Le inquietudini nel centrodestra e i “santi” dell’Adc
Un anno fa chi avrebbe messo in discussione la candidatura a sindaco di Isernia della sorella di Iorio? Un anno fa chi avrebbe aperto una crisi politica senza sbocco alla Provincia di Isernia? Certamente nessuno. Un anno fa Miche Iorio era “l’Imperatore” indiscusso e indiscutibile, il comandante in capo. Nulla era possibile senza il via libero dell’Imperatore. Si era arrivati quasi al culto della personalità, come accadeva nell’Unione Sovietica con i segretari del Pcus. Ricordate lo striscione mantenuto dai bambini di una scuola molisana con sopra la scritta “Grazie zio Michele!”? Un gesto di ossequio totale degli insegnanti e del dirigente scolastico nei confronti di Sua Maestà. Un gesto oggi irripetibile perché nel frattempo sono arrivate le elezioni e l’Imperatore ha preso, elettoralmente parlando, botte da orbi. Un mare di voti evaporati fino al punto da convincerlo che la partita era persa. Si è salvato grazie a un miracolo, una “distrazione” e speriamo solo questo, che l’ha riportato nella cabina di comando della Regione, ma fortemente ridimensionato, tanto è che nel centrodestra già si pensa alla successione. Poi è arrivata la caduta del governo Berlusconi e l’istanza del centrosinistra che ha indotto il Tar alla verifica dell’ammissibilità delle liste indicate nel ricorso e il riconteggio delle schede elettorali. Cresce, quindi, l’inquietudine nel centrodestra, in particolare in quello isernino, dove si sta diffondendo l’idea che alla Regione si tornerà a votare perché il Tar annullerà le elezioni di ottobre e che comunque vada la stagione di Iorio è ormai finita. Da qui una serie di fibrillazioni che investono la Provincia e le candidature per il sindaco di Isernia. Le primarie non salveranno il Pdl. La coalizione si spaccherà e potrebbero esserci due, se non tre candidature a sindaco: Rosa Iorio, che vuole proporsi come rappresentate della società civile e può contare sul sostegno dei giovani Pretoriani di Progetto Molise, il partito di famiglia affidato a Luca Iorio; Raffaele Mauro, che raccoglierà l’area del dissenso che emergerà dalla crisi della Provincia. Il terzo nome potrebbe essere l’assessore Raffaele Teodoro o anche il capogruppo del Pdl Giani Fantozzi, se avrà la forza di rischiare la posizione di Commissario dello Iacp. Ma soprattutto da Isernia partono i giochi per la successione a Iorio con, al momento, due giocatori in campo: Patriciello e Di Sandro. La partita vale come posta anche il grande polo della sanità molisana con l’accorpamento tra la Cattolica e l’ospedale Cardarelli. Se il progetto va in porto sarà una sanità semi-privatizzata e tutta nelle mani dell’Università molisana, così come fu sancito con l’accordo tra Regione e Ateneo sottoscritto da Michele Iorio e dal Rettore Cannata alla vigilia del Piano sanitario regionale, dal quale nacque l’Asrem.
Dunque, in presenza di questo scenario ci permettiamo di registrare con qualche scetticismo le dichiarazioni del segretario regionale dell’Adc, Riccardo Tamburro, in merito alle vicende politiche che investono la Provincia di Isernia. Tamburro svolge opportunamente la funzione che gli sono state attribuite, raffigurando il Partito con una bellissima aureola santificata. Sostiene, infatti, che l’Adc non ha mai chiesto la testa del sindaco di Venafro ne poltrone alla Provincia di Isernia. “Abbiamo richiesto una verifica politica all’interno dell’amministrazione Provinciale di Isernia, e non siamo i soli, per fare il punto della situazione e convergere su obiettivi di interesse comune, sopratutto tenendo conto di quelli dei cittadini, per il tempo che ci separa dalla fine della legislatura – afferma Tamburro – Sia chiaro che non chiediamo nulla in cambio, né poltrone, né trattamenti privilegiati ma non siamo disposti a essere coinvolti in strategie che non conosciamo e, inoltre, vogliamo che si torni a riconoscere dignità ai partiti. Il rapporto politico non può restare confinato tra il Presidente ed il suo esecutivo. In ogni caso non abbiamo mai chiesto la ‘testa’ di nessuno, quantomeno del sindaco di Venafro. L’intimidazione che spesso sfocia nel ricatto politico non ci appartiene per cultura – prosegue Tamburro – e, anzi, siamo preoccupati di quanti alimentino situazioni di conflittualità che per senso di responsabilità e di priorità e di problematiche oggi sono proprio fuori luogo. Ci confronteremo, serenamente ma con fermezza, nelle opportune sedi e con i dovuti modi per rappresentare il punto di vista del nostro partito che, è bene ricordarlo, prima di prendere decisioni ascolta la sua base e raccoglie gli umori sia degli amministrati che degli amministratori. L’auspicio, come sempre, è che prevalga il buonsenso e la collegialità nelle decisioni, – conclude – comportamenti che è bene non dimenticare, unitamente al gioco di squadra, di cui siamo sempre stati fautori, hanno dato soddisfazioni straordinarie a tutta la coalizione. Ed è quello che ci auguriamo per il futuro”. Riportiamo le affermazioni di Tamburro per dovere di cronaca ma, sinceramente, non ci convincono. Questa rappresentazione dell’Adc come un club di Santi che non vogliono poltrone e incarichi, tutti protesi esclusivamente a raccogliere “gli umori sia degli amministrati che degli amministratori”, sarà buona per i comizi di piazza ma lascia perplessi, con tutto il rispetto che nutriamo nei confronti del segretario regionale dell’Adc. Probabilmente, intimamente, anche Tamburro sa che la realtà e altra. Tuttavia è giusto che racconti una storia diversa. E’ il suo mestiere.


















