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Rischi ambientali per il capannone in fiamme

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Rischi ambientali per il capannone in fiamme

Interrogazione del Consigliere Romano e dubbi di Petraroia sull’incendio che ha distrutto il capannone della Moli.Sotta srl  nell’area di Pip di Vinchiaturo. Un giallo che potrebbe avere risvolti giudiziari. Si è parlato di dolo e di un collegamento con l’operazione “Wonderland” coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino e portata a termine dai carabinieri che si occupano di reati ambientali. Nel 2007 due aziende e cinque persone  finirono nel mirino della magistratura e tre di esse furono arrestate. A vario titolo tutte ritenute responsabili di falso ideologico continuato in atti pubblici e abuso d’ufficio. Inoltre furono accusate di avere realizzato discariche non autorizzate o comunque gestite in modo irregolare. Tra le persone arrestate anche Antonio Padulo, 53 anni, amministratore unico e legale rappresentante della “Moli.Sotta” srl. L’attività illecita riguardava, secondo la Procura, lo smaltimento di materiale di risulta proveniente dai lavori edili del post-terremoto eseguiti a San Giuliano di Puglia. Ora ci si chiede cosa è andato bruciato all’interno del Capannone della Moli.Sotta. Ancora materiale edile di risulta o altro? Cosa c’era nelle eco balle? Certo è che le fiamme hanno distrutto il tetto in eternit, costringendo il sindaco di Vinchiaturo  ad ordinare la chiusura dell’Istituto Alberghiero e vietare l’accesso nella zona. Sulla vicenda indagherà la Procura della Repubblica di Campobasso. Intanto il Consigliere regionale Massimo Romano ha presentato un’interrogazione urgente al Presidente della Regione e all’assessore regionale all’Ambiente e Rifiuti per conoscere le azioni intraprese per coordinare gli interventi, se del caso anche mediante idoneo coinvolgimento degli enti preposti quali Arpa ed Asrem,  e per accertare le responsabilità e le conseguenze del rogo sulla salute dei cittadini, nonché per verificare la fondatezza delle notizie riportate dalla stampa locale su un coinvolgimento di ditte già precedentemente coinvolte nel 2007 nell’operazione  giudiziaria denominata Wonderland per il presunto smaltimento illecito degli inerti provenienti dalla ricostruzione di San Giuliano di Puglia. “Il fatto preoccupa per due ordini di ragioni – ha spiegato Massimo Romano – da un lato gli aspetti relativi all’ambiente e alle possibili conseguenze per la salute dei cittadini; dall’altro la necessità di accertare se vi siano aspetti criminali nella vicenda, cosa che sarebbe confermata qualora in effetti fosse acclarata la natura dolosa del rogo e qualora permanessero dubbi sul fatto che realmente il capannone contenesse materiali tossici e addirittura eco balle e se queste fossero debitamente autorizzate”.

 

 

Secondo il Consigliere regionale Michele Petraroia troppi misteri si nascondono dietro il rogo che ha distrutto il capannone a Vinchiaturo. “Un rogo doloso – sostiene Petraroia . che ha voluto cancellare tracce su sostanze nocive e materiali sconosciuti al registro regionale dell’Arpam e al Sistema di controllo sullo spostamento, abbancamento, smaltimento o incenerimento del rifiuto”. Quindi Petraroia ritiene che si opportuno dare risposta a una serie di interrogativi sulla proprietà del capannone, sul materiale contenuto nelle eco balle, sui controlli effettuati dagli Enti e sulle autorizzazioni rilasciate all’imprese. “I cittadini di Vinchiaturo e della Valle del Tammaro a propria insaputa debbono essere costretti a coesistere con attività misteriose e a respirare fumi non proprio gradevoli e dannosi per la loro salute – afferma Petraroia – La Magistratura faccia chiarezza, accerti e persegua i responsabili nel mentre l’Arpam si adoperi di concerto coi Noe e con l’Asrem, il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia di Finanza – conclude Petraroia – per ricostruire i diversi passaggi societari, di materiali e di autorizzazioni con l’obiettivo di garantire tranquillità al territorio e serenità alla comunità di Vinchiaturo”.

 

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