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“Prestiamo attenzione per educarci alla carità”

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“Prestiamo attenzione per educarci alla carità”
La lettera del parroco don Mario Colavita alla comunità di Colletorto per la Quaresima 2012. “Cristiani lo si è per convinzione e non per tradizione, si è cristiani perché è bello ma è anche faticoso esserlo in questo contesto sociale e culturale”

Riceviamo e pubblichiamo

Prendo spunto dalla lettera agli ebrei per significare l’importanza della carità e dell’attenzione educativa. Prestare attenzione è passione per qualcosa di comune che fa bene a tutti. Fare attenzione significa osservare bene, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà. Il tempo quaresimale è accorgersi del bisogno di Dio, di un rinnovato impegno nell’ascolto della Parola e gesti concreti di carità e fraternità. La Parola ci educa all’amore e alla misericordia; dalla confidenza con la sacra scrittura ci accorgiamo di dove andiamo e come diamo prova del nostro essere cristiani. Dio ci educa a Lui, ci educa con amore e sincerità, ci educa alla fede, speranza e carità. Il tempo quaresimale è  tempo di impegno alla vita fraterna, all’accoglienza, alla condivisione e alla bontà. La Parola di Dio meditata, pregata, condivisa e testimoniata ci allontana dall’indifferenza, dal disinteresse e dall’egoismo sempre più presenti nella vita di tanti credenti. La quaresima è tempo per educarci e dire chiaramente ciò che vogliamo fare e ciò che vogliamo rifiutare. Nella vita seria cristiana sotterfugi e chiacchiere non sono buona cosa; dove calunnia e falsità hanno sovvertito la verità e la carità lì non c’è Dio! Mi rivolgo ai genitori cristiani: voi avete ricevuto il dono del sacramento del matrimonio, sappiate riscoprire la grazia di questo sacramento per l’edificazione del popolo di Dio, educare all’amore e lasciarvi educare dall’amore stesso. Non possiamo non vedere come tanti genitori, padri e madri, abbiamo trascurato i figli nel cammino educativo alla fede cristiana: il disinteresse, la poca collaborazione, penalizza noi e voi, facendo abbassare incredibilmente il senso della fede e l’appartenenza alla comunità cristiana. Cristiani lo si è per convinzione e non per tradizione, si è cristiani perché è bello ma è anche faticoso esserlo in questo contesto sociale e culturale. Anche il nostro paese, come tanti del Molise, deve fare i conti con l’indifferenza e la poca frequenza della stragrande maggioranza dei cristiani. Basti pensare che su 100 cristiani solo 15/18 frequentano regolarmente la messa domenicale tutto il resto della popolazione o è disinteressata oppure non reputa più importante la domenica come giorno festivo e giorno del Signore.

 

 

 

Il cammino educativo non è facile. Investire in educazione è investire in futuro è formare uomini e donne dal cuore buono e generoso. La buona educazione, poi, è quella che vede coinvolti tutti gli attori educativi: scuola, parrocchia, comune, associazioni per esprimere, insieme, una comune attenzione al rispetto, alle virtù, alla solidarietà e fraternità.  Educare bene vuol dire formare giovani buoni, capaci di sacrifici e di amore; crescere i famosi bamboccioni e mammoni penalizza tutti in primis i giovani stessi che si scoprono fragili e deboli, a volte poco capaci di assumere responsabilità e scelte di vita forti (matrimonio, famiglia etc…). Gli adulti hanno un grande debito verso i giovani, un debito di futuro, debito di speranza. Si, abbiamo dei giovani “abusato”, abusato del loro futuro, delle loro migliori energie progettuali, sociali e relazionali, li abbiamo legati ai nostri progetti e alle nostre non sempre buone intenzioni che il tempo ha decretato inutili e dannose, così molti di loro hanno perso speranze e tempo. La quaresima non è non magiare carne il venerdì, una consuetudine ormai che non funziona più, la vera quaresima è ri-scoprire veramente e seriamente la preghiera, il digiuno e la carità fraterna. E’ credere in un cammino per vivere la vita nuova in Cristo. Ci manca la vita e la serietà che essa con-porta, la vita cristiana credibile e credente; annacquati come siamo non distinguiamo più il bene dal male, la corruzione dall’onestà, la legalità dall’ingiustizia. Così anche per i nostri amministratori “cattolici” investire in legalità e in formazione, dare esempi buoni di rispetto delle regole, vale molto di più di tante parole inutili e di tanti promesse non mantenute. La nostra Patria dopo aver celebrato il 150 anniversario della sua unità, ora deve vedere come fare per uscire da una crisi enorme che è radicata nella diffusa e aumentata corruzione politica, amministrativa, finanziaria ed economica, da crescenti liti con relative denunce. La corruzione in questi ultimi anni è aumentata, essa come una tassa occulta frena la vita sociale umilia il merito e calpesta la cittadinanza. Dopo 150 anni dobbiamo ancora investire nel formare i cittadini al rispetto della cosa pubblica e all’amore del territorio. In nome di una presunta ricostruzione ci siamo dimenticati che le nostre terre sono ormai carenti di legalità ed eticità. Infine il silenzio, quello interiore che frena la lingua e apre il cuore, farebbe bene a tutti:  “Ubriacati dalle parole, il silenzio ci farebbe bene: Siamo nell’orgia delle parole: tutti parliamo di tutto, spesso contro tutto e contro tutti. Lo facciamo con gli altri come a sommergerli in un mare dove la chiacchiera tracima e travolge senza aspettare risposta. Lo facciamo con Dio: è un tentativo di addomesticarlo, di possederlo con la parola quasi energia magica paralizzante: Se taci, vedi Dio; se vedi Dio, taci”. Maria, la Vergine del silenzio accompagni il nostro itinerario quaresimale.

 

Don Mario Colavita-  Parroco di Colletorto      

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