Barone: “Non completeremo l’auditorium”
Repubblica torna ad occuparsi della mega struttura che sta sorgendo a Isernia, inserendola nelle opere destinate a essere incompiute. Infatti il 15 dicembre ci sarà una finta inaugurazione: l’auditorium verrà aperto e poi rapidamente chiuso. Ma ecco cosa scrive Fabio Tonacci in “Repubblica inchieste”.
(L’auditorium in costruzione)
“Non riusciremo a completarlo per la fine dell’anno, la situazione è abbastanza complessa”, ha ammesso nelle settimane scorse il direttore tecnico Nicola Barone. Per il secondo lotto – negozi, cinema, l’anfiteatro, la galleria – mancano un bel po’ di soldi. Dieci milioni secondo la Struttura di missione. “Almeno 23 milioni” sostiene Franco Valente, architetto molisano, che ha creato un blog osservatorio sui lavori dell’auditorium. Una cifra che non è stata smentito da Barone. Valente tutte le mattine passa al cantiere per verificare lo stato di avanzamento. “Il progetto iniziale del comune – racconta – costava poco più di 5 milioni. Ora si parla di 55 milioni. Qui ha gestito tutto Fabio De Santis, prima di essere arrestato. Con i soldi dell’anniversario dell’Unità d’ Italia, voleva addirittura finanziare la ricostruzione di una chiesa. Lo so perché il direttore dei lavori dovevo essere io”. A conferma che la festa dei 150 anni è stata vista come una grossa torta farcita di soldi su cui mettere le mani c’è pure una incomprensibile delibera della giunta regionale del presidente Michele Iorio, datata 15 dicembre 2008, con la quale si chiedono alla presidenza del consiglio 7,2 milioni per costruire una parte della facoltà di medicina di Campobasso con i fondi dei 150 anni. “Sono state fatte decine di varianti non giustificate al progetto dell’Auditorium - sostiene Valente – fatte passate solo per accelerare i lavori”. Paradosso nel paradosso, Isernia (23 mila abitanti) ha già un altro auditorium e varie sale multiuso che nessuno, in città, ha mai visto riempirsi. “Forse quei 32 milioni spesi finora – polemizza Michele Petraroia, consigliere regionale del Pd – si potevano utilizzare diversamente, visto che il 70 per cento delle famiglie che persero la prima casa per il terremoto del 2002 sta ancora nelle baracche”. Roba da diventare rossi come le camicie di Garibaldi.
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