Il sangue dei molisani al centro della ricerca
I laboratori della Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso, nell’ambito del Progetto Moli-sani, hanno condotto uno studio sulle variazioni del numero e delle caratteristiche delle piastrine del sangue in oltre diciottomila residenti del Molise. La ricerca, pubblicata sulla rivista Haematologica,organo ufficiale dell’European Haematology Association, approfondisce alcuni aspetti ancora poco conosciuti che potranno rivelarsi molto utili non solo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari ma anche in un campo inesplorato come il ruolo che le piastrine possono avere nella diffusione delle metastasi tumorali. I dati sono stati presentati nel corso del meeting annuale del Gruppo di studio sulle piastrine che si svolge in questi giorni a Norcia. Giovanni de Gaetano direttore dei Laboratori di Ricerca della Fondazione Giovanni Paolo II e Carlo Balduini dell’università di Pavia hanno discusso questi risultati insieme ai maggiori esperti italiani di queste importanti componenti del sangue. Scoperte nel 1881 dall’italiano Giulio Bizzozero, le piastrine rappresentano un elemento fondamentale del nostro sangue, ed anche una presenza familiare nei risultati delle analisi che ritiriamo dal laboratorio. La loro prima linea è nei processi della coagulazione sanguigna, dove partecipano ad un delicato equilibrio: da un lato la necessità di fermare le emorragie, dall’altro l’evitare che una coagulazione eccessiva possa formare trombi nelle arterie e nelle vene, portando a patologie gravi come infarto cardiaco ed ictus cerebrale. Eppure centotrenta anni di studi non sono stati sufficienti per chiarire tutti gli aspetti di questi piccolissimi elementi. Ecco perché la ricerca condotta dalla Fondazione Giovanni Paolo II introduce nuovi tasselli importanti nel panorama scientifico internazionale. A cominciare dall’infiammazione. Le piastrine, secondo il lavoro pubblicato su Haematologica, sono strettamente connesse con i processi infiammatori del nostro organismo. Il loro numero, infatti, aumenta quando aumentano i globuli bianchi. Ed è anche collegato ad altri indicatori presenti nel sangue che indicano l’esistenza di un processo infiammatorio in atto. E’ il caso di ricordare come l’infiammazione sia attualmente considerata una parte fondamentale delle malattie cardiovascolari. E poi, come la medicina sta scoprendo sempre più frequentemente anche in altri campi, uomini e donne non sono uguali dal punto di vista delle piastrine: le donne ne hanno decisamente di più. “Potrebbe essere – dice Iolanda Santimone, principale autrice dello studio – un fenomeno dovuto all’azione degli ormoni, ma abbiamo potuto notare che questa differenza tra i sessi rimane anche dopo la menopausa, quando gli ormoni diminuiscono notevolmente il loro ruolo nell’organismo. Ci chiediamo se l’organismo femminile si trovi in uno stato infiammatorio cronico superiore a quello maschile, oppure se le variazioni che abbiamo osservato siano dovute ad altri elementi non ancora evidenti. Ci vorranno sicuramente altre ricerche per stabilire cosa ci sia dietro questa differenza”.
“Le osservazioni sulla variabilità delle piastrine tra uomini e donne – commenta de Gaetano,– confermano un messaggio di grande attualità: la medicina sta scoprendo sempre di più l’importanza delle differenze tra i due sessi, differenze che influenzeranno molto i nostri attuali concetti di malattia e prevenzione”. Infine un dato che può sembrare una curiosità, ma forse nasconde qualcosa di più importante: le piastrine non sono uguali neanche tra un paese e l’altro della nostra regione. Numero e dimensioni cambiano infatti tra un comune e l’altro. “Queste variazioni – dice ancora Santimone –confermano dati emersi in un precedente studio italiano condotto in Sardegna dal team del professor Balduini. Sono piccole differenze ma significative. E non abbiamo una risposta sul perché. Abbiamo testato se fosse un effetto dell’altitudine, oppure della distanza dal mare, ma la risposta non è lì. E’ un campo ancora da esplorare”. Secondo Licia Iacoviello, Responsabile del progetto Moli-sani,“La possibilità di esaminare rapidamente tanti fattori tutti assieme è uno dei principali punti di forza del Progetto Moli-sani. Grazie alla collaborazione delle migliaia di cittadini che hanno partecipato, stiamo contribuendo all’aumento delle conoscenze in aree della medicina che spesso sono state fino ad oggi messe in secondo piano”. “Anche in un settore così specifico come quello delle piastrine – commenta Giovanni Scambia, Direttore scientifico della Fondazione Giovanni Paolo II – questo studio ci dà lo spunto per ribadire una visione che sempre più sarà alla base del lavoro del nostro Centro: una medicina nella quale possiamo individuare quelle differenze di genere che ci condurranno ad una prevenzione e ad una cura sempre più mirate”. Il Progetto Moli-sani, condotto dai Laboratori di Ricerca della Fondazione Giovanni Paolo II, è partito nel marzo 2005 e ha coinvolto circa 25.000 cittadini, residenti in Molise, per conoscere i fattori ambientali e genetici alla base delle malattie cardiovascolari e dei tumori. Lo studio Moli-sani sta trasformando un’intera Regione italiana in un grande laboratorio scientifico.


















