hanno assistito al concerto del coro molisano Quod libet nella chiesa di Santa Maria della Croce. Nella seconda giornata si affronteranno altri temi di grande attualità come il rapporto tra infezioni e trombosi nonché le interazioni cellulari che entrano in gioco nei meccanismi di coagulazione eccessiva del sangue. 

 

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