L’Idv: “Ecco il nuovo welfare”
Antonio Monaco, responsabile regionale del dipartimento lavoro dell’Italia dei Valori, traccia le proposte alternative mentre è in corso il dibattito sulla riforma delle pensioni.
Riceviamo e pubblichiamo.
Ci aspetta l’ennesimo intervento per “decreto” sulle pensioni che come al solito farà ricadere sulle classi sociali più deboli la carenza di scelte decisive ed incisive sul sistema pensionistico italiano. L’età media del pensionamento in Italia è perfettamente allineata alla Germania e alla Francia, è uno squallore pensare solo ad allungare l’età pensionabile avendo già lasciato migliaia di lavoratori senza pensione a causa del prolungamento delle finestre. Su circa 15milioni di pensioni erogate, quasi 10milioni sono inferiori a 750 euro mensili, 2,6milioni di pensioni sono tra 750 e 1.250 euro mensili. Questo è il quadro pensionistico italiano sul quale si vorrebbe intervenire per l’ennesima volta per andare a colpire come al solito i più deboli ed i più poveri. Il Governo Berlusconi utilizza i lavoratori dipendenti e i giovani precari come unica cassaforte da svaligiare. L’Italia dei valori ha un pacchetto di proposte alternative a quelle del Governo, per un nuovo welfare che porta a risparmi strutturali sul sistema pensionistico, proposte che potrebbero già essere presentate all’Europa che di fatti ha commissariato il nostro Governo. Il sistema contributivo italiano matura ogni anno 25miliardi di crediti non riscossi e l’azione di recupero è carente, non si tratta di scovare evasori, si conoscono nomi e aziende e le cifre non pagate. Si vada a riscuotere i crediti. Andare, poi con immediatezza, verso l’unificazione di INPS, INAIL e INPDAP, quindi un unico ente nazionale di previdenza e della sicurezza, porterebbe ad un risparmio strutturale stimato in circa 3miliardi di euro l’anno. Dividere l’assistenza dalla previdenza. In tutti gli Stati Europei l’assistenza intesa come erogazione di assegni familiari, disoccupazione, assegni sociali, ecc. è a carico della fiscalità generale, mentre in Italia è a carico dell’INPS. Se le due gestioni fossero separate, la spesa previdenziale in Italia sarebbe perfettamente allineata a quella Europea.Oggi per i giovani vige un sistema di calcolo delle loro pensioni molto penalizzante, infatti se un giovane avesse la fortuna di versare contributi per 40 anni, percepirebbe come pensione meno del 40% dello stipendio. Una mostruosità sociale, le cui conseguenze sono state definite dallo stesso Presidente dell’INPS non qualificabili perché potrebbero portare a reazioni sociali non controllabili. Per i giovani si propone un sistema di calcolo da portare la pensione, con 40 anni di contributi versati, almeno al 60% dello stipendio; così pure per i precari una copertura contributiva nei periodi di vuoto lavorativo, in modo da rendere realistico l’obiettivo del 60%. Le risorse ci sono, sono disponibili nei bilanci INAIL e INPS che da un decennio sono in attivo per svariati miliardi di euro, 2 miliardi l’INAIL e 5 miliardi l’INPS. Da non dimenticare, infine, l’eliminazione dei privilegi dei parlamentari, che vanno in “pensione” dopo cinque anni di legislatura, una vergogna tutta italiana, un Paese dove a pagare sono sempre più deboli.
Antonio Vincenzo Monaco – Responsabile Regionale I.D.V. Dipartimento Lavoro e Welfare


















