Il PhD per Benedetta Izzi
Biotecnologa di Campobasso e ricercatrice nel Laboratorio di biologia cellulare guidato da Chiara Cerletti, ha conseguito il Philosophy Doctor, il titolo universitario internazionale più ambito, il sogno di qualsiasi giovane ricercatore. Per la giovane scienziata dei Laboratori di Ricerca della Fondazione di Ricerca e Cura Giovanni Paolo II di Campobasso è arrivata la corona d’alloro a suggello della tesi di dottorato brillantemente discussa nei giorni scorsi nella suggestiva Sala delle Halles dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio. Benedetta Izzi ha conseguito il PhD con una apprezzata tesi sulla genetica di alcune malattie rare, come la spina bifida, una patologia che interessa ancora molti bambini.
(Benedetta Izzi espone la tesi)
Ma lo ha fatto mettendo a punto un metodo davvero originale. “Le malattie rare sono spesso causate da difetti di trasmissione dell’informazione molecolare. Le interazioni genetiche sono in qualche modo disturbate ed alcune proteine non fanno il loro dovere fino in fondo – ha commentato da Lovanio Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca della Fondazione di Campobasso – La novità dell’approccio adottato dalla nostra ricercatrice sta nell’aver studiato l’origine di alcune malattie rare attraverso le piastrine del sangue. In pratica, è stato possibile comprendere meglio il comportamento di alcune proteine coinvolte nell’insorgenza di malattie rare, come lo pseudoipoparatiroidismo, analizzando come queste stesse proteine si comportano a livello piastrinico. Questo significa che con un semplice prelievo del sangue è possibile indagare a fondo l’origine di determinate patologie rare senza ricorrere a metodologie invasive oppure a modelli animali”. Quella di Lovanio è la più antica università Cattolica d’Europa che nel 2024 si appresta a celebrare i 700 anni della sua fondazione. Un centro culturale e scientifico come pochi al mondo e dal quale è partita la storia dei Laboratori di Ricerca di Campobasso, guidati da studiosi che hanno conseguito, negli Anni Settanta, il PhD nella prestigiosa sede fiamminga. Il Prof. Savino Cannone Direttore Generale della Fondazione di Ricerca e Cura “Giovanni Paolo II” ribadisce “L’importanza di questo dottorato che si aggiunge a tutti gli altri ottenuti negli anni passati è la dimostrazione di come, grazie alla ricerca scientifica di eccellenza che si compie nella nostra Fondazione, la stessa acquisisce sempre di più un ruolo di primo piano nel panorama della ricerca internazionale”.

















