Assisi terra di pace e di speranza per il Molise
La riflessione di Don Mario Colavita sulla presenza molisana nelle celebrazioni di San Francesco
Riceviamo e pubblichamo.
Forse non ce ne siamo completamente accorti ma il pellegrinaggio ad Assisi è stato una grande opportunità per il popolo molisano nel significare i valori di unità e di fraternità legati dalle tradizioni e dalla disponibilità della gente. Vescovi, popolo e politici, insieme per chiedere al poverello d’Assisi un tempo di giustizia e di fraternità, impegno per il bene del territorio e per il futuro di una delle più piccole regione d’Italia. La calorosa partecipazione del popolo molisano si è potuta toccare con mano nella piazza di S.Maria degli Angeli la sera del 3 ottobre nel ricordo del beato transito del santo patrono d’Italia. Lì in quel luogo nel 1226, sulla nuda terra, Francesco figlio d’Assisi moriva lasciando in eredità un tesoro immenso un messaggio che nei secoli ha fatto breccia nel cuore del popolo abbracciando il mondo intero. Il Molise era tutto lì attorno a quella piccola chiesa, la porziungola per testimoniare l’affetto e la disponibilità ad accogliere il messaggio francescano. Durante i vespri solenni in ricordo della morte di san Francesco, avvenuta la sera del 3 ottobre 1226 presso la piccola chiesa della porziungola dedicata a Santa Maria degli angeli, il popolo molisano ha ascoltato le parole con cui il biografo francescano, Tommaso da Celano, commentava la morte del suo fondatore: “…si fece deporre nudo sulla terra nuda I…]. Posto così in terra e spogliato della veste di sacco, alzò come sempre il volto al cielo e, tutto fisso con lo sguardo a quella gloria, coprì con la mano sinistra la ferita del lato destro, perché non si vedesse. Poi disse ai frati: Io ho fatto il mio dovere, quanto spetta a voi, ve lo insegni Cristo!”. Cosa spetta al popolo molisano, ai Vescovi, sacerdoti, laici, politici, amministratori? Certamente i soli doni non bastano, anche se suggestivi: olio, vino, artigianato locale, restauro di opere d’arte (sono i doni offerti durante la celebrazione del vespro a Santa Maria degli Angeli, presso la piccola cappella del transito e lì deposti) ci vuole l’impegno serio a saper cambiare stili di vita che non possiamo più permetterci. Un impegno ad uscire dalla morsa di una crisi valoriale senza precedenti in cui popolo, amministratori, chiesa compresa, poco sanno interagire per un progetto di grande respiro sociale-economico condiviso. Suggestivo e toccante il momento dell’accensione della lampada al santo del creato. L’arcivescovo Bregantini accogliendo il gesto del dono, da parte del sindaco di Campobasso ha detto: “Fa’ che il popolo italiano, fedele alle radici cristiane, vivendo in comunione e fraternità, concorra con l’Europa al progresso dell’umanità, per il bene e la pace di tutti”. Francesco, dunque, santo dell’incontro e della memoria cristiana delle terre d’Italia e d’Europa. Il Molise con i suoi rappresentati prende un pesante impegno: riaccendere la lampada della speranza civile e sociale che la crisi economica, la gestione politica, il clientelismo hanno purtroppo spento nei cuori di tanti giovani e adulti. Nella sua omelia l’arcivescovo di Campobasso ha evocato il miracolo del lupo di Gubbio. Rivolto al lupo Francesco dice: Io so perché sei cattivo; sei cattivo perché sei affamato! La cattiveria infatti non è nativa in nessuno. Ma si diventa cattivi, perché non più amati. La cattiveria infatti altro non è che una sofferenza inacidita, perché nessuno ci ha guardati, amati, sollevati, accolti. Da qui l’appello ai politici e alla società civile di tutto il Molise a saper aprire gli orizzonti della programmazione e dell’aiuto ai giovani risorsa essenziale della società. Chiediamo – ha detto Mons. Bregantini – soprattutto la grazia di ispirare le menti e i cuori dei nostri politici, ai vari livelli, perché si preoccupino di più del mondo giovanile, perché possano avere l’opportunità di realizzarsi, di costruirsi un futuro dignitoso e onesto. Perché se tanti di questi giovani sono senza lavoro, se cadono nella malavita e nella droga, se sono vittime della depressione…..è perché a livello sociale c’è uno strato massiccio di indifferenza e non curanza. Non possiamo non accorgerci di come stia cadendo nel baratro la nostra gioventù italiana.Il pellegrinaggio del popolo molisano si è concluso con i vespri solenni celebrati dal vescovo di Termoli Mons. De Luca è stato lui, commosso, a salire sulla torre della basilica superiore ed impartire la benedizione con la reliquia del manoscritto del poverello d’Assisi per i 136 comuni molisani e per tutti i comuni d’Italia: Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
Don Mario Colavita


















